PD, primi passi (turbolenti) della traversata nel deserto

Ma che deve  fare  il PD? Sciogliersi, rinominarsi, cambiare simbolo, fare il congresso nei modi e nei tempi dati, ridefinire  la sua identità, aprire alle alleanze, cambiare segretario, rinnovare la propria classe dirigente? La “traversata nel deserto” iniziata alla sconfitta elettorale, ha avuto la sua prima tappa alla direzione nazionale.

Dibattito ampio e “franco”  si sarebbe detto un tempo, con critiche incrociate, accuse e tensioni anche molto forti, al limite della resa dei conti: dagli errori (in verità abbastanza condivisi) in campagna elettorale alle accuse di maschilismo, al correntismo eccetera eccetera. Ma molte carte restano ancora coperte.

Tre punti fermi

Dal segretario “quasi” dimissionario Enrico Letta tre punti fermi sul PD all’opposizione: no a nuovi simboli, no a un congresso giocato sui nomi  (gli “x factor) invece che sui contenuti, no a nuove “sante alleanze” se e quando il governo della destra si sfaldera’. Difficile non essere d’accordo e infatti su questa linea non si  registrano rotture. Su tutto il resto è partita aperta e anche aspra  a cominciare dall’analisi della sconfitta, che piu d’uno attribuisce alla scelta di legarsi mani e piedi al governo Draghi, e dalla questione “eterna” delle alleanze, con gli orfani di Conte (in particolare Bettini e Boccia) all’attacco. Di maggiore interesse la sfida lanciata da diversi amministratori locali sulla necessità di un ricambio complessivo della classe dirigente e di una maggiore attenzione al territorio.

Comunque sia, la discussione è iniziata. Con tante durezze è  vero; ma probabilmente con tutti i suoi limiti e i suoi errori, è questo il vero punto forte di un partito che vuole chiamarsi democratico. Se ci si guarda attorno, a cominciare da quelle forze che si vorrebbero alleate, si vedono solo partitini personali che si identificano completamente nei leader. Si è mai sentita una critica aperta a Calenda in qualche convention della sua Azione? O una critica a Conte e Grillo che non sia finita con l’espulsione? Qualcuno ha mai visto un congresso di Italia Viva?

Come consolazione è  evidentemente un po’ poco, anche se sarebbe ugualmente  ingeneroso  concludere che è ” tutto sbagliato, tutto da rifare”. Nascondere o ridimensionare i problemi e le difficoltà sarebbe però un errore imperdonabile, forse definitivo.  La ricostruzione del campo riformista richiede tempi lunghi, determinazione e coraggio. ll Pd, le sue donne e I suoi uomini, il suo attuale gruppo dirigente, hanno queste qualità? Ecco la vera sfida, alla quale sarà  impossibile sottrarsi.