Perché contrapporre paesaggio e energia green? Basterebbe avere a cuore tutte e due

Che cosa è paesaggio? chiede polemicamente Ugo Leone su Strisciarossa (qui il link). Polemicamente perché lo sa benissimo. Paesaggio è quello che ci si ferma a guardare. È quel che è rimasto dell’Italia del grand tour, amata da scrittori e artisti di tutto il mondo. Paesaggio è la nostra storia. Sì, naturale, è anche quel che ha fatto l’uomo, i borghi meravigliosi, gli uliveti, le campagne coltivate.

Ma l’uomo, soprattutto nell’ultimo secolo, è stato anche un distruttore. Antonio Cederna, che molti hanno voluto dimenticare, lamentava «la repellente crosta di cemento e asfalto» che ha impermeabilizzato l’Italia intera. E non parlava solo delle periferie anni 60, parlava delle coste della Calabria ridotte a un’unica sequela di seconde case, parlava di beni culturali negletti, parlava di quell’ansia di arraffare una manciata di ricchezza a costo di strapparla a un territorio fragilissimo e pericoloso, Ischia e le pendici del Vesuvio sono lì a testimoniarlo.

Stop al consumo di suolo

Insomma, non tutto quello che fa l’uomo migliora il paesaggio, e la vita civile e collettiva. E la corsa al consumo di suolo è lontana dal fermarsi: quest’anno si calcola che si sta perdendo, costruendo o impermeabilizzando il terreno prima libero, due metri quadrati di suolo al secondo.Mi ritengo un’ambientalista, ma in nome della lotta all’energia fossile non sono disposta ad accettare qualsiasi “innovazione”. Intendiamoci: il solare è meglio del petrolio e del gas, fonti di energia non infinite. E l’eolico anche.

Però non nascondiamo di cosa stiamo parlando. Magari nelle città i terrazzi condominiali fossero coperti da pannelli solari. Magari sui tetti delle cascine venissero installati altri pannelli a servizio delle stalle e degli abitanti di quei luoghi. Ma, più spesso, e per ricavarne il massimo reddito, si creano i parchi solari che, al di là del nome romantico, occupano ettari e ettari di campagne, sconciandole. Sono incolte, che ve ne fate? dicono gli imprenditori, occupando qualsiasi tipo di terreno libero.

Quanto all’eolico, le pale non sono romantici mulini a vento. Non è vero che occupano poco terreno: i quattro metri quadrati attorno al palo sono solo quello che si vede dopo aver impiantato, come dire, la “radice” di una torre dall’altezza variabile tra i 25 (per le pale domestiche) ai 130 metri. La torre deve sostenere tre braccia che arrivano anche a 80 metri ciascuna. Il peso totale è di 200 tonnellate. Quando una delle pale si trova in verticale la pala oltrepassa i 200 metri di altezza. Per capirsi, più del grattacielo Pirelli a Milano.

La discutibile politica energetica eolica

In più, come per il solare, l’efficienza delle pale eoliche sale se invece di installarle random, si costruiscono parchi, governati da un’unica centralina. Non si tratta di un impatto da poco.

Sono per l’energia alternativa, ripeto. Ma ho visto l’effetto di una discutibile politica energetica eolica in Puglia, dove, ad esempio, le pale svettano davanti alla preziosa area archeologica di Herdonia. Il Tavoliere è il luogo ideale per le pale eoliche, spazzato dal vento com’è, ma perché non cercare con più cura dove installare le pale? Perché non coniugare politica energetica e politica culturale?

Ancora: i campi di eolico a mare. Non sono contraria. Ma certo non debbono essere visibili dalla costa e, si sa, più al largo si va più salgono i costi. C’è un affidabile gabinetto di regia capace di governare questo conflitto senza cedere davanti al potere del profitto?

Foto di Pixabay

Basterebbe questo a affievolire le tentazioni nimby, le diffidenze antiche. Nessuno è pregiudizialmente contro l’energia green, qualcuno la promuove con vigore. Ma l’Italia è stata tanto devastata, in questo secolo, e sempre con il miraggio del bene comune che qualche resistenza c’è. Decidiamo allora che eolico e solare possano essere installati in territori già compromessi (che so, lungo l’Autostrada del sole, ad esempio, dove ci sia vento) ma preservando vigneti, uliveti e boschi, anche e soprattutto se hanno, subito un incendio, così da non aggiungere ferita a ferita.

In  ultimo, non penso che le associazioni ambientaliste siano un fastidio: hanno combattuto battaglie importanti e dovremmo esser loro grati. Non avranno creato il Rinascimento (come non  lo ha fatto nessun altro) ma hanno cercato di preservare qualcosa di quello che ne resta. Il paesaggio, appunto.