Pd e M5s, un passo indietro: per Roma una lista civica unitaria

Fino a quando Pd e M5s sopporteranno la contraddizione tra l’armonia di Palazzo Chigi e la discordia del Campidoglio? I due palazzi sono vicini, ma un abisso li separa politicamente. La soluzione peggiore sarebbe applicare in modo artificioso un modello all’altro.

Se la discordia del Campidoglio dovesse minare, come una sorta di richiamo della foresta, l’esperienza di governo nazionale, si aprirebbe la strada al ritorno della peggiore destra. Al contrario, sarebbe ridicolo se l’accordo di governo inducesse il Pd a rimangiarsi le critiche alla sindaca Raggi. Per fugare questo dubbio è arrivata addirittura la raccolta di firme per le dimissioni.

Un passo avanti, la riforma istituzionale

Rimane però la contraddizione e se ne esce solo con un passo in avanti, che senza smentire la polemica precedente apra un terreno più avanzato di confronto. Il governo Conte, in accordo con la coalizione, potrebbe presentare in Parlamento un disegno di legge per la riforma istituzionale della capitale, cercando un dialogo anche con le opposizioni, come è doveroso su tale materia.

Roma, di Kendrige
La lupa. Disegno di William Kentridge

Via il Comune di Roma

È noto come la penso: bisogna eliminare il Comune di Roma. Non si perde nulla perché l’amministrazione capitolina è già al collasso, i funzionari non firmano più gli atti, Atac e Ama non sono più servizi pubblici ma pericoli pubblici. Sarebbe, invece, l’occasione per una vera riforma.

Le attuali funzioni comunali potrebbero essere trasferite in due direzioni: in alto, verso la Città Metropolitana, che è già istituita, purtroppo è una scatola vuota, ma può diventare il livello di governo delle strategie di area vasta e gestire le relazioni della capitale con lo Stato; in basso, elevando gli attuali municipi allo status di veri comuni pienamente responsabili della vita dei quartieri e dei servizi alla persona, in modo che si possa scrivere sulla porta di ingresso “qui è vietato dire non è di mia competenza”.

Riforma dell’amministrazione

Però non basta l’ingegneria istituzionale. Mentre il Parlamento discute, il Consiglio comunale potrebbe approvare, in coerenza con la legge, un piano di riforma dell’amministrazione: la semplificazione delle procedure, il ringiovanimento dei funzionari, l’arricchimento professionale, l’efficacia delle aziende.
Non pretendo di avere ragione, è solo una proposta, ce ne sono tante altre valide, e si può rapidamente trovare una soluzione condivisa. Abbiamo due anni di tempo per approvarla. Alle prossime elezioni si potrebbe votare per queste nuove istituzioni. Sarebbe l’evento che inverte il ciclo della crisi e rigenera la fiducia. Pd e M5s si confronterebbero sul futuro della città e riscuoterebbero un grande successo politico come protagonisti della riforma.

Un passo indietro, Lista civica unitaria

murale
Murale a Ostiense. Foto di Ella Baffoni

La loro credibilità aumenterebbe ulteriormente se fossero capaci anche di fare il passo indietro: annunciare da subito la rinuncia ai simboli del Pd e del M5s alle prossime elezioni comunali al fine di promuovere insieme una grande Lista Civica unitaria per la rinascita di Roma. Non un elenco di candidati precostituiti, ma lo strumento per l’immediata attivazione di un movimento civico; i nomi arriveranno solo alla fine e saranno selezionati in base alle competenze e alla popolarità.

Aggiungo l’aggettivo “unitaria” per indicare che deve essere di tutti e di nessuno. Non si deve ripetere l’esperienza passata delle Liste civiche, che si sono rivelate spesso formazioni fragili o settoriali e talvolta hanno fornito un imbellettamento al ceto politico per continuare come prima.
Avevo già rivolto la proposta al mio partito, ma dopo l’accordo nazionale sarebbe più forte realizzarla insieme.
I grillini non possono ripetere stancamente stiamo lavorando, devono ammettere ciò che è chiaro alla cittadinanza, il fallimento della loro amministrazione. Riconoscere l’inadeguatezza sarebbe una prova di onestà politica e darebbe loro una nuova credibilità.

Purché sia davvero lista unitaria

D’altro canto i dirigenti del Pd non possono cantare vittoria per le disgrazie altrui. Sono stati sconfitti alle ultime elezioni comunali ed è rimasto nella memoria di molti il fermo immagine delle firme dal notaio per la cacciata del sindaco. Dopo quella disfatta ci voleva un profondo cambiamento nell’organizzazione, nel progetto di città e nel rapporto con la società. Partecipo alla vita di partito e vedo tante buone pratiche dei militanti e degli amministratori, ma onestamente non si può dire che sia stata realizzata quella rivoluzione interna pur promessa da tutti i leader di questi anni.
Gli elettorati dei due partiti hanno espresso, anche con l’astensionismo, tutta la loro insofferenza verso tali inadeguatezze, ma sarebbero disposti a mobilitarsi di nuovo se i vertici fossero capaci di voltare pagina. E soprattutto la novità della Lista Civica unitaria avrebbe una capacità espansiva e potrebbe incuriosire una vasta opinione pubblica.

Forum permanente con comitati sociali e civici

murale al Pigneto
Murale al Pigneto. Foto di Ella Baffoni

Pd e M5S devono esserne i promotori, impegnando le loro migliori risorse e proposte. Però devono avere la lungimiranza di rinunciare al comando, favorendo la nascita di un Forum permanente tra gli esponenti della coalizione politica e i rappresentanti di soggetti sociali e civici. Un luogo di iniziativa e di confronto tra tutte le persone che operano quotidianamente per il cambiamento della città, nei quartieri, nel lavoro, nella cura dell’ambiente, nelle innovazioni produttive, nella cultura, nell’educazione, nel volontariato. Un luogo accogliente per scambiarsi le esperienze, elaborare un convincente programma di governo e promuovere una nuova classe dirigente capace di portarlo avanti.

E in ogni quartiere la Lista civica dovrebbe aprire un presidio sociale, coordinando le attività delle associazioni e dei gruppi che aderiscono al progetto e aprendosi anche al contributo di singoli cittadini. Così gli elettori saranno chiamati a votare non solo per paura di Salvini ma per un progetto di governo condiviso e quindi anche realizzabile. La vittoria elettorale sarà la meta di un movimento popolare già in cammino per la rinascita di Roma.