Sui bandi balneari
il governo cerca
una difficile soluzione

Il 9 novembre 2021 verrà ricordato come un giorno particolare per l’Italia. Una sentenza, in Adunata Generale del Consiglio di Stato, obbliga a bandi pubblici per le concessioni demaniali turistiche entro due anni. Una giornata che verrà ricordata anche per un altro motivo: è la sconfitta della politica. In 10 anni il Parlamento non è riuscito fare una nuova legge di riordino del demanio marittimo con finalità turistiche in sintonia con l’Europa. Si poteva e doveva fare. Già dodici anni fa era tutto chiaro.

La Corte costituzionale boccia le proroghe

Il 20 maggio 2010 la Corte Costituzionale boccia una legge della Regione Emilia Romagna che proroga per un massimo di 20 anni le concessioni di spiaggia a fronte di investimenti nello stabilimento balneare. La motivazione della Consulta: “E’ in contrasto con l’art. 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in tema di libertà di stabilimento, favorendo i vecchi concessionari a scapito degli aspiranti nuovi”. La Corte Costituzionale non cita la direttiva servizi o Bolkestein ma i Trattati.

Questa ed altre sentenze della Corte Costituzionale, dei Tar, del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia Europea, hanno adottato tutte la stessa linea: le proroghe sono illegittime e le concessioni demaniali turistiche debbono andare a bando di evidenza pubblica, la politica ha evitato di tenerne conto.

Anzi nel tempo si sono moltiplicate le proposte più assurde. Diritto di superficie per 90 anni, distinzione tra arenile e spiaggia con quest’ultima che si poteva privatizzare, uscita dalla Bolkestein, proroga per 50 anni. Alla fine, la politica ha trovato la soluzione pilatesca del rinvio del problema con la proroga al 2033 bocciata in via definitiva dal Consiglio di Stato.

Il governo Draghi alle prese col dilemma

In queste ore il governo dovrebbe proporre una soluzione per evitare un’infrazione europea o peggio ancora il caos nei prossimi due anni sugli arenili italiani.

Il confronto non sarà semplice, la lobby dei bagnini è potente in Parlamento ed userà tutta la forza per impedire una riforma seria.

Vediamo gli argomenti che vengono usati da chi è contro le evidenze pubbliche:
– Si perdono un milione di posti di lavoro. Falso. Le spiagge continuano ad essere gestite. Anzi con più investimenti negli stabilimenti balneari l’occupazione aumenta.
– Le multinazionali si prendono le spiagge italiane. Falso. Basta limitare nei bandi il numero massimo di evidenze pubbliche a cui può partecipare un singolo operatore (ad esempio tre).
– La mafia e la criminalità organizzata gestiranno i bagni in alcune parti d’Italia. Falso. Già oggi la mafia controlla interi litorali. I bandi sono l’occasione per risolvere questa piaga sociale.
– In Spagna hanno dato proroghe per 75 anni. Non è confrontabile la situazione della Spagna con quella italiana. In Spagna nel 1988 hanno espropriato con una legge stabilimenti, pubblici esercizi, abitazioni. La proroga è stata data come ristoro ai legittimi proprietari espropriati. In Italia i bagni sono da sempre su demanio dello Stato.

Più interessante capire le proposte dei bandi. Indico alcuni punti importanti per la gestione dei nostri arenili:
– Salvaguardia della tipicità della gestione degli arenili italiani caratterizzata da micro e piccola impresa.
– Libertà di accesso al mare in tutte le situazioni.

Canone demaniale rivisto, ma uguale su tutto il territorio nazionale a parità di posizionamento economico della spiaggia. Non è il canone che può fare la differenza per l’assegnazione di una concessione. Lo Stato dovrà incassare comunque molto di più degli attuali cento milioni di euro.
Proposta di investimento. Questo l’aspetto più importante. I bandi debbono servire per produrre innovazione sulle spiagge per meglio competere sui mercati internazionali.
– La durata della concessione deve essere parametrata agli investimenti previsti.
– Aumento del numero delle spiagge libere.

La giurisprudenza ha ristretto le soluzioni possibili

In questo contesto si possono prevedere anche riconoscimenti a chi ha gestito le attuali concessioni come, ad esempio, la professionalità acquisita per alcuni servizi di interesse generale (salvamento, pulizia anche nei periodi invernali, ordine pubblico ecc). Il tutto senza penalizzare od escludere altri operatori economici interessati.

Altre soluzioni, dal legittimo affidamento, al riconoscimento degli investimenti fatti o del valore economico dell’azienda balneare sono stati già ampiamente bocciate o quanto meno fortemente limitate da sentenze negli anni passati.

In tutta questa vicenda che forse sia avvia verso una conclusione, per ora ha vinto solo la miopia delle associazioni di categoria unita all’incompetenza di molte forze politiche ed alla demagogia contro le politiche comunitarie.

L’autore è stato assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna e vice sindaco di Rimini