Perché “esportare la democrazia”
si è rivelata una clamorosa illusione

L’“esportazione” della democrazia – dai Paesi che ne sono dotati verso quelli considerati bisognosi di “importarla” – è stata finora un fallimento, a giudicare da ciò che accade. E lo è anche a giudicare dalla statistiche: secondo il Democracy Index, che ogni anno esamina 167 Stati, nel 2020 appena il 5,7 per cento delle popolazione mondiale viveva nei 23 Paesi (tra cui l’Italia non c’è) dotati di “democrazie complete”; in 52 (Italia e Stati Uniti inclusi) ci sono quelle “imperfette”; gli altri 92 Paesi sono dominati da 35 regimi considerati ibridi (per esempio, la Turchia) e da 57 autoritari (compresa la Russia; in coda c’è la Corea del Nord).

Già dovrebbe insospettire il fatto che il Paese in vetta come più entusiasta esportatore di regole democratiche – gli Usa – venga considerato una democrazia ancora imperfetta. Tuttavia non bisogna soltanto constatare il fallimento di un progetto di diffusione del suddetto metodo di governo; nonostante quest’ultimo, sia chiaro, si confermi il migliore tra quelli possibili, quando funziona. Occorre anche prendere atto di una circostanza: la pretesa di poter trapiantare, con le buone e più spesso con le cattive, germogli di sovranità popolare è spessissimo una mossa propagandistica che nasconde interessi economici e geopolitici.

Questa contraddizione tra il dire e il fare, che caratterizza le democrazie complete e imperfette, è al centro di un saggio che si legge come un romanzo, in larga parte ispirato dall’esperienza diretta dell’autore. Si intitola “Gli Altri siamo noi”; mentre il sottotitolo ci porta direttamente al nocciolo della questione citata: “Perché tradire la democrazia scatena la Jihad”. Lo ha scritto, con la prefazione del padre comboniano Alex Zanotelli, il giornalista Andrea Nicastro, classe 1965, forte della sua lunga esperienza di inviato del Corriere della Sera su fronti caldissimi: dall’Iraq all’Afghanistan, dal Kosovo alla Cecenia, dall’Iran al Pakistan e alla Turchia. Un’esperienza trasformata in un progetto multimediale che comprende anche lo spettacolo teatrale Gli Altri. Storie di burqa, amore e rabbia nel secolo del Jihad, messo in scena dallo stesso Nicastro con la collega Francesca Mineo, che firma la postfazione e si occupa di comunicazione per varie organizzazioni non governative.

Nicastro racconta ciò he ha visto, con l’obiettivo di ricostruire la genesi del terrorismo islamista e l’evoluzione, anche la più recente, dei rapporti tra Oriente e Occidente. Ci racconta quello che accade così come lo intendono gli islamici. Ci aiuta capire quello che sognano, sperano, pensano e ci rinfacciano. Spiega come si è modificata la loro visione del mondo e pure la nostra. A scanso di equivoci, vanifica l’accusa che, a torto o ragione, gli storici imputano ai giornalisti – l’approssimazione dovuta alla preponderanza del presente nella loro narrazione – grazie a un alibi di ferro: ha, oltre all’esperienza del reporter, una laurea in Storia contemporanea.

La premessa del libro è quella proposta in quarta di copertina: “In tre secoli il mondo musulmano è passato dalla fierezza di un impero mondiale all’orrore del terrorismo suicida. La risposta al declino non è arrivata dalla politica o dall’economia, ma dalle moschee: l’Islamismo è diventato la miglior ‘banca dell’ira’ sul mercato. Il suo successo è il riflesso della nostra sconfitta perché l’Occidente ha smesso di proporsi come modello, ha rinnegato i valori che difendeva durante la guerra fredda, si è fatto amico di tiranni e golpisti, ha calpestato il diritto internazionale, ridotto l’Onu ad agenzia umanitaria”.

Viste la premessa, qualcuno, durante questi tempi in cui certa mitologia caustica alimenta suprematismi e nazionalismi anche in Italia, potrebbe accusare Nicastro di essere un pericoloso estremista. Perché rompe la cristalleria in casa nostra. Perché appunto, non solo nega l’efficacia della strategia “democratica” adottata dai Paesi occidentali nei confronti del resto del mondo, ma mette anche il dito nella piaga: quella strategia ha distrutto la credibilità dell’Occidente, dai campi di battaglia afghani al Mediterraneo in cui migranti annegano. “Per decenni”, afferma l’autore, “ci siamo detti democratici. Orgogliosi di quell’etichetta (il governo del popolo), abbiamo costruito una civiltà dei diritti quale non si era mai vista prima… Un modello per gli Altri… Fate come noi e vedrete”. Però, aggiunge, quella civiltà “sembra funzionare fino a quando siamo in pochi a goderne. Se al banchetto si presentano altri, si scopre che non ce n’è per tutti”.

Nicastro ci dimostra quali siano gli effetti che scaturiscono dal cortocircuito tra “buone intenzioni” e risultati pratici: lo fa guardando negli occhi il giovanissimo guerrigliero ceceno Haris, che gli sparerebbe volentieri; ascoltando i versi della cantautrice tunisina Emel Mathlouthi; chiacchierando in casa degli afghani Habib Hakimy e Amina durante una cena a base di kabuli palau. Queste pennellate di umanità sono legate assieme dalla descrizione del contesto storico, politico, sociale e religioso in cui tutto si svolge, lungo il filo della storia. Con molti riferimenti all’attualità più recente. Incluso un capitolo dedicato all’esplosivo laboratorio israelo-palestinese, dove l’autore – senza assolvere i regimi arabi o Hamas – non teme di dire che il comportamento dello Stato israeliano è all’insegna dell’impunità, pari solo a quella di cui si fanno forti Stati Uniti e Russia.

Quanto basta, insomma, per far rischiare all’inviato del Corriere ulteriori accuse di estremismo. Infatti ha affidato l’introduzione del suo libro a un altro noto “estremista”, padre Zanotelli, noto bastian contrario che si spende da decenni tra i poveri di mezzo mondo, Italia inclusa. Scrive: “È straordinario, per la mia esperienza, che un occidentale riesca a farsi toccare dall’Altro, tanto da empatizzare con lui. Ancor più raro dal momento che l’Altro qui considerato è il musulmano del quale, in questa fase storica, l’Occidente ha così paura. Penso che Nicastro ci sia riuscito perché è sceso dove tanti giornalisti hanno paura di andare”.

Andrea Nicastro, Gli Altri siamo noi. Perché tradire la democrazia scatena il Jihad, prefazione di Alex Zanotelli, Rubbettino, Soveria Mannelli (Catanzaro), 2021