Palazzo Chigi, arriva la sobrietà. I fasti berlusconiani finiscono in cantina

Sarà da considerarla un regalo d’addio o piuttosto la volontà di relazionare ai giornalisti sull’attività di governo in un ambiente più a sua immagine, sobrio e funzionale? La decisione del presidente del Consiglio di dare il via libera alla ristrutturazione della sala stampa di Palazzo Chigi meglio non interpretarla dato che per ora, a dispetto del toto Quirinale che impazza, con nomi bruciati in poche ore e partiti nuovi che nascono come i funghi, Mario Draghi non ha fatto trapelare le sue intenzioni per il futuro. In un atteggiamento d’altri tempi, quelli in cui il rispetto del ruolo ricoperto era parte strutturale della serietà di un individuo impegnato nella cosa pubblica. Ed non resta che accettare la motivazione ufficiale della decisione che discenderebbe dalla necessità di adeguare le misure di sicurezza, anche sanitarie, indispensabili con la pandemia che non si arresta.

Ristrutturazione lineare e sobria

Non si conoscono i particolari della ristrutturazione (né il costo) ma c’è da scommettere che tutto sarà lineare e funzionale. Addio, dunque, agli interventi massicci che Silvio Berlusconi pretese per la sala d’incontro con i giornalisti e per l’intero Palazzo Chigi in cui negli anni della berlusconeide i damaschi, i velluti, i marmi, i candelabri a più braccia, i tappeti dilagarono come non mai soffocando, anzi sovente cancellando, i tradizionali arredi.

tiepoloErano i tempi d’oro del lusso. Lo sfarzo di Arcore portato al governo. Furono i tempi in cui sullo sfondo della sala stampa, dietro il banco dei governanti impegnati a vantarsi delle proprie capacità, fu affrescata una riproduzione della “Verità svelata dal Tempo” di Giambattista Tiepolo. Era il 2008 e cominciavano già a circolare notizie sulle indiscutibili capacità di governo del gran capo ma anche quelle di intrattenitore e benefattore, tra una cena elegante e un appartamentino elargito con benevolenza a ragazze di cui molte hanno affollato i banchi dei processi a Berlusconi. L’ex Cavaliere condivise la scelta colta con il suo interior design preferito, quel Mario Catalano cui la storia della televisione italiana deve le sceneggiature di “Colpo grosso”, memorabile programma di spogliarello televisivo in onda su Italia7.

Un affresco, però, in cui erano in primo piano i seni nudi e tondi di una bella fanciulla e anche un ombelico. Non proprio lo sfondo più adatto. Capace di distogliere l’attenzione dal fluviale resoconto del premier di cui, intanto, diventavano note altre sue abitudini.

Iniziativa dello staff

I ben pensanti di turno, alcuni dello staff che curavano l’immagine del presidente, pensarono bene di ordinare un po’ di pennellate per togliere capezzoli e ombelichi imbarazzanti data la prospettiva ad altezza riporto. I nomi dei pruriginosi e troppo attenti responsabili dello scempio di un Tiepolo, pur se riprodotto, non si sono mai saputi. Quello che è noto che per riportare lo sfondo ad un sobrio blu ci volle Mario Monti. Nel futuro ci sarà un grande schermo su cui proiettare slide, dati, report.

Non è dato conoscere neanche quale fu la reazione di Berlusconi davanti ad un atto che vanta azioni precedenti e successive. Irene Pivetti, imprevista presidente della Camera, allontanò dagli uffici di Montecitorio, quadri di Mario Sironi, la Venere nuda di Luca Giordano e statue impudiche, in preda ad un’azione censoria e morigerata che poi negli anni in cui viviamo pare non abbia usato per altre ben più gravi azioni.

E poi ci sono le statue del Campidoglio, mortificate in una sorta di bara perché le nudità di esse non offendessero la sensibilità del presidente iraniano Rouhani. Era il 2016. A capo del governo c’era Matteo Renzi che non se ne prese la responsabilità e gridò al boicottaggio. Giuseppe Conte, per avere uno sfondo secondo lui adeguato alle sue possibilità, molto spesso gli incontri con i giornalisti li ha fatti al primo piano del palazzo, nella sontuosa sala delle Galere. Lì c’è una riproduzione di Raffaello.

Addio dunque capitelli corinzi e riproduzioni di colonne. Men che mai affreschi. La futura sala stampa sarà sobria sia nello spazio per i giornalisti che nei servizi. I rubinetti con fotoelettrica saranno sostituiti da normali attrezzature. Molta attenzione sarà data ai disabili il cui accesso è stato troppo all’insegna delle difficoltà. Un progetto lineare. Scarno. Da situazione difficile. Prevedibile. Quello che non si può prevedere, quando in febbraio i lavori saranno terminati, chi sarà il premier che inaugurerà la nuova sala stampa.