Ormai nessuno vive più in certi luoghi:
storia di un investigatore neghittoso

Il problema di Augustín Flores è la curiosità. Non sarebbe un vizio, ma una qualità che lo dovrebbe rendere un bravo giornalista. Però la curiosità del protagonista di Ormai nessuno vive più in certi luoghi dell’uruguayano Pedro Peña (dei Merangoli Editrice, 2019, 132 pagine, 13 euro) è una curiosità pigra che ne fa un investigatore neghittoso, un po’ malgré soi.

La rivista per cui Augustín lavora senza troppo entusiasmo lo ha spedito a Rafael Alsina, sperduta cittadina nel nulla della provincia uruguaya per rimpiazzare un collega, più bravo e più importante, impegnato altrove.

Si tratta di riempire due pagine del settimanale nell’anniversario di un orribile fatto di sangue. Una strage inspiegabile che la polizia locale pare alquanto propensa a mettere nel comodo ripostiglio dei misteri che resteranno tali. E invece proprio la curiosità del giornalista fornirà la chiave per ricostruire ciò che è accaduto, mettendo a posto le tessere di un mosaico fatto di personaggi, incontri, intuizioni. Così il luogo dove il tempo “è quasi l’unica cosa che passa”, insieme con i pullman che potrebbero portarti altrove se non avessi la disgrazia di non poter salirci sopra, alla fine è come se si riscattasse dal suo sordo non essere, tornando a farsi il teatro di una storia. Con le trame degli uomini e delle donne, le passioni e la crudeltà del sangue.

Augustìn indaga, ricostruisce, scandaglia ricordi e sensazioni di chi fu testimone dei fatti, un vecchio malandato e incattivito, un vagabondo che vende informazioni per pochi denari, una donna che mette a frutto il suo dubbio fascino, il mondo diradato che circonda la fazenda che fu teatro del pluriomicidio. Saranno proprio gli effetti della sua curiosità che lo porteranno a toccare i fili scoperti del caso aperto e a far precipitare, così, l‘indagine in un finale d’azione, con altri morti e altro sangue, come si conviene ad ogni buon thriller.

Pedro Peña ha scritto un bel romanzo nello stile dei noir, ma mentre ci si fa prendere dalla trama e si insegue la logica dell’intrigo, resta tutto il tempo per abbandonarsi al sottile fascino con cui l’autore sa raccontare un non-luogo, uno di quelli in cui non succede quasi mai nulla, e un non-eroe, uno di quelli che raramente prendono davvero la propria vita in mano. Salvo che poi capita che le cose succedano e che anche le persone senza passioni ne diventino protagoniste.