Orsini, Hitler e la storia ancora stravolta nei talk show

La micidiale guerra in corso tra Russia e Ucraina, una impegnata in un’avventura dagli esiti incerti e potenzialmente disastrosi in prima persona, l’altra inchiodata a un conflitto “esistenziale” (resistere o perire) in prima persona e anche per conto terzi (Stati Uniti d’America, in subordine l’Europa), offre l’occasione di raffronti con il luttuoso passato europeo. La Storia, per quanto non magistra, come ben evidenzia crudelmente il sempre più crescente crepitio delle armi, procede pure per corsi e ricorsi, con significative suggestioni.

Hitler pacifista. L’ormai celebre professor Alessandro Orsini, provocando una certa orticaria nel rettore della Luiss, da cui è stato praticamente defenestrato, ha sostenuto l’altro giorno, nel corso di un dibattito tv, che “Hitler ha invaso la Polonia (l’1 settembre 1939, ndr) senza l’intenzione di far scattare” la seconda guerra mondiale. Il Führer, ha detto il brillante e provocatorio cultore di geopolitica, “non si aspettava” quell’effetto a cascata su scala globale. Il che, si volesse metterla sul tranchant, sarebbe come se un automobilista si lanciasse a duecento all’ora contromano sull’A14 senza mettere in conto un incidente mortale.

Nella fattispecie, il professor Orsini ha fatto riferimento alle alleanze militari che prevedevano mutui soccorsi in caso di aggressioni, di qua gli Alleati, di là il Patto d’Acciaio tra Terzo Reich e Mussolini, con Germania e Regno d’Italia “unite dall’intima affinità delle loro ideologie (…) decise a marciare fianco a fianco, unendo le loro forze per assicurarsi uno spazio vitale”. Così il preambolo del Patto d’Acciaio, mentre l’articolo 3 andava oltre quanto previsto ieri dagli Alleati e oggi dall’articolo 5 del Patto Atlantico, prevedendo che il sostegno militare reciproco “con tutta la sua potenza militare, in terra, in mare e nel cielo” sarebbe scattato “immediatamente” non solo in caso di un’aggressione armata, ma pure qualora una tra Germania e Italia fosse entrata “in complicazioni belliche con un’altra o altre potenze”. Se io aggredisco, tu aggredisci con me. Il Patto d’Acciaio vietava inoltre di concludere armistizi per conto proprio, ma un’Italia devastata e spezzata, com’è noto, un armistizio lo avrebbe poi firmato nel ’43 a Cassibile senza intesa alcuna coi tedeschi (che si arrabbiarono un bel po’).

L’appetito del Führer

Insomma, il Führer, secondo il professor Orsini, non dava peso in generale agli obblighi di aiuto reciproco che legavano gli Alleati contro il nazifascismo e nemmeno, per tornare al ’39, all’impegno di Francia e Gran Bretagna a farsi garanti dell’unità territoriale polacca. Una leggerezza assurda, sembrerebbe, visto che alla Blitzkrieg, la guerra lampo, contro la Polonia, avrebbe fatto seguito solo due giorni dopo la dichiarazione congiunta di guerra al Reich di Francia e Inghilterra.

Un fronte occidentale si aggiungeva per la prima volta al fronte orientale. In precedenza Hitler si era annessa l’Austria (marzo ’38) e pappato i Sudeti, la Boemia, la Moravia e la Slovacchia: in autostrada a contromano a duecento all’ora etc etc, senza staccare il piede dall’acceleratore, visto che nel maggio ’40 i tedeschi avrebbero invaso Lussemburgo, Olanda e Belgio e attaccato la Francia dopo aver invaso il mese precedente Norvegia e Danimarca. Per fortuna che Hitler, secondo Orsini, si dava da fare controvoglia.

Il guaio per il professore della Luiss è che i documenti storici raccontano una storia diversa, quella vera. Il Führer aveva il suo caratterino, ma non era compiutamente un folle (come non lo è Putin). Dichiarava sì il 26 settembre del ‘39: “Perché la Francia e l’Inghilterra vogliono ancora combattere? Non c’è nulla per cui combattere. La Germania non vuole nulla in Occidente” (per lo “spazio vitale”, il Lebensraum, puntava a Est). Erano sentimenti “pacificatori” giustificati da uno stallo, la famosa Sitzkrieg, la strana guerra, dall’autunno ’39 al maggio dell’anno successivo, ma il capo nazista in realtà non aveva mai escluso un estendersi del conflitto a Ovest, come si sarebbe verificato non molti mesi dopo, anzi, l’aveva ipotizzato, logicamente previsto e si era preparato a sostenerlo. Nonostante due anni prima, nel novembre ’37, l’alto esponente del governo britannico e futuro segretario di Stato agli Affari esteri Edward Wood, lord Halifax, durante un viaggio in Germania avesse avuto modo di sostenere, a colloquio con Hitler, che i piani tedeschi su Austria, Cecoslovacchia e Danzica gli parevano legittimi, ove fossero stati ottenuti in modo pacifico. Un orsiniano ante litteram. Complimenti.

