Per favore, risparmiateci almeno le primarie ibride con i 5 Stelle

Ammessa e non concessa l’utilità delle primarie come strumento di selezione di candidati e classi dirigenti, suscita un certo sconcerto l’intesa che si profila in Sicilia (e forse da altre parti) tra Pd e 5 Stelle per organizzare una consultazione comune per la scelta del candidato presidente della Regione. Mettiamo pure da parte le enormi difficoltà legate allo strumento: è noto che i grillini amano contarsi unicamente in rete, dove a volte bastano poche decine di click per prevalere, mentre il Pd organizza competizioni “in carne e ossa”, nei gazebo e nei circoli, sempre con buone punte di partecipazione. L’ostacolo principale è però alla radice: quale sarebbe la “carta dei valori” comune per due forze così distanti?

giuseppe conteSi dirà: trattandosi di primarie di coalizione è inevitabile che ci siano posizioni diverse e anzi proprio questo renderebbe la gara più vera. Non è del resto la prima volta che si fronteggiano candidati anche molto distanti (basti pensare alle prime primarie con Prodi e Bertinotti). Ma mai come questa volta si fa fatica a individuare un “comune sentire” tra gli alleati-competitori. Basta guardare ai fatti tragici di queste settimane, alla guerra in Ucraina e alla scelta dell’Unione europea e della Nato di inviare armi al Paese aggredito, contestata non senza ambiguità dal leader pentastellato. E più in generale alla politica estera: la linea di Giuseppe Conte non è sembrata finora esattamente europeista, passando dalle simpatie per Trump, per Putin e per la Cina a non si bene cosa. L’immigrazione: accoglienza e integrazione o respingimenti delle navi delle Ong, bollate come “taxi del mare”? E quanto si è disposti a dare battaglia per una legge di civiltà come quella sulla cittadinanza dei figli degli immigrati nati in Italia? Giustizialismo o garantismo? Termovalorizzatori: sì o no?

Si tratta di argomenti scelti non a caso (tranne l’ultimo) per i quali la sensibilità dell’attuale leader pentastellato (e del suo ristretto gruppo dirigente) è certo più affine a quella di Salvini che a quella degli elettori di centro-sinistra. Magari su scala regionale le distanze sarebbero meno clamorose – anche se fino a oggi in Sicilia Pd e 5 Stelle sono stati spesso su fronti opposti – ma resterebbe comunque lo scoglio di come scegliere. E’ impensabile mettere sullo stesso piano un voto dato recandosi a un gazebo, mettendosi in fila e pagando i due euro di partecipazione, e un click su un computer, tutt’altro che trasparente e difficilmente verificabile. Sicuramente gli strateghi di queste ibride primarie ci staranno già lavorando, ma per una volta sarebbe meglio risparmiare la fatica. Le cose per fortuna cambiano anche in politica ma non è detto che tutti i cambiamenti siano segno di progresso.