Nuove idee e unità dei progressisti contro la destra e i venti di guerra

La vittoria elettorale delle destre a trazione Meloni rappresenta una sconfitta di tutti i democratici e mette a repentaglio la vita sociale e civile, la Costituzione e la collocazione internazionale dell’Italia con una rinnovata subalternità agli USA. Con le destre al governo l’Italia e la democrazia saranno più esposte a fenomeni involutivi.

Dal voto del 25 settembre, il PD esce sonoramente battuto, le forze minori di sinistra sopravvivono a stento e Conte riesce nel fotofinish a ricompattare le rimanenti forze dei 5Stelle. Ma le destre nel paese non sono maggioritarie, anche se hanno significativi consensi tra le forze popolari, tra i ceti medi e alti della borghesia.

Il PD di Letta, assurdamente, ha rifiutato gli inviti a unire le forze progressiste nei collegi uninominali determinando, prima ancora del voto, la vittoria elettorale delle destre.

Giorgia Meloni con Berlusconi, Salvini, Lupi (foto dal profilo Twitter di Meloni)

La divisione delle forze progressiste e di sinistra ha rappresentato per Meloni l’arma vincente. Pertanto, la svolta a destra potrà essere bloccata solo se le forze del lavoro e popolari troveranno la via dell’unità nella battaglia di opposizione.

Sconfitta figlia di tante cause

Ma la vittoria delle destre non ha solo aspetti contingenti. Ci sono cause più di fondo che hanno portato a questa sconfitta: sono molte e vengono da lontano.

Credo ce ne sia una che possiamo definire la madre di tutte le cause: la mancanza in Italia della sinistra.

Sinistra intesa come un insieme di valori, di analisi, di forze sociali e politiche, di concezione della politica e di indicazione di una nuova società fondata sull’uguaglianza, la solidarietà e la difesa della natura. Sono decenni che le forze progressiste e di sinistra hanno accettato, nei fatti, come immutabile, l’assetto liberista e liberaldemocratico delle società, che hanno abbandonato la cultura della partecipazione per esaltare la personalizzazione della politica per cui il plebiscitarismo e la manovra politicista hanno preso il sopravvento, che hanno rinunciato alla coerenza tra i valori di uguaglianza e di solidarietà con l’azione politica e di governo, che hanno considerato le forze del lavoro e popolari solo come massa elettorale e non, come indica la Costituzione, nuove classi dirigenti.

Molti di caratteri culturali e politici della sinistra sono stati smarriti, non solo da chi ha pensato di ingabbiare il pluralismo culturale e politico delle forze di sinistra in un solo partito con la chimera della vocazione maggioritaria, ma anche, senza però confondere le responsabilità, da chi si è rifugiato in gruppi autoreferenziali separati dalle forze del lavoro e popolari.

L’assenza della sinistra nel sistema politico italiano è, quindi, un dato strutturale che segna una pericolosa anomalia rispetto ai paesi democratici europei.

Il carattere plurale della sinistra è nel suo Dna

La sinistra in Italia ha sempre avuto, ed ha, un carattere plurale cioè di forze diverse che hanno in comune i valori dell’uguaglianza e della solidarietà, dell’antifascismo e della pace, dei diritti civili e della libertà. Essa è nata e vive nel movimento storico socialista, nel mondo cattolico popolare-progressista e nei movimenti delle donne, dei pacifisti, degli ecologisti e dei diritti.

È da questi movimenti che sono nati nella storia d’Italia i partiti, le soggettività critiche e le aspirazioni ad una società liberata dalle disuguaglianze e dallo sfruttamento del lavoro e della natura.

Oggi manca questa sinistra, ampia e plurale, perché è divisa e si pensa divisa, in permanente conflitto con parti di sé stessa. Per battere le destre sul terreno culturale, politico ed elettorale, la sinistra plurale dovrà acquistare la consapevolezza della necessità di rigenerarsi nelle sue parti e di unirsi.

L’esperienza deve pur insegnare qualcosa. I tentativi di fare un partito unico è fallito. Non sono servite né le leggi elettorali maggioritarie, né l’impostazione del bipartitismo, il leaderismo, il presidenzialismo di fatto che ha imposto la finzione dei governi tecnici, prima con Monti e poi con Draghi, per impedire svolte progressiste. La sconfitta elettorale ci dice e impone di cambiare pagina.

L’obiettivo della rigenerazione e ricostruzione della sinistra plurale è compito di tanti soggetti sociali, culturali e politici e ognuno è chiamato a fare la propria parte. Certamente il PD dovrà esplicitare la sua identità: continuare ad essere una forza di centro o cambiare ed essere di sinistra? La formula di essere un partito di centrosinistra, formula che tentava di occultare un amalgama non riuscito, è superata dai fatti: partito liberal con Veltroni, di sinistra moderata con Bersani, di destra con Renzi e dell’establishment con Letta. Per il PD continuare ad essere un partito di centro che si allea con le forze di sinistra e progressiste sarebbe la cosa più naturale. Viceversa, non è serio cercare di fare due parti in commedia. Anche perché, così, finalmente, Prodi potrebbe curare alla luce del sole le varie componenti del PD.

Proporre una nuova idea di società

Alle forze di ispirazione socialista e a quelle che si richiamano all’eredità del PCI e di Berlinguer, rimane l’onere di trovare il coraggio per riproporre una nuova idea di società socialista ed ecologista, di acquisire una propria autonomia culturale e politica capace di dare dignità, rappresentanza, organizzazione e iniziativa sociale e politica alle forze del lavoro e popolari, alle donne e ai giovani. Purtroppo, dopo il colpevole fallimento di LeU, non vedo ancora candidati per una tale operazione di coraggio e di saggezza.

Anche i 5stelle debbono scegliere chi sono: una forza progressista ed ecologista, aperta al cattolicesimo di papa Francesco o un residuo del vecchio eclettismo grillino? Analoga questione si pone ai vari partitini di sinistra ed ambientalisti che dovranno pur domandarsi come mai, dopo trent’anni dal big bang dell’89, sono sempre rimasti piccola cosa, privi d’iniziativa politica e quindi ininfluenti: se la questione è la ricostruzione della sinistra plurale, possono ancora pensarsi ed essere solo propagandisti di giuste esigenze, critici del capitalismo, gruppi intellettuali autoreferenziali e settari, lontano dalle forze del lavoro e popolari?

Manifestazione Movimento 5 StelleAncora, le forze del cattolicesimo democratico che guardano a papa Francesco, che fanno? rimangono solo sul sociale in una sorta di “no expedit” volontaria, mentre i cattolici di destra sono più che inseriti nel sistema di potere delle destre? A congresso, quindi, è bene che ci vadano tutte le forze progressiste con l’obiettivo di aprire una fase democratica nuova della vita nazionale.

Anche se la vicenda covid ha fatto prevalere la solidarietà e dato un ruolo centrale alla cosa pubblica (Europa e Stati nazionali), tuttavia, le tendenze liberiste non sono state invertite: degrado della natura e cambiamenti climatici, uso privato dell’innovazione tecnologica, privatizzazioni, attacco allo stato-sociale, precarizzazione del lavoro, delocalizzazioni, consolidamento dei poteri monopolistici e finanziari, povertà, migrazioni e in tanti popoli del pianeta l’assenza dei diritti per le donne e per gli esclusi/ scarti sociali.

Il mondo dentro una feroce competizione internazionale

lettaE ciò, in un mondo che dove alla guerra fredda si è sostituita l’egemonia/predominio americano portatore di una feroce competizione internazionale a cui la Russia degli oligarchi sta rispