Per il Parlamento i diritti Lgbti+ possono attendere

“ In occasione del 17 maggio e della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, nonché contro ogni forma di atteggiamento pregiudiziale basato sull’orientamento sessuale i docenti e le scuole di ogni grado, nell’ambito della propria autonomia didattica ed organizzativa, sono invitati a creare occasioni di approfondimento con i propri studenti sui temi legati alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nell’ambito dei principi nazionali e internazionali sopra citati ”. Questo il passaggio centrale della lettera inviata nei giorni scorsi dal Ministro dell’Istruzione ai dirigenti scolastici di tutte le scuole italiane. Apriti cielo.
Lega e Fratelli d’Italia hanno lanciato le loro solite stucchevoli invettive contro il tentativo di fare entrare dalla finestra quello che erano riusciti a bloccare affossando il ddl Zan, ossa l’istituzione del 17 maggio come Giornata contro l’omolesbobitransfobia, con la previsione che le scuole celebrassero quella giornata con iniziative di contrasto a pregiudizi, discriminazioni e violenze.
Ma se quel voto vergognoso dell’ottobre scorso in Senato ha bloccato l’avanzamento della legislazione antidiscriminatoria in Italia, non ha certo avuto il potere di cancellare quel poco di buono che è stato fatto in questi anni riportando al secolo scorso le lancette della storia.
Il principio di non discriminazione è sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 oltre che dalla Costituzione italiana dello stesso anno. Nel 2000 la Carta dei diritti fondamentali firmata a Nizza ha esplicitato, come già sancito da numerose risoluzioni e sentenze, che quel principio nell’Unione Europea comprende anche l’orientamento sessuale.

La risoluzione sull’omofobia in Europa

È stata proprio una risoluzione europea, quella del 26 aprile 2007 «Sull’omofobia in Europa», ad istituire il 17 maggio quale Giornata internazionale contro l’omofobia, in ricordo di quella data del 1990 in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità rimuoveva l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali.
Da allora anche in Italia quella giornata ha assunto un valore istituzionale. Il 17 maggio 2010 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano accoglieva al Quirinale le associazioni più rappresentative della comunità Lgbti+ italiana. Altri incontri con le più alte cariche istituzionali sono avvenute negli anni successivi, così come non sono mancati i messaggi istituzionali da parte del Capo dello Stato, dopo Napolitano quelli del suo successore Sergio Mattarella, o dei vari Ministri dell’Istruzione.
Il punto è che a questa attenzione istituzionale non ha mai corrisposto una riforma normativa da parte del Parlamento, per cui oggi l’Italia rimane fanalino di coda in Europa. La classifica annuale di ILGA Europe, la rete europea delle organizzazioni Lgbti+, sul conseguimento della parità di diritti vede ancora l’Italia al 33° posto, dietro numerosi paesi dell’ex blocco sovietico come Croazia, Slovenia, Bosnia Erzegovina, Serbia, Estonia, Kossovo, Albania, Ungheria, Macedonia o Repubblica Ceca. E non bastano certo le numerose leggi antidiscriminatorie approvate da diverse Regioni italiane a sanare una mancanza di diritti e di uguaglianza effettiva che solo delle leggi nazionali potrebbero dare.

La sensibilizzazione nelle scuole

Foto di naeim a da Pixabay

Così oggi un lavoratore gay può continuare ad essere mobbizzato dai suoi colleghi senza avere una tutela specifica, come avverrebbe invece in caso di discriminazioni fondate sulla religione o sull’etnia, una persona transessuale continua ad avere difficoltà a trovare qualcuno che gli affitti una casa, una coppia di donne lesbiche continua ad essere esclusa dal matrimonio civile ed i loro figli dalla possibilità di un pieno riconoscimento legale del rapporto con i loro stessi genitori, tanti adolescenti gay o lesbiche o gender fluid, sono sottoposti a pseudo terapie di conversione del loro orientamento sessuale da parte di falsi psicologi o da autentici integralisti religiosi.

Ben vengono dunque le iniziative di sensibilizzazione nelle scuole, perché di un avanzamento culturale c’è davvero bisogno. Ma quando si siede ai tavoli europei un bel po’ di imbarazzo, se non di vergogna, dovrebbe provarlo il nostro Paese, culla nel tempo di importanti riflessioni e riforme civili, il paese di Beccaria e Bobbio, di Pannella e di Basaglia, a ritrovarsi così inadempiente rispetto al legittimo desiderio di dignità di una parte importante della sua popolazione. Buon 17 maggio.