Pedro Castillo,
l’uomo “uscito dal nulla”
presidente del Perù

 

Nel rush finale dello spoglio in Perù, il candidato di sinistra Pedro Castillo ha vinto il ballottaggio, di poco davanti alla  leader di destra Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori. Un paese avvolto nell’incertezza e nella tensione ha trascorso tutto il giorno di lunedì  e martedì in attesa dello sviluppo del conteggio ufficiale delle elezioni presidenziali di domenica.

 

Sfida all’ultimo voto

In un finale al cardiopalma di una campagna elettorale che ha polarizzato e diviso il paese al momento, con il 99% dei voti contati, Castillo ha il 50,29% e Fujimori il 49,71%. Questi decimi di percentuale di differenza tra i due significano una differenza di soli 71.000 voti su 18,1 milioni già contati.

L’insegnante di sinistra ha vinto quasi ovunque nel paese, ma la candidata di destra ha avuto il suo trionfo nelle regioni della costa e soprattutto a Lima, che concentra un terzo dell’elettorato e dove ha ottenuto il 65,6%.

Nelle zone andine e rurali povere ed emarginate, Castillo ha vinto con un ampio margine, in alcune regioni con più dell’80%. Quei voti, gli ultimi ad essere contati, gli hanno dato la vittoria.

Chi è il “primo presidente povero del Perù”

Pedro Castillo è emerso dall’anonimato quattro anni fa guidando uno sciopero degli insegnanti, è il primo presidente peruviano senza legami con le élite politiche, economiche e culturali.

Figlio di contadini, 51 anni, maestro elementare e sindacalista di sinistra, è la sorpresa di queste elezioni. Due settimane prima del primo turno, non era considerato da nessuno. Improvvisamente ha cominciato a salire e ha vinto il primo turno, anche se con il voto più basso con cui un candidato presidenziale abbia mai trionfato con il 19 per cento, ed è entrato nel ballottaggio.

Ma Castillo, che promette un cambiamento “profondo”, non è un politico improvvisato, e gode di un ampio sostegno sociale, soprattutto nella parte centrale e meridionale del paese, dove ha raccolto percentuali tra il 70 e l’80%.

Di origine popolare e andina, una buona parte della popolazione si è identificata con la sua figura e con il suo messaggio di cambiamento del modello economico neoliberale. Ha guadagnato sostegno nel profondo malcontento per le disuguaglianze e l’emarginazione aggravate da tre decenni di neoliberismo e drammaticamente esposte dalla pandemia. C’è molta rivendicazione sociale e speranza di cambiamento nel sostegno alla sua presidenza.

Il programma

Ha proposto di dare priorità alla necessità di una nuova Costituzione redatta da un’Assemblea Costituente per creare uno Stato che competa con le imprese private, pianifichi, intervenga e controlli le principali risorse naturali, sostituendo quello che fu creato nel 1993, durante il primo mandato di Alberto Fujimori, padre del suo attuale rivale elettorale.

In termini economici, Castillo propone il “rilancio dell’occupazione e dell’economia popolare”, nel cui quadro ci sarebbe un aumento degli investimenti sociali e lo stato diventerebbe un “regolatore all’interno di un approccio di economia mista”.

La debole denuncia della destra

Davanti a questi risultati Keiko Fujimori ha rotto il suo silenzio per parlare di “irregolarità” e “frodi”. Ha lanciato l’imprudente accusa durante una conferenza stampa in cui non ha risposto alle domande.

Una denuncia inconsistente che suonava come un atto disperato di qualcuno che si vede sconfitto. Prima del voto, con i sondaggi contro di lei, i media pro-Fujimori hanno iniziato a creare uno scenario per denunciare la frode se il risultato non li avesse favoriti. Lunedì, Keiko ha messo in atto questo scenario. Poco dopo, Castillo ha risposto invitandola a “rispettare e difendere la volontà del popolo”.

Per lei perdere il ballottaggio non significa solo la sua terza sconfitta alle urne, ma anche che dovrebbe andare a processo e rischiare di finire in prigione. Fujimori è infatti indagata da parte dei procuratori nel caso dei contributi illegali del gigante brasiliano delle costruzioni Odebrecht, uno scandalo che ha coinvolto anche quattro ex presidenti peruviani.

Instabilità

Gli analisti stimano che questo nuovo mandato presidenziale potrebbe essere instabile come quello che sta per finire. L’estrema polarizzazione di questa campagna elettorale e la frammentazione politica, espressa in un Congresso in cui nessuno avrà una maggioranza propria, minacciano di estendere i problemi di governabilità e instabilità al nuovo mandato presidenziale.