Ora chi difende
i diritti di civiltà?

Questa precipitosa ritirata del governo dal territorio minato dello jus soli è un triste segnale dei tempi. La destra ha già vinto. E’ diventata il senso comune dell’epoca, che nessuno osa sfidare. Tutti i grandi diritti in Italia sono nati dalla convergenza tra le minoritarie sensibilità liberali-radicali e il grande corpo organizzato del movimento operaio comunista e socialista. Ora che la striscia rossa della repubblica è stata cancellata è un’impresa davvero disperata strappare diritti di civiltà.
Quando le culture democratiche hanno scritto in costituzione che la repubblica è fondata sul lavoro intendevano stabilire un solido ancoraggio per l’universalismo aperto dei diritti fondamentali. Evocare il lavoro significa infatti rimuovere, quali canoni di appartenenza, l’etnos, il sangue, la fede. Mentre queste connotazioni naturalistiche o spirituali escludono, il lavoro è la dimensione aperta che cancella le differenze e include tutti i corpi nella città.
Far votare anche gli stranieri appartiene ad una nobile tradizione operaia. Fu la Comune di Parigi a prevederlo nei suoi statuti. Marx si vantava del fatto che gli stranieri non solo disponessero del diritto di voto ma che alcuni di essi venissero eletti nelle cariche istituzionali riconosciute nella breve esperienza parigina. E poi, dopo i comunardi, venne il paragrafo 20, sezione II, della costituzione sovietica a garantire il voto a tutti gli stranieri che soggiornavano in Russia per lavoro. Il corpo che lavora non ha differenze, non ha sangue né terra né dio come barriere che escludono.
Persino un giurista liberale come Hans Kelsen notò, a riguardo della sorprendente innovazione costituzionale della Russia sovietica, che si trattava “di un atto d’importanza storico-universale e di un forte passo verso la realizzazione politica del concetto –assolutamente democratico- di umanità”. Classe e umanità, questo era il ponte costruito dalle carte del movimento socialista.
Mentre il diritto canonico stabiliva differenze invalicabili tra i soggetti e, condizionando l’acquisizione della personalità al momento del battesimo, non superava il test di universalità, il costituzionalismo marxista, con il suo ancoraggio al lavoro, dava una prima sostanza giuridica concreta alla nozione di umanità.
Ora che il rosso è stato espulso dalla politica italiana non sorprende che ci siano corpi che lavorano senza però godere dei diritti di cittadinanza. Nemmeno stupisce che per “aiutarli a casa loro” venga precauzionalmente rimosso il disegno governativo per lo jus soli. E’ questo solo un modo per gridare ai figli di migranti sfruttati e senza diritti che la terra dove sono nati, hanno studiato e lavorano non è casa loro.