Si prepara la guerra

È il 5 novembre del 1937. Wilhelmstrasse di Berlino. Il feldmaresciallo von Blomberg, ministro della Guerra e comandante in capo delle tre forze armate, von Fritsch (esercito), Raeder (Marina), Göring (Aeronautica), von Neurath (Esteri), Hossbach (aiutante militare di Hitler) vengono radunati da un Hitler particolarmente logorroico per venire edotti sulla strategia internazionale che deve seguire il Terzo Reich. I convenuti già sanno che “la fluida situazione mondiale”, come ha scritto in un comunicato segretissimo von Blomberg, “non esclude eventi inaspettati, esige un’assidua preparazione alla guerra da parte delle forze armate germaniche (…) si dovrà procedere alla preparazione delle forze armate per un’eventuale guerra, iniziando dal 37-38 il periodo di mobilitazione”.

In Wilhelmstrasse nessun aspetto della situazione viene trascurato, a partire dall’obiettivo dichiarato della tutela e del potenziamento della comunità razziale, in nome di un “diritto a uno spazio vitale maggiore di quello degli altri popoli”. Un diritto che va soddisfatto a spese di paesi dell’Est, come poi accadrà. Blomberg, Fritsch e Neurath, non del tutto convinti dalla “pianificazione” bellica decisa dal capo del Terzo Reich, nel giro di tre mesi verranno destituiti. E nel settembre del ’38 abortirà un complotto guidato dal generale Halder per eliminare il Führer: un estremo tentativo volto a bloccare la foga bellica dell’entourage hitleriano.

Doppio fronte

23 maggio 1939. A Patto d’Acciaio appena firmato, Hitler riunisce i capi militari a Berlino e spiega loro, fuor di urlata propaganda, che è necessario attaccare la Polonia e, se necessario, schierarsi anche contro Gran Bretagna e Francia. Più spazio vitale per risolvere i problemi economici della Germania, più guerra: la conquista di territori a Est è la base (raccolti agricoli, industrie) per potersi misurare con l’Occidente. Ormai Hitler dubita di un accomodamento pacifico con l’Inghilterra, cui aveva fin troppo creduto, vista la politica di appeasement del primo ministro britannico Chamberlain: “È nostra nemica e il conflitto con questa nazione è un problema di vita o di morte. (…) La durata della nostra esistenza dipende dal possesso della Ruhr”.

Nonostante il sentire di molti gerarchi, il Führer accetta in pieno il rischio mortale (e alla lunga disastroso) d’un doppio fronte: lo stesso errore del Kaiser nella Prima Guerra Mondiale. Insomma, una guerra prevista, considerata, soppesata, attuata. Ecco riassunto brutalmente quanto William Shirer documenta, a proposito della… non volontà guerresca di Hitler, nella sua capitale e monumentale “Storia del Terzo Reich”.

Armi “mai viste”

Delle tante somiglianze tra Hitler e Putin, proposte spesso impropriamente in queste settimane di guerra nel nome di un facile psicologismo, ha colpito abbastanza nel segno quella tra le armi “mai viste” evocate dal presidente russo e le Wunderwaffen, le armi-meraviglia strombazzate dal ministro della propaganda nazista Goebbels a guerra praticamente perduta. Il paragone è accettabile, però solo superficialmente. Le ventilate armi tedesche “da fine di mondo”, dal cannone solare al Mauser MG13 (un cannone rotante da montare sugli aerei) al supercannone V3 Hochdruckpumpe – HDP rimasero in buona parte allo stadio di prototipi o a quello più ingeneroso di superbufale.

Il missile Sarmat

Il missile intercontinentale Sarmat da 200 tonnellate, i missili ipersonici Kinzhal e Avangard con velocità cinque volte superiore a quella del suono e tante altre “caramelle” messe sul tavolo da Putin invece sono vere. Tanto quanto le armi sempre più pesanti e moderne che stanno affluendo in Ucraina, soprattutto da parte americana. Una resurrezione, dopo ottant’anni, del Lend-Lease Act, la legge degli affitti e prestiti grazie a cui Roosevelt fornì agli Alleati contro il nazifascismo valanghe di materiale bellico che non esigeva un immediato pagamento. Degli oltre 50 miliardi di dollari in armi fatti arrivare in Europa, 11,3 servirono proprio all’Unione Sovietica per difendersi prima e contrattaccare poi fino alla Pobeda, la vittoria nella “Grande guerra patriottica”. Ironie della Storia, dove è possibile tutto e il suo contrario.