Per essere credibili
sull’ambiente ci vorrebbe
la carbon tax

Se un anno fa, dopo le elezioni 2018, mi avessero chiesto se ero d’accordo ad un governo giallo rosso avrei risposto di sì. C’erano le premesse programmatiche, soprattutto nei piani grillini, per aprire una stagione di cambiamenti nelle politiche ambientali del nostro Paese. Ma oggi, dopo un anno drammatico, in cui gli stessi grillini hanno firmato, insieme alla Lega, le peggiori azioni contro i valori che tengono insieme una comunità democratica, e sono ritornati indietro su tutta una serie di proposte innovative e ambientalmente e socialmente sostenibili, c’era bisogno di un’abiura e di un sovrappiù di decisioni che dessero il segno di una svolta.

Per esempio nell’ambiente. Ma siamo veramente convinti, come ci ha ripetuto in questi ultimi giorni di formazione del governo giallo-rossastro, tutta la stampa accreditata, che una delle priorità di questa “straordinaria” formazione, sia la questione ambientale? Perché l’ambiente è entrato dalla porta principale del Quirinale, nelle intenzioni di tutti, ma né è uscito, come già visto in passato, circoscritto al solo Ministero dell’Ambiente (senza nulla togliere all’impegno lodevole del ministro Costa), segno evidente di un ridimensionamento che lascia fuori la ciccia del green new deal: fiscalità verde, green bonus, strumenti finanziari innovativi e ecosostenibili, investimenti massicci sulla mobilità verde, ecc. Tutte quelle azioni che dimostrano di voler prendere sul serio le buone intenzioni della vigilia, alle quali, oggi, nessun partito può sfuggire visti gli effetti ormai evidenti del cambiamento climatico: nubifragi, inondazioni, ondate di calore, incendi, eventi catastrofici legati al clima che impongono prezzi altissimi in termini di vittime, ma che causano anche danni enormi alle cose: abitazioni impianti, infrastrutture.

Far fronte alle conseguenze degli effetti del clima impazzito, significa entrare di fatto e di diritto nei piani alti del sistema economico e della finanza pubblica del nostro Paese e per proprietà transitiva, dell’Europa finanziaria. Accrescere il ruolo del sistema finanziario nel contrasto ai cambiamenti climatici avrebbe dovuto obbligare alla realizzazione di un ministero ad hoc, la messa a punto di un dicastero nuovo da affiancare a quelli di più stretta osservanza economica, con un ruolo primario e un compito preciso: un forte piano climatico, coerente con gli ambiziosi obiettivi europei di riduzione delle emissioni di gas serra e introduzione della carbon tax, una tassa sui prodotti energetici, derivati da fonti fossili e che emettono anidride carbonica in atmosfera, eco-tassa introdotta alla fine degli anni ’90, ma mai applicata.

Eppure, i dati ambientali e sanitari sono inequivocabili sull’impatto devastante che ha in atmosfera, e non solo, l’utilizzo del carbone nei processi industriali, incluse le attività di acciaierie, cementieri e generazione elettrica. Porre l’accento, in maniera significativa, sul concetto di danno ambientale e responsabilità, disincentivando, attraverso la carbon tax, il sistema industriale energetico ed energivoro dall’utilizzo di fonti fossili, potrebbe indurre stati e consumatori finali a preferire soluzioni più ecologiche e meno inquinanti. Ma in Italia facciamo da anni “orecchie da mercante” su questa tassa, che colpirebbe anche i grandi gruppo energetici pubblici (per esempio Enel). Eppure l’Unione Europea ha introdotto già da tempo la carbon tax per tutti gli Stati membri insieme all’Emission Trading sul carbonio. Ma in Italia è rimasta lettera morta nonostante crescano costantemente, le emissioni di CO2 e contribuiscano in maniera determinante al riscaldamento globale.

Un anno fa pensavo che un governo giallo rosso avrebbe potuto spingere fortemente il processo di sensibilizzazione del Paese sulla questione ambientale e trasformare la fiscalità verde in un serio progetto di governo. Oggi non ne sono più convinta, alla luce di questo nuovo governo giallo rossastro, in cui il Pd e Leu entrano dalla porta di servizio e il M5S riparla di diritti e di ecologia dopo aver venduto l’anima alla Lega di Salvini!