Anna Frank, per la Lazio
solo una multa

Un grazioso omaggio alla vigilia del giorno della memoria: 50 mila euro. Vi ricordate gli adesivi con il volto di Anna Frank con addosso la maglietta della Roma appiccicati da tifosi della Lazio nella curva Sud dell’Olimpico? Vi ricordate il clamore, lo sdegno, i proclami, Lotito che va alla Sinagoga (“annamo a fa ‘sta sceneggiata”)? Certo che lo ricordate. E sapete come è andata a finire? 50 mila euro di multa alla Lazio. Il procuratore della Federcalcio che chiede 2 giornate di squalifica e il tribunale federale che dice no, sono state una ventina di persone a compiere quel gesto stupido e infame, quindi nessuna squalifica per la Lazio, ma una multa, una roba da divieto di sosta se vogliamo fare un paragone da codice stradale.

Domenica a Bergamo, il difensore senegalese del Napoli Koulibaly è stato insultato con i soliti buu da certi “signori “della curva dell’Atalanta. Il giudice, applicando i nuovi regolamenti, ha squalificato la curva ma ha sospeso la pena fino al prossimo campionato, a meno che lor signori non ci caschino di nuovo.

La lotta al razzismo negli stadi del calcio d’Italia è una roba da ridere. Anzi è una battaglia persa. La Federcalcio sotto la sapiente guida di Carlo Tavecchio che, uscito dalla presidenza della federazione dopo gli splendidi risultati della nostra nazionale e le gaffe razziste e non infilate una dietro l’altra nel corso del suo mandato, rientrerà probabilmente dalla finestra della Lega divenendone il presidente, ha annacquato come si fa con una ninfea tutte le norme che punivano i cosiddetti insulti di discriminazione territoriale. Infatti a Bergamo accanto ai buu al difensore del Napoli si sono sentite le solite litanie contro i “terroni”. Urla che gli ultrà bergamaschi giustificano in nome del campanilismo. Pensate un po’.

Il calcio nostrano ha smesso da tempo di combattere una battaglia civile contro questi idioti che ogni settimana ammorbano gli stadi con i loro cori. Anche in questo siamo lontano anni luce dagli altri campionati, dove ogni accenno di razzismo da stadio viene punito severamente. Si sono perse tante occasioni e se ne continuano a perdere. Hanno vinto loro, hanno vinto i padroni del calcio che si battono il petto e si mostrano mortificati – e vanno in Sinagoga come sepolcri imbiancati – quando accadono queste cose ma poi ritrovano protervia e arroganza quando si tratta si subirne le conseguenze.

Immaginiamo quello che avrà potuto fare Lotito, il presidente della Lazio, dietro le quinte preoccupato per i mancati incassi se fosse stato squalificato l’Olimpico. Che gode peraltro di una immunità particolare, da molto tempo. Dentro e fuori quello stadio può accadere di tutto (su entrambe le sponde del tifo romano, laziale e romanista) ma nessuno paga. Mai. Sarà la vicinanza del Coni che dà a quello stadio una immunità particolare. Hanno vinto gli ultrà beceri e fascisti, quelli che non perdono occasione per manifestare il loro odio e la loro stupidità. Sapendo di restare impuniti. Sempre. Perché il calcio italiano non ha la capacità di gestire, controllare e punire certa feccia degli stadi. In questi casi le telecamere si oscurano e tutti la fanno franca. Protetti da norme ridicole e giudici compiacenti. Alla prossima corona di fiori depositata da qualche dirigente del calcio alla Sinagoga o da qualche altra parte, siete autorizzati a buttarla nel Tevere o in qualche altra discarica (a Roma non ne mancano, basta girare un po’ per la città), come peraltro è già stato fatto.