“Per Lucio”: il mondo di Dalla
che parla alla nostra storia

Ci si emoziona diverse volte durante la visione del bel documentario “Per Lucio”, realizzato da Pietro Marcello e dedicato a Lucio Dalla, in programmazione nelle sale e in autunno in onda su Rai Cinema. Perché, guardando con occhio appassionato e sentendosi dentro (generazionalmente) le vicende che scorrono e che riguardano la nostra vita di quegli anni, non si può non notare la passione, la condivisione, l’empatia, il rispetto. Ed allo stesso tempo la semplicità e la determinazione di evitare qualunque celebrazione o costruzione di piedistallo per un artista ed un personaggio che sicuramente non ne ha bisogno.

Personaggio dalle molte facce, Lucio Dalla: non semplice, diretto, a volte anche un po’ orso, che mai ha rinunciato a crescere di lavoro in lavoro e soprattutto mai ha rinunciato a dire quello che pensava. Come si vede spesso in questo documento, quando si ritrova a partecipare ad un incontro televisivo con Bettino Craxi ed Alberto Arbasino, ad esempio (uno dei tanti estratti rari che troviamo), o quando a più riprese lo vediamo intervistato mentre sale sul predellino di un vecchio treno, con una semplice valigia, modello emigrante (quelli tanto spesso cantati). O ancora, tenerissimo e giovanissimo, quando si ritrova con la mamma (identica) da Mago Zurlì all’Antoniano di Bologna (la sua amata città, patria dello Zecchino d’Oro) per farsi un po’ conoscere. O quando decide con grande spontaneità e non senza difficoltà che le strade sua e di Roberto Roversi dovranno separarsi, per dargli modo di continuare il viaggio da solo, scrivendo anche le sue canzoni da solo (e che canzoni, se così vogliamo chiamarle, ne verranno fuori…).

Un inseguirsi di vicende, di pezzi di vita, di pezzi delle nostre vite oltre che della sua, perché tante sue cose hanno segnato le nostre epoche, fino a quell’hotel di Montreux dove la corsa si è fermata troppo presto. E quindi le lotte operaie, l’emigrazione, il terrorismo, ma anche l’amore, la diversità tanto chiacchierata oggi, le relazioni interpersonali, la follia, il mare e tante altre cose vengono fuori naturali e spontanee dalle sue musiche (fra queste un magnifico brano, almeno per me poco conosciuto “I Muri del ’21”) e dalle sue parole. Ma Lucio non è preponderante in questo bellissimo documentario, non fa la parte del leone come si potrebbe facilmente sospettare. Resta discreto, spesso in sottofondo a dominare la scena anche senza comparire.

Al suo posto giganteggiano, e magnificamente, due suoi grandi amici: Tobia Righi che è stato suo manager e Stefano Bonaga, che semplicemente è stato il suo amico sin dall’infanzia. Questi due uomini, dotati di una loro solida e profonda preparazione umana, se così vogliamo chiamarla (più semplice il primo, molto più complesso il secondo) raccontano Lucio davanti ad una scarna tavola di ristorante ed al loro piatto, senza peli sulla lingua, senza sbrodolare, dicendo tante cose belle e non scontate ma aggiungendo anche tante critiche, osservazioni a volte pungenti, ricordando difetti, scavando fino a farci intuire e poi trovare le ragioni vere della grandezza di questo cantante, musicista, autore, attore, funambolo, folletto che ha segnato un pezzo importante della storia del nostro cantautorato. E parlandone quasi sempre al presente, come se Lucio non fosse mai andato via. Sono divertenti, teneri, autentici, diretti, a volte cinici. Ed il loro Lucio li avrebbe apprezzati molto.

Da tutto ciò viene fuori un documento prezioso, forse incompleto, di sicuro non perfetto, ma tanto tanto sincero. Ed alla riuscita ovviamente concorre in modo determinante la personalità di Pietro Marcello, autore casertano che già aveva fatto (giustamente) parlare di sé con il coraggioso ed ostico “La Bocca Del Lupo” e con l’originalissimo e straniante viaggio di “Martin Eden”. Pietro dichiara all’inizio del film la sua grande passione per Lucio Dalla e dimostra, nel lavoro che ha realizzato, come si possa tradurla in documento cinematografico in un modo molto personale, rispettoso, appassionato.

Da vedere per chi ha amato tanto le canzoni di Lucio Dalla, da “Piazza Grande” a “Futura”; per chi vuole scoprire aspetti meno conosciuti del suo mondo, le idee e gli ideali che inseguiva; per chi vuole scoprire il mondo che si muoveva intorno a lui ed il complicato dipanarsi di vicende fondamentali nella storia del nostro paese, dall’emigrazione al nord o all’estero alla politica al tempo del terrorismo, dalla stazione di Bologna al mare delle Tremiti; fino alla casa museo di Lucio a Bologna, oggi meta di pellegrinaggio per tanti che gli hanno voluto bene.