Equità, innovazione
e una patrimoniale
per salvare l’economia

Fin dalla prima ondata di pandemia da Covid-19 che ha investito l’Italia e il mondo si discute su come sarà l’economia del futuro quando il coronavirus sarà stato battuto o almeno neutralizzato nei suoi effetti più gravi. L’impatto del virus sull’economia è stato un argomento centrale nella campagna elettorale per le presidenziali americane. Se ne discute aspramente nell’Unione Europea in merito al varo del piano Next Generation EU, di cui abbiamo bisogno come il pane, frenato dal veto dei sovranisti-xenofobi.

Chi nasconde le idee “eversive” di Francesco

La crisi diventa oggetto di analisi e di proposta da parte di Papa Francesco con il suo Manifesto di Assisi che invita le imprese a non pensare solo al profitto immediato e a rivolgersi alle comunità con uno sguardo più attento alla giustizia sociale (queste idee di Francesco, troppo eversive, scompaiono velocemente dal dibattito pubblico). Anche il capo economista del FMI, Gita Gopinath, brillante studiosa americana di origine indiana, sul Financial Times sprona gli stati a sostenere gli investimenti pubblici che possono creare buona occupazione riducendo la paura del debito perché “non sempre semina distruzione”. Con buona pace del professor Panebianco che inveisce sul Corriere della Sera contro i keynesiani che non hanno mai studiato Keynes, mentre Repubblica, diventata in pochi mesi il giornale della Fiat e del Likud, guarda con apprensione all’avanzata dello Stato in tante imprese.

L’Italia è nei guai, non ci sono dubbi. Da un mese il governo, con lockdown di vari colori, sta cercando di “salvare il Natale”. In molti sperano che un prolungato Black friday possa velocizzare i consumi consentendo di alleviare il peso della recessione. La legge di Bilancio è l’occasione non solo di predisporre interventi di sostegno e di rilancio (decontribuzione per le assunzioni al sud, cassa integrazione, estensione blocco licenziamenti) ma anche di allargare il consenso politico con il coinvolgimento dell’opposizione, come è avvenuto col voto della destra a favore dello scostamento di bilancio. Silvio Berlusconi ha portato Forza Italia e i terribili Salvini e Meloni dalla sua parte, una scelta responsabile, secondo alcuni, o più probabilmente uno scambio per la decisione del governo di proteggere Mediaset dalla scalata della francese Vivendi. In ogni caso anche questa manovra di Bilancio si presenta come un provvedimento parziale, una copertura momentanea per un’emergenza che necessita ben altro.

Il secondo lockdown, infatti, ha colto il nostro Paese in un momento di recupero, tanto che il Pil nel terzo trimestre ha sorpreso tutti per il balzo in avanti dopo sei mesi di contrazione. Le condizioni economiche presentano un quadro complesso, dove convivono elementi contrastanti e sorprendenti. C’è chi protesta e non arriva alla fine del mese, c’è chi vive a stento con i sussidi, i ristori, la cassa integrazione. Ci sono gli sciatori e gli albergatori in lotta per lo skilift.

 

Se diventa più grande il risparmio degli italiani

Poi emergono altri fenomeni di massa. Le famiglie italiane continuano a risparmiare tantissimo, in questi mesi di pandemia e di generale difficoltà in molti hanno preferito mettere al riparo i propri soldi nei depositi bancari. Alla fine dello scorso settembre, secondo l’Abi, i depositi bancari hanno toccato i 1681 miliardi di euro, circa 100 miliardi in più dello stesso periodo del 2019. Questa enorme massa di risparmi (già salita vicino ai 1800 miliardi) rappresenta più o meno il valore dell’intero Pil 2020 (che rischia un crollo attorno al 10%) e spiega perché le agenzie di rating valutino con una certa fiducia la sostenibilità del debito pubblico (2600 miliardi, oltre il 160% del Pil). Insomma, anche se non c’è una contabilità comune e diretta tra famiglie e Stato, il risparmio privato è una forma di garanzia per la tenuta del Paese. Lo dimostra anche l’adesione “patriottica” di molti risparmiatori alle emissioni di titoli del debito pubblico lanciate dal ministero dell’Economia per raccogliere le risorse necessarie alla copertura del fabbisogno straordinario imposto dall’emergenza coronavirus. Il ministro Roberto Gualtieri ha promosso lo scorso luglio una prima emissione di Btp Futura, chiusa con pieno successo, e ci ha riprovato con un’offerta destinata solo al pubblico retail.

Il blocco sui conti correnti di tanti risparmi è il sintomo chiaro del malessere delle famiglie e della gelata dell’economia che registra un forte calo dei consumi e degli investimenti. Acquisti, vacanze, mutui, tutto rinviato. Questa tendenza potrebbe continuare anche nei prossimi mesi perché, secondo la Banca d’Italia, “appare concreto il rischio che la propensione al risparmio rimanga su livelli elevati nei prossimi trimestri, frenando la ripresa”.

Eppure ci sono anche sintomi che fanno pensare a un sistema che prova a reagire e di modificarsi proprio in coincidenza con la pandemia. Le piccole e medie imprese, che sono la grande maggioranza del nostro tessuto industriale, rappresentano ancora il 50% delle esportazioni manifatturiere, il saldo manifatturiero è attorno ai 90 miliardi di euro tra i livelli più elevati al mondo, il Made in Italy tradizionale dell’alimentare, della moda e del design si allarga a nuovi leader internazionali nella meccanica e nella farmaceutica. Poi c’è la mano pubblica. Il governo, piaccia o no, sta salvando o riorganizzando imprese in cui hanno fallito i privati, dall’ex Ilva all’Alitalia fino alle Autostrade.

 

Il ruolo decisivo dello Stato

La Cassa Depositi Prestiti, che in molti temono assomigli all’Iri, è diventata primo azionista del più grande gruppo europeo nei sistemi digitali di pagamento e sta lavorando per creare una sola società per la banda larga e qui la presenza di garanzia dello Stato sarà indispensabile. La vecchia Unipol delle cooperative rosse sta promuovendo il matrimonio tra Bper e BancoBpm, per creare il terzo polo bancario del Paese. Chi si ricorda quando all’Unipol fu impedito di rilevare la Bnl dove c’è ancora Luigi Abete presidente? Insomma, questo Paese anche nei momenti difficili offre sempre qualche speranza. E oggi la salvezza e il rilancio passano da un forte intervento dello Stato, da investimenti nell’innovazione (fabbriche, prodotti, scuola, digitalizzazione, sanità, per questo ci servono i fondi europei) e da uno sviluppo più equo.

Naturalmente a un certo punto dovremo pagare i debiti, magari fare altri sacrifici come abbiamo fatto in passato. E allora ci vorrebbe una leadership politica, sindacale, imprenditoriale capace di volare alto. Un esempio: in America sono i grandi capitalisti come Warren Buffett o Bill Gates a proporre di far pagare più tasse ai più ricchi. La parola magica è “patrimoniale”. Da noi non si può pronunciare perché, dicono, fa perdere voti. Ma ci arriveremo.