Perché nessuno potrà mai fermare
il grande movimento del mondo

Pianeta umano. Migrazioni e mescolanze del passato, del presente e del futuro. La geografia umana analizza il dove e il come della distribuzione della nostra specie in 150 milioni di chilometri quadrati di terra distribuita in sei continenti e comprende temi scottanti come: la demografia (la composizione delle popolazioni per età e per sesso), le migrazioni (il reinsediamento delle persone), la composizione etnografica, il nostro adattamento genetico a un ambiente che cambia ciclicamente e di continuo.

La nostra storia di migrazioni

Rifugiati climatici e migranti economici, matrimoni misti ed evoluzione umana fanno parte della vicenda storica e della realtà contemporanea della geografia umana. Se torniamo indietro nel tempo il continuo movimento e le grandi migrazioni permeano l’intera storia conosciuta, così come le mitologie più antiche. Muoversi e costruire: ecco l’essenza degli esseri umani. Certo, la maggior parte dell’umanità attuale non ha mai attraversato un confine. Tuttavia, i tre quarti delle migrazioni avvengono da secoli all’interno del proprio stesso paese e il fenomeno degli arrivi e delle partenze, siano o meno persone care o conosciute, riguarda comunque in vario modo anche chi resta sempre nella stessa residenza.

Senza generazioni giovani che utilizzano case, scuole, ospedali, uffici, ristoranti, hotel, centri commerciali, musei, stadi e tanti altri servizi, parecchi paesi (fra cui l’Italia) rischiano la deflazione permanente, tanto demografica quanto economica. Da inizio 2020, il lockdown per la pandemia ha sostituito l’incremento delle migrazioni e degli spostamenti con un improvviso reset della popolazione mondiale: un rimpatrio di massa senza precedenti ha artificialmente riallineato cittadinanza e luogo di vita. Ma non durerà. Si annuncia presto una nuova inevitabile epoca di migrazioni di massa.

Il politologo e consulente strategico globale Parag Khanna (Kanpur, 1977) è uno specialista di relazioni internazionali. Nato in India, cresciuto negli Emirati Arabi Uniti, naturalizzato cittadino americano, si è laureato a Georgetown e dottorato alla London School of Economics, ha insegnato fra l’altro a Singapore e fondato la società di pianificazione FutureMap, recentemente è stato nominato da Esquire una delle “75 persone più influenti del XXI secolo”. Non è il primo libro di successo che pubblica, eppure questo sesto saggio (Il movimento del mondo, Fazi editore) è il più netto nella visione di prospettiva: serve una strategia collettiva di reinsediamento della popolazione mondiale, il movimento da dove ci si trova e la migrazione risultano oggettivamente destino auspicabile per molti di coloro che sono nati, stanno nascendo e nasceranno nei primi decenni di questo terzo millennio.

La grande libertà di muoversi nel mondo

Migrazioni di massa sono inevitabili e, oggi più che mai, sono necessarie. Muoversi significa essere liberi. Meglio saperlo e adattarsi, piuttosto che subirlo e fossilizzarsi. Il nostro mondo è già una collezione di ibridazioni regionali e cinque miliardi e mezzo di persone vivono in continenti con ragionevoli prospettive di movimento, mentre gli altri due e mezzo non hanno intenzione, o l’opportunità, di andarsene. L’autore descrive subito quattro scenari geopolitici sulla base delle forze in campo (demografia, politica, economia, tecnologia, clima), disposti lungo gli assi del movimento migratorio e della sostenibilità: “il Nuovo Medioevo” (il peggiore), “i barbari alle porte”, “Fortezze regionali”, “Luci dal Settentrione” (il migliore).

Sono scenari che non si escludono a vicenda e che in parte si mescoleranno. Tanto vale allora valutare bene il posto che ciascuno vuole cercare di avere nella prossima mappa dell’umanità. Khanna motiva con informazioni e dati riferiti a tutte le aree del mondo quanto sarà importante per i giovani la libertà di migrare (che, come noto, non esclude il diritto di restare). Consegna arguti competenti capitoli illuminanti: la guerra per i talenti; la migrazione generazionale; Usa e Canada; il Commonwealth europeo; Caucaso, Russia e Asia centrale; l’estremo Nord del pianeta compreso l’Artico; il Sud ovvero Africa, Sudamerica, Australia; la geopolitica delle diaspore asiatiche; Cina, India e Giappone; le centinaia di milioni di cittadini globali Expatistan che già esistono; le reti e le città inevitabilmente sempre più sostenibili; la civiltà 3.0. Chiaro e convincente.

 

 

 

Parag Khanna

Il movimento del mondo

(Traduzione di Franco Motta)

Fazi editore

Pag. 454 euro 20