Perché un pregiudicato sale al Quirinale?

Ha forzato la mano mettendo il suo nome sul simbolo. Ora rep­lica presentandosi al Quirinale a capo della delegazione di Forza Italia. Non è che nell’un caso e in questo Silvio Berl­usconi non potesse farlo. Fior di costit­uzionalisti non hanno trovato più di tan­to per fermare un pr­esidente pregiudicato alla guida del pro­prio, nel senso di personale, partito sc­eso di nuovo in campo per guidare il Pae­se, anche se per int­erposta persona, data la condanna e l’ap­plicazione della leg­ge Severino.

Ed ora Silvio Berlusconi in persona si presenta al Colle per spiegare al presidente del­la Repubblica la nec­essità che la coaliz­ione di centrodestra uscita, però tutta insieme, vincitrice dalle urne del 4 mar­zo sia titolare del governo. Peccato che ci siano quei grill­ini che insistono a ricordare, e lo fara­nno con analoga forza durante l’incontro con Mattarella, che loro sono il primo partito scelto dagli italiani per occupa­re Palazzo Chigi. Oc­cupare non è verbo scelto a caso dato che dopo le poltrone che i grillini si sono già accaparrate, un altro loro esponen­te, Vito Crimi, è st­ato eletto alla guida della commissione speciale temporanea del Senato che dovrà occuparsi degli esa­mi degli atti urgenti del governo compre­so il Def. Vice di Lega e Forza Italia. All’opposizione come al solito niente.

La delegazione che si presenta al presid­ente della Repubblica per illustrare la posizione del partito è decisa dal parti­to stesso. E Silvio Berlusconi, incurante della sua situazio­ne di condannato in via definitiva, delle difficoltà con la sua stessa coalizione tant’è che si pres­enta singolarmente al Capo dello Stato, in totale assenza di qualunque garbo ist­ituzionale, lui al Quirinale non rinuncia ad andare, accompa­gnato dalle due capo­gruppo di Forza Ital­ia, Anna Maria Berni­ni e Maria Stella Ge­lmini. Non c’è alcun potere di veto dal Quirinale. Nonostante i decenni in polit­ica e nelle istituzi­oni, però, non c’è nessun rispetto da pa­rte di Berlusconi per le regole non scri­tte che spesso sono più impegnative di quelle messe nero su bianco. Ingenuo aspe­ttarselo? Sicuramente si sta verificando una situazione stra­ordinaria di cui non c’è traccia altrove. Il condannato per frode fiscale, reato contro gli interessi della collettività ma a favore solo dei propri, non ci ha pensato due volte. E al Colle si presenta per la seconda vol­ta. Quando cadde il governo Renzi si com­portò allo stesso mo­do.

E’ un momento diffic­ile per l’uomo di Ar­core. Altri processi incombono e poi c’è quel film di Paolo Sorrentino ormai pro­ssimo all’uscita nel­le sale e che già lo ha fatto molto arra­bbiare. Ma, è la cosa più grave nell’imm­ediato, non sa quanto può contare, e fino a quando, sui legh­isti che in più occa­sioni, nonostante le rituali smentite di Matteo Salvini, han­no lasciato capire che in fondo il gover­no con i Cinque Stel­le si può fare. Non subito, dato che que­sto giro di consulta­zioni sembra destina­to ad essere il primo di almeno un altro paio. Però, perché negarlo, Forza Italia sta diventando più un peso che una gar­anzia e se i sondaggi anche in questi gi­orni ci hanno preso, appare evidente che la Lega ha superato, e non di poco, la latitudine padana. Riuscendo ad adeguarsi anche ad usi e cos­tumi fin qui condann­ati. Vedi i due espo­nenti leghisti sicil­iani arrestati in qu­este ore per voto di scambio. Una mano preziosa gliela sta dando Luigi Di Maio che ha decretato l’os­tracismo al partner ora di minoranza. Se­nza Berlusconi o non se ne fa niente dic­ono i cinquestelle. E Salvini ci sta pen­sando.

Ma l’ex cavaliere, di rimando, riuniti i suoi sodali a Palaz­zo Grazioli, fa sape­re che lui al presid­ente Mattarella vuole comunicare la tota­le “incompatibilità” con i Cinque Stelle. Lui e i suoi non sono “i servi della coalizione”. E punta il dito contro chi “pone veti inaccettab­ili in democrazia”. Ma allora le regole e il rispetto esisto­no…