Sardegna:
l’asse Salvini-Di Maio
non è invincibile

E’ un piccolo segno, ma comunque un segno. I 5 stelle perdono il loro primo collegio uninominale in Sardegna a vantaggio del Pd e del centrosinistra. Andrea Frailis, giornalista, un volto noto dell’emittenza televisiva locale, ottiene il seggio di Montecitorio che fu di Andrea Mura, velista grillino, costretto alle dimissioni  dopo le continue assenze parlamentari: nessuno gli aveva spiegato che la funzione di parlamentare si esercita in Parlamento e non in giro per i mari di tutto il pianeta.

Non ci sono ovviamente grandi motivi di enfasi per l’opposizione: alle urne per le cosidette suppletive nel collegio di Cagliari e Campidano, sono andati poco più del 15 per cento di elettori. Frailis ha comunque vinto per distacco: ha superato il 40 per cento, 12 punti in più dell’avversario grillino e 13 rispetto al centrodestra. Eppure – per quanto parzialisssimo – il voto di domenica consegna alcuni messaggi significativi.

Il primo: l’asse grillo-leghista non è invincibile. Certo, attorno a questo mini-turno, non c’era una grande attenzione: un seggio in meno o in più per la maggioranza xenofobo-populista alla Camera non fa una grande differenza. Ma è un fatto che sia Di Maio che Salvini non abbiano affatto trascurato quel seggio e abbiano fatto campagna in Sardegna assieme ad altri esponenti nazionali di M5s e Lega. Questa volta hanno fatto flop entrambi: è la prima volta dal voto del 4 marzo.

Il secondo: il centrosinistra non è morto. Il prossimo decennio non sarà dominato da una competizione tra la Lega, a destra, e i 5 Stelle, a sinistra, come sostengono con buona dose di superficialità certi commentatori e media. (E, per inciso, come si fa a collocare a sinistra una forza che ancora oggi affronta con tanto cinismo e strumentalità le stragi di migranti nel Mediterraneo?). Altre volte, in passato, la sinistra è stata data per morta e sepolta, per esempio dopo i trionfi a mani basse del primo (e secondo) Berlusconi. Le cose cambiano, soprattutto quando si ha l’umiltà e l’intelligenza di capire i propri errori e di organizzarsi. Il prossimo congresso del Pd, a questo proposito, può essere un’occasione unica per rimettere in piedi una opposizione politica, dentro e fuori il Parlamento.

Ps: all’epoca del primo Berlusconi, i primi segni di ripresa del centrosinistra vennero proprio dalla Sardegna, con la conquista della Regione, la prima vittoria amministrativa dopo la debacle dei Progressisti. Fra un mese si vota appunto per le regionali sarde, vincerle sarebbe per il Pd e i suoi alleati che si sono raccolti attorno al candidato Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, assai più di un segnale locale, sarebbe un’autentica svolta.