Parteciparono alla
“macelleria Diaz”, ora
vengono promossi

I signori Salvatore Gava e Pietro Troiani sono poliziotti. Con delibera del 28 ottobre scorso, firmata dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e dal capo della polizia Franco Gabrielli, essi sono stati promossi a vice-questori.

Che volete – è la probabile risposta che avranno i deputati dem Giuditta Pini e Luca Rizzo Nervo –, sono gli automatismi che guidano le promozioni.

Eh, no: in questo caso non c’è automatismo che tenga. Chi sono infatti Gava e Troiani? Sono tra i poliziotti che, tra il 20 e il 22 luglio del 2001, durante il G8 a Genova, irruppero nella scuola Diaz deve erano stati ammassati centinaia di giovani a manifestazione conclusa; e ciò che vi accadde (come poi all’interno della caserma di Bolzaneto) rappresenta ancora, per le terribili violenze e delle provocazioni poliziesche, una ferita aperta nella non lineare storia delle forse dell’ordine in Italia. Per quelle infamie molti agenti e ufficiali sono stati condannati dalla magistratura italiana a severe pene; e c’è stata anche una solenne e severa sentenza di condanna nei confronti dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu).

Provocazione e menzogne

In particolare i due novelli vice-questori sono stati condannati in via definitiva per i fatti avvenuti all’interno della scuola Diaz a tre anni e otto mesi ciascuno più cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. PietroTroiani per avere introdotto due bombe molotov all’interno della Diaz; e Salvatore Gava per averne falsamente attestato il rinvenimento affinché tale scenario potesse costituire una giustificazione per la sanguinosa repressione ed una ricostruzione di comodo da fornire ai mezzi d’informazione.

E questi signori ora fanno i vice-questori? Ma nella sentenza di condanna della Cedu nei confronti del nostro paese al paragrafo 210 è detto esplicitamente che “per quanto riguarda le misure disciplinari, la Corte ha dichiarato più volte che, quando degli agenti dello Stato sono imputati per reati che implicano dei maltrattamenti, è importante che siano sospesi dalle loro funzioni durante l’istruzione o il processo, e che in caso di condanna ne siano rimossi” e giù una sfilza di precedenti citati uno per uno.

E allora ecco che Pini e Rizzo Nervo hanno rivolto alla ministra Lamorgese una interrogazione in cui, dopo aver ricordato che “tali reati appaiono particolarmente odiosi perché gettano discredito e dubbio sull’operato sugli apparati di sicurezza dello Stato e delle sue forze dell’ordine”, chiedono di sapere due cose: “quali parametri siano stati adottati per procedere a tali promozioni” e “se il ministero dell’Interno non ritenga di aggiornare le procedure contenenti gli automatismi che hanno portato a tali promozioni, per impedire che in futuro possano ripetersi situazioni di questo tipo”.