Horizontalidad, il virus diffonde il “contagio” del mutuo aiuto

Per Open Democracy, pubblicazione web di politica internazionale e cultura, nel mondo vi sono già quattrocentomila gruppi di mutuo aiuto nati durante la pandemia di COVID-19. Tutti si richiamano esplicitamente alla pratica della horizontalidad nata in Argentina nel 2001, con la grande crisi economica. Oggi questi movimenti, come quello dei disoccupati o dei Barrios de Pie, “quartieri in piedi”, vicinato attivo in Argentina e in Sud-America, organizzano i merenderos, con cucine popolari e gratuite, orti, spazi verdi. Hanno già creato centosessanta imprese possedute e guidate da diecimila lavoratori che erano disoccupati.

Orizzontalità, ovvero del mutuo aiuto

Agli inizi del 2000, l’idea era quella di combattere la disperazione e la fame nelle zone più povere, restando autonomi, ma non necessariamente antagonisti, dai governi e dai partiti, visti come strutture verticali, che avevano ormai perso di vista le persone. In Argentina Barrios de Pie fa eccezione perché, con molte polemiche e divisioni, dal 2006 è entrata nell’orbita del Libero Movimento del Sud, un partito di sinistra. Tuttavia, i gruppi locali vogliono mantenere la propria autonomia, sia in Argentina che in altri Paesi del Sud America, dove sono state fondate anche scuole superiori, università popolari, aziende cooperative.

Nato come fenomeno di mutuo aiuto, è poi divenuto una più radicale horizontalidad, che rifiuta il patronage dei partiti e non si fida neppure di eleggere delegati in carica per un certo periodo. Una totale disintermediazione dalla politica tradizionale. Tutto questo sarebbe rimasto e fiorito in Sud America se da gennaio scorso la pandemia di COVID-19, che ha colto i governi centrali e la comunità scientifica di sorpresa, non avesse costretto ovunque le persone, soprattutto i più poveri, a unirsi per sopravvivere.

Qualcuno in ascolto

È così che negli Stati Uniti sono nate le cliniche di strada, che dalla Cina all’Africa i collettivi femminili, con la partecipazione di maschi, si sono messi a cucire le protezioni mediche col materiale disponibile. In Francia i condomini o le case di due strade contigue si sono autorganizzati per fare la spesa comune ed esporsi meno ai contatti, in Italia c’ è stata una mobilitazione senza precedenti di volontari nella sanità, nei servizi, nell’ascolto, nel Nord Europa migliaia di case hanno esposto il cartello: “qui c’ è qualcuno che ti ascolta e se vuoi ti aiuta”.

Negli Stati Uniti quindici anni fa, subito dopo l’uragano Katrina, a New Orleans molti cittadini neri, a cominciare dall’ex pantera nera Malik Rahim, crearono gruppi per la ricostruzione. Intervenne tuttavia a gamba tesa una cordata di bene intenzionati e ricchi donatori bianchi. I soldi non riuscirono a coinvolgere in un progetto tutte le comunità. Purtroppo ancora oggi oltre un terzo dei cittadini neri non ha un’abitazione degna di questo nome e un altro terzo ha cambiato città. Molto denaro sprecato e molta amarezza furono le conseguenze. Rahim, che pure cercò di creare cooperazione e contatti tra benefattori e comunità povere, sottolineò in seguito i limiti della carità rispetto ai benefici della solidarietà, richiamandosi al pensiero dello scrittore uruguaiano Eduardo Galeano. La carità è verticale, teorizza l’autore, e anche con buoni propositi implica sempre un rapporto asimmetrico, e sottintende che le vittime siano incompetenti e impotenti.

Il principe Kropotkin in libreria

Il principe Kropotkin

Il riferimento filosofico della horizontalidad, di tutte queste esperienze che nascono dall’interno delle comunità, è l’anarco-comunismo, o comunismo libertario, o riconciliazione individuo-società. Il padre di questo pensiero è un personaggio divenuto la star della letteratura sociale in questi mesi e, fino a poco tempo fa, di secondo piano per gli storici: Pëtr Aleksejevic Kropotkin, principe russo nato a Mosca nel 1842, autore del saggio “Mutuo aiuto, un fattore di evoluzione”. Kropotkin, da studioso, osservò come aiutarsi e proteggersi a vicenda, badando ai bisogni del gruppo piuttosto che agli impulsi dell’individuo, è stato essenziale per la sopravvivenza di molte specie, ed è un fattore costante anche nelle prime comunità umane. Esule in Svizzera, Francia e altri Paesi a causa delle sue idee rivoluzionarie, fu un geografo e geologo che prese parte a molte missioni scientifiche, ma anche antropologo ed economista.

I suoi saggi si sono rivelati di straordinaria attualità: in tutti campeggia l’idea che, per sopravvivere, l’uomo deve evolversi in armonia con gli altri uomini e la natura. Va incoraggiata quanto più possibile una società che non abbia bisogno dello Stato. Sembrava l’ ideale nobile ma strampalato di un mite studioso in perenne fuga dallo sdegno dello zar, peraltro amico della famiglia. Oggi la pandemia ci mette davanti l’urgenza di un nuovo patto tra gli uomini, che riduca le disuguaglianze, e di un nuovo patto con l’ambiente.

Il padre dell’orizzontalità, il professor Kropotkin, nel 1917, allo scoppio della rivoluzione, poté tornare in Russia. Tuttavia, prese immediatamente posizione contro la piega autoritaria che il movimento bolscevico stava assumendo, cercando di convincere Lenin che presto tutto si sarebbe cristallizzato in una gerarchia lontana dalle persone. Inascoltato, anche se rispettato (Alexander Kerenskij gli offrì un ministero che Kropotkin rifiutò) morì di polmonite nel 1921, lasciando incompleta la sua opera forse più importante, l’Etica.

Saggi orizzontali

Esce a maggio negli Stati Uniti un nuovo libro ( il quarto da gennaio) sulla horizontalidad, stavolta a cura di Marina Sitrin, docente di sociologia. Sitrin spiega che la caratteristica principale, come dice la parola stessa, è l’assenza di dislivelli tra le persone che comunicano e lavorano sullo stesso piano. La conseguenza sono varie forme di democrazia diretta e l’auto-organizzazione delle comunità locali per colmare i vuoti istituzionali. La sede naturale delle decisioni è l’assemblea. Anche Ana Cecilia Dinerstein ha scritto un saggio sulla horizontalidad che sta dando, afferma, “una risposta e una speranza di fronte a un neoliberismo che cerca di ristrutturarsi, di fronte al collasso economico, a una diffusa dislocazione sociale, con milioni di persone finite ai margini e di fronte alla brutalità di molti organi dello Stato”.

Una cosa è certa, la horizontalidad ha fatto la differenza, e che formidabile differenza, durante questa prima ondata di COVID-19, e resterà ragione di speranza per far reagire e agire le comunità. “Oltre alla legge della lotta reciproca – scriveva il principe sognatore nel 1902 – c’ è in natura la legge del mutuo aiuto che, ai fini della lotta per la sopravvivenza, e specialmente per l’evoluzione delle specie, è molto più importante della legge della competizione”.