Per una “Grammatica dell’integrazione”

Trent’anni fa erano 18.474 gli alunni stranieri in Italia, oggi sono 850.000 mila, per lo più nati qui. Trent’anni è un tempo lungo per attrezzarsi, migliorare, imparare. Non è successo. Alle paure non si sono date risposte, ai problemi neppure mentre nelle aule scolastiche si ripete il mantra del “sono troppi” e all’esterno il “prima gli italiani”.


Nasce da questi assunti e dalla voglia di reagire non con i buoni sentimenti ma con indicazioni
pratiche e spesso con un capovolgimento di prospettiva il bel libro di Vinicio OnginiGrammatica dell’integrazione” (ed. Laterza) che recita nel sottotitolo “Italiani e stranieri a scuola assieme”.
Vinicio Ongini, ex maestro elementare, grande esperto di intercultura e della “geografia” degli alunni stranieri in Italia, non accetta di essere schiacciato da retoriche e immagini contrapposte ma ugualmente fuorvianti.

Portatori di culture e mondialità

Sbaglia chi pensa a costruire muri ma anche chi vive gli alunni stranieri solo come un segmento debole, bisognoso di aiuto, destinatario di un intervento da “assistenza sociale”. Ovvio che c’è bisogno anche di questo. Ma serve guardare alle potenzialità, a ciò di cui sono portatori bambini e adolescenti stranieri sui banchi di scuola, avverte Ongini. Qualche esempio? Questi ragazzi che noi definiamo “senza risorse” conoscono il mondo, sono espressione di quella “mondialità” tanto declamata, spesso parlano più lingue e sono “resilienti” cioè più attrezzati a far fronte alle avversità e a costruire, nonostante queste, un progetto di vita. Per loro la scuola ha un valore enorme perché è attraverso essa che progettano il futuro.

La contaminazione può essere una ricchezza

Invece succede che proprio nella scuola dell’obbligo si vada creando una “segregazione scolastica”: il ceto medio (e ovviamente quello ancora più in su) ha una “fifa bianca”, preferisce non mandare i propri figli nelle scuole dove ci sono molti immigrati sottraendoli così a una “contaminazione” che potrebbe essere una ricchezza, una risorsa in più data da contesti educativi e scolastici eterogenei.
Senza dimenticare che in una classe multietnica ci sono già molti linguaggi e mondi comuni ai bambini e ai ragazzi al di là di quelli linguistici: ci sono lo sport il gioco, la musica, le storie e persino i sogni.

Ci sono i personaggi ponte, da Giuffà a Cenerentola, ci sono gli idoli moderni del calcio. E c’è uno spazio prezioso, se curato, che è quello dell’ascolto, della mediazione, della discussione, del mettersi nella “pelle dell’altro”, in pratica ci si esercita alla cittadinanza.
Nella sua personale “grammatica dell’integrazione” Vinicio Ongini boccia la preposizione “per” e promuove la preposizione “con”. Perché – ci dice – l’integrazione si fa insieme.