“Ok boomer”? Due parole che archiviano la lotta di classe

Rileggo un mio articolo per Strisciarossa del gennaio 2018. Era a proposito dell’anniversario del Sessantotto, e dedicava qualche paragrafo ai baby boomers, i nati negli Stati Uniti negli anni del secondo dopoguerra, durante il boom demografico di quel periodo. C’era stato un ampio consenso che il Sessantotto, negli Stati Uniti, avesse avuto come protagonisti i baby boomers, che nel periodo fatidico delle proteste degli anni Sessanta avevano intorno ai vent’anni di età.

Rapidamente opinionisti e politici italiani si appropriarono del concetto, e si cominciò a dire che anche in Italia il Sessantotto l’avevano fatto i baby boomers. Salvo che, come spiegavo in quel mio articolo, in Europa nel secondo dopoguerra non c’era stato nessun boom demografico: il continente era troppo povero, distrutto. Non solo in Italia, una crescita demografica significativa (anche se non impetuosa) si ebbe negli anni del boom economico, sul volgere degli anni Sessanta, il che però vorrebbe dire che se il Sessantotto lo fecero i baby boomers, in Italia erano dei bambini di otto anni.

Usato in modo del tutto inappropriato in Italia, quel concetto avrebbe dovuto comunque essere preso con le pinze, perché l’idea statunitense di boomer aveva molti sottintesi, fra i quali quello principale era l’appartenenza a una classe media di bianchi.

Ma osservo che ancora quattro anni e mezzo fa il termine aveva un uso abbastanza circoscritto. I giornalisti che pensavano di saperla lunga chiamavano baby boomers gli italiani nati nel dopoguerra, che baby boomers non erano, ma il termine boomer (senza baby) non era diventato il concetto grimaldello che oggi si legge e ascolta dappertutto, come chiave interpretativa universale della situazione sociale, economica, politica.

Adesso tutto si spiega con il conflitto tra i boomers e gli altri, soprattutto i giovani, ancora di più la generazione Z. È tutta colpa dei boomers, che occupano i posti e non se ne vanno, che sono la causa di tutti i problemi, dalla crisi economica a quella climatica. Boomer è una parola talmente ben definita, come abbiamo visto, che tanto varrebbe sostituirla con matusa, vecchi, dinosauri, ed è altrettanto utile a parlare del presente di quanto lo fosse la contrapposizione giovani-adulti ai tempi di Rita Pavone e dei “collettoni”.

Salvo che allora, se una persona che pretendesse di saperla lunga avesse cercato di spiegare il mondo sulla base di quella contrapposizione fra generazioni, qualcuno (non ci voleva un padreterno, bastava uno studente o una studentessa che avesse letto un paio di libri) l’avrebbe invitata a considerare altri elementi, a cominciare dal conflitto di classe, dai rapporti fra i paesi economicamente dominanti e quelli poveri o colonizzati, dallo sviluppo dei mezzi di produzione, insomma, dall’ABC del marxismo. Che non è più di moda, d’accordo, per cui è molto più facile presentarsi come capaci di interpretare tutto quello che succede basandosi su una goffa parodia dell’ideologia neoliberista. Boomers contro tutti, tutti contro i boomers. Così non c’è più la lotta di classe, che sollievo! Be’, quando leggo qualche cretino che ripete “ok boomer” so cosa vuole veramente dire.