Perché gli uomini si combattono? I racconti di Erodoto, inviato di guerra

“Erodoto di Alicarnasso espone qui il risultato delle sue ricerche storiche; lo scopo è di impedire che avvenimenti determinati dall’azione degli uomini finiscano per sbiadire col tempo, di impedire che perdano la dovuta risonanza imprese grandi e degne di ammirazione realizzate dai Greci come dai barbari; fra l’altro anche la ragione per cui vennero a guerra tra loro”. Storie, I, proemio (trad. Augusta Izzo, Rizzoli, 1984).

Erodoto è probabilmente vissuto tra il 484 e il 425 a. C. La sua ambizione era di riuscire a raccontare le storie di tutti i popoli allora conosciuti sulla terra e dei motivi che spingevano quei popoli a combattersi senza fine. In particolare cercare di capire i motivi che spingevano alla guerra l’Europa e l’Asia, i Greci e i Persiani barbari. Per far questo, nei limiti delle possibilità che aveva, Erodoto viaggia in tanti luoghi per andare a parlare con le persone, per cercare di verificare quello che aveva sentito raccontare. E i suoi racconti sono pieni di osservazioni del tipo “Riporto queste parole, ma non le condivido” “Evento molto poco probabile” “Racconto inventato” e cosi via.

Un vero inviato speciale l’autore delle Storie e il libro e il suo autore diventano un modello per un altro famoso inviato, molte centinaia di anni dopo, Ryszard Kapuściński, che sulle sue prime avventure da giornalista inviato speciale scrive un libro In viaggio con Erodoto (Feltrinelli, 2005).

Di due cose principalmente si occupa Kapuściński, citando Erodoto: il potere e la guerra.

A Corinto, racconta Erodoto, il nuovo tiranno Periandro vuole conoscere quale sia il miglior modo per mantenere il potere, potere che aveva ereditato dal sanguinoso padre Cipselo. Periandro invia al vecchio tiranno di Mileto un araldo per chiedergli come fare per mantenere i sudditi nella sottomissione e nel terrore.

“Trasibulo condusse l’inviato fuori dalla città e, entrato in un campo seminato, insieme con lui passava attraverso le messi interrogando e tornando ad interrogare l’araldo sul motivo della sua venuta, e ogni volta che vedeva qualche spiga che sorpassasse le altre la recideva, e poi la gettava via, finché in tal modo ebbe distrutta la parte più bella e più alta delle messe. Quindi congedò l’araldo”(V, 92). L’araldo senza capire nulla riferì a Periandro che comprese che il consiglio era di mettere a morte i cittadini che si distinguevano e completò il lavoro del padre uccidendo e scacciando in esilio gli oppositori.

Le domande di Erodoto sulla guerra sono riprese da Kapuściński: “Una domanda che angoscia e tormenta l’umanità da migliaia di anni e che, dai primordi fino ad oggi, si ripresenta sempre eguale: perché gli uomini si combattono?”. Ed Erodoto dedica la sua instancabile laboriosa vita a rispondere: “Perché la Grecia (leggi l’Europa) è in guerra contro la Persia (leggi l’Asia)?Perché il mondo occidentale e quello orientale combattono tra loro una battaglia all’ultimo sangue? E’ sempre stato così? Sarà sempre così?

Erodoto per capire si pone la questione: “Chi fu il primo a recare offesa?”. ”La secolare legge della vendetta ha un meccanismo si annida una sorta di cupo fatalismo, un che di inevitabile e di irrevocabile. Quando, di punto in bianco, veniamo colpiti da una disgrazia che non riusciamo a spiegarci e a giustificare, significa che siamo stati raggiunti dalla vendetta per un delitto commesso da un nostro antenato vissuto decine di generazioni fa e di cui neanche conoscevamo l’esistenza.”

A proposito di Creso, re della Lidia. Creso dichiara la guerra e la perde e viene messo al rogo da Ciro: “Ciro vedendo che invocava Apollo, lo fece scendere dalla pira e gli chiese: ‘Chi ti persuase a muovere in armi contro laryszard kapuściński mia terra e farti mio nemico invece che amico?’. E Creso risponde: ‘Colpevole di questo fu il dio dei Greci che mi spinse alla guerra poiché nessuno è tanto privo di senno di preferire la guerra alla pace: che in questa i figli seppelliscono i genitori, in quella i genitori i figli. Ma forse a un dio piacque che queste cose andassero così’” (I, 87-88).

Dario diventa a vent’anni re dell’impero più potente del mondo di allora, la Persia. Aveva conquistato gli Ioni, i Cari e i Lidi, mancavano i Traci, i Geti e gli Sciti. Commenta Kapuściński: “Partendo alla conquista del mondo (Kosmos) il re dei re si comporta come un collezionista impaziente, ma non per questo privo di metodo. I popoli oggetto del suo desiderio, per il momento ancora liberi ed ignari non sanno che per il semplice fatto di aver attirato l’attenzione del Grande Sovrano hanno pronunciato la loro condanna, e che è oramai solo questione di tempo. Di rado un verdetto viene eseguito in fretta e furia, in modo avventato e irresponsabile. Di solito in situazioni del genere, il re dei re si comporta come una belva in agguato che, adocchiata la preda, aspetta pazientemente il momento propizio per attaccarla”.” Per attaccare gli esseri umani ci vuole un pretesto. Il pretesto è importante in quanto innalza l’aggressione al rango di missione universale o di volere divino. I pretesti sono sempre gli stessi: la necessità di difendersi, il dovere di difendere un alleato o quello di seguire la volontà divina. Il massimo dell’abilità sta nel combinare insieme le tre ragioni in modo che gli attaccanti possano avanzare circonfusi dalla gloria degli eletti, con l’aureola dei prescelti da Dio”.

Parole di Kapuściński che cita le parole di Erodoto (IV, 1): “Dopo la presa di Babilonia Dario mosse personalmente contro gli Sciti. L’Asia fiorente di uomini e le grandi ricchezze che gli affluivano suscitarono in Dario il desiderio di vendicarsi degli Sciti, in quanto per primi, attaccato il paese dei Medi e sconfitto in battaglia chi ad essi si opponeva, avevano dato inizio all’ingiustizia”. Era passato un secolo e non se lo ricordava nessuno tranne Dario. La legge di Erodoto: “la colpa è di chi ha cominciato per primo e che, essendo colpevole, verrà punito sia pure a grande distanza di tempo. “

Parole di un inviato speciale di 2500 anni fa, commentate da un inviato speciale del secolo scorso.