In piazza a Roma
per difendere
la democrazia

Senza bandiere di partito. Senza simboli di parte. Solo i tricolori a colorare piazza San Giovanni nella giornata della manifestazione indetta a Roma dai sindacati perché non ci siano più fascismi, vecchi e nuovi. Per dire basta alle pericolose e anacronistiche nostalgie. Basta alla violenza per affermare le proprie idee. Per vivere il lavoro come un autentico strumento di libertà. Perché attraverso la partecipazione, ancora una volta, venga riconfermata la ferma difesa della democrazia e della Costituzione che è alla base della nostra repubblica.

Il quadro di Ennio Calabria tagliato durante l’assalto alla Cgil di Roma

L’appuntamento è a piazza San Giovanni, alle 14. Un luogo simbolo in cui sono invitati a ritrovarsi quanti hanno vissuto i mesi, gli anni che abbiamo alle spalle con paura, preoccupazione, angoscia. Che hanno dovuto prendere decisioni difficili per sé e per i propri cari, figli, genitori, nonni. E che con un impegno immane sono quasi riusciti ad uscire dall’incubo grazie ad una scienza che ha compiuto in pochi mesi quasi un miracolo. Ma innanzitutto quanti, e per fortuna sono la stragrande maggioranza degli italiani ed i dati sono lì a dimostrarlo, credono nel vaccino per uscire dalla pandemia. E non considerano l’assalto alla sede del più grande sindacato italiano, l’arrivare a pochi metri dai palazzi delle istituzione sperando nell’incidente per diventare vittime e non aggressori, come una medicina risolutiva per il Paese. La violenza come strumento politico non può essere accettata senza reagire.

Ed è per questo che non basta curare le ferite inferte alla sede della Cgil, presidiata dal giorno dell’attacco dagli iscritti, dai lavoratori, dai cittadini, anche di notte, luci a giorno e bandiere. Bisogna scendere in piazza. In modo civile. Subito. Senza consentire che la forza abbia la meglio sul ragionamento e sul confronto. L’incontro dunque si svolgerà nel giorno del silenzio elettorale, peraltro da anni interrotto continuamente attraverso i social da chi avrebbe voluto, come i centrodestra, il rinvio ad un giorno qualunque ma dopo un voto che non sembra loro promettere granché.

Ma questo è un altro discorso. Per i giorni a venire. Con i risultati acquisiti. Quello che appare chiaro è che nessun ritorno al fascismo camuffato in qualunque modo, nessuna violenza per l’affermazione delle proprie idee di egoismo sociale, nessun rifiuto di applicare le leggi e le norme di uno stato democratico può essere accettato. Da nessun democratico. E quindi bisogna scendere in piazza. Disponibili ad accettare la partecipazione di chiunque, di ogni parte, voglia dichiarare di condividere queste esplicite posizioni.

Così non sarà. Il centrodestra di governo e di lotta, Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia ha dimostrato ancora una volta di non sapere cogliere un’occasione per dimostrare che in cento anni qualcosa può anche essere cambiata. Ed allora si ritroveranno a piazza San Giovanni quanti nella democrazia ci credono davvero. Ci saranno i sindaci in rappresentanza della spina dorsale del Paese che ha tenuto in questi difficili mesi a colpi e contraccolpi.


Ci saranno le lavoratrici e i lavoratori, i giovani, i cittadini a cui parleranno Maurizio Landini, Pierpaolo Bombassei, Luigi Sbarra. I segretari di Cgil, Uil e Cisl uniti in una battaglia che va oltre la rivendicazione sindacale o la lotta per il lavoro ma che è diventato indispensabile portare avanti per difendere il Paese dal peggiore degli attacchi al cuore dello Stato. Per riuscirci la richiesta è prima di tutto che le organizzazioni neofasciste e neonaziste “siano messe nelle condizioni di non nuocere sciogliendole per legge”.

La manifestazione dei sindacati si tiene il giorno dopo l’ennesima manifestazione dei no green pass contenuta nel catino del Circo Massimo, e nelle ore dell’entrata in vigore del green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro. Grande preoccupazione per quello che era stato prospettato come un venerdì nero per possibili scontri, minacciati specialmente nei grandi porti da cui transitano le merci che approvvigionano il Paese di generi indispensabili.
La temuta tensione c’è stata solo in qualche momento a Trieste, a Genova. Ma niente di quanto paventato. Molti i lavoratori con il green pass, d’altra parte il numero dei vaccinati si sta avviando al 90 per cento. In aumento le prenotazioni per nuovi vaccini. E tanti tamponi per affrontare un’emergenza che dura ancora. Per vincerla non conviene a nessuno non rispettare le regole e pensare di essere in pochi più intelligenti di tutti gli altri. Che sono molti.