Nuovo stallo
sull’Ilva di Taranto

Come l’Ilva di Taranto. Quando si vuole figurare il massimo dell’incapacità pubblica e privata basta dire questa semplice frase e tutti comprendono perfettamente la situazione. L’Ilva di Taranto rappresenta l’apoteosi della cattiva gestione tra blocchi burocratici, frenate politiche, interventi della magistratura. Il Governo è ancora oggi a cercare soluzioni che allentino la morsa dell’inquinamento e della tossicità per i cittadini di Taranto e nel contempo assicurino la salvezza dell’impianto e dei lavoratori. Piano ambientale e piano industriale. Due percorsi che dovrebbero andare insieme, di pari passo, ma che invece hanno delle impennate a scapito dell’uno o dell’altro. E questo all’interno di un quadro di tempi e di decreti che tolgono anziché mettere, dilatano anziché restringere. 

È la pagina Facebook «Solo a Taranto» a denunciare, attraverso questa immagine, un vero e proprio fiume di colore rosso che attraversa le strade del porto nella zona vicino all’Ilva

Con la vendita dell’impianto alla cordata ArcelorMittal-Marcegaglia-Intesa e il Dpcm di settembre scorso si sono fatti evidenti passi indietro nei piani che avevano ispirato il  vecchio decreto del 2014 il quale proponeva, tra le altre cose, una decarbonizzazione dell’impianto verso le più moderne soluzioni, che avrebbe potuto assicurare, mantenendo tempi certi di ambientalizzazione dell’area, e quindi di uscita dall’emergenza inquinamento e mortalità, una riconversione ma anche un segnale importante e una virata strategica verso un futuro senza fossili. Gli ultimi atti però vanno proprio in senso contrario a partire dalla scelta di vendere alla cordata ArcelorMittal-Marcegaglia-Intesa che non ha in progetto di abbandonare la strada del carbone, anziché al gruppo arrivato secondo, che proponeva una produzione decarbonizzata. E questa è già una scelta che la dice lunga sugli obiettivi del governo e sulle vere intenzioni che si stanno stagliando su Taranto.

E poi….tutte le modifiche che rispetto al vecchio decreto del 2014, caratterizzano l’ultimo atto del governo. A partire dai tempi. Non solo non sono stati rispettati i termini dell’AIA del 2012 e del Piano Ambientale del 2014, ma si è proceduto ad un allungamento al 2023 della realizzazione degli interventi di copertura del Parco minerale e del Parco fossile, con buona pace per l’emergenza inquinamento ambientale e le sue ripercussioni sulla salute degli abitanti di Taranto. Inoltre il Decreto modifica molte altre parti rispetto al Piano  del 2014: sull’applicazione delle BAT, sul gas di cokeria non usato nelle centrali termoelettriche in riparazione, sui limiti da applicare agli scarichi idrici solo a pie’ d’impianto, sulle rimozioni di cumuli di rifiuti e sulle scorie di fusione, sul trattamento delle acque di prima pioggia. Tutta una serie di variazioni di cui non è dato sapere la portata ambientale per la quale servirebbe un’istruttoria sugli impianti. Abbandonata, poi, definitivamente la strada della sperimentazione su un utilizzo graduale del gas.

Ecco dunque spiegata la scelta estrema di Regione e Comune di appellarsi ai giudici e la conseguente messa in scena, da parte di tutti, Governo ed enti locali di un teatro dell’assurdo fatto di botta e risposta, di accuse reciproche, di ricatti plateali e scomposti. Anche perché alla base di tutto c’è un non detto gigantesco: questi piano saranno possibili solo se il Tribunale “libera” i soldi che i

Taranto, 24/09/2012: Acciaieria ILVA, operai in assemblea all’esterno della portineria A
©Andrea Sabbadini

Riva devono restituire e la cordata mette sul tavolo i soldi che ha promesso. Perché il Governo, all’oggi, non avrebbe una lira per poter onorare qualsiasi Piano futuro mentre la cordata, nuova proprietaria, attende che il Governo inizi a fare il suo per poter procede al subentro effettivo.

Siamo quindi ad una nuova fase di stallo, mentre per quanto riguarda i wind day, così come, molto “romanticamente”, venivano chiamati i giorni di allarme vento, che obbligavano la chiusura delle scuole, costringendo i bambini a stare rintanati in casa per non ammalarsi,  la misura precauzionale sembra ritornare prioritaria e allarmante così come nel passato, anche se con la bagnatura dei parchi minerali, avvenuta con il Decreto 2014, non si erano avute più, nei giorni ventosi, differenze nei dati di inquinamento registrati dalle centraline di Taranto. Ci chiediamo quindi cosa sia cambiato e perché a Taranto si chiudono nuovamente le scuole ma non viene ufficializzato nessun dato di superamento delle polveri inquinanti? Anche su questo non è dato sapere. Come niente si sa sull’impatto sanitario attraverso le misurazioni e indagini epidemiologiche. Uno stallo pieno solo di parole inutili che alimentano una falsa contesa tra lavoratori e abitanti, anzi la manovrano, per eludere i veri ostacoli su cui colpevolmente si tace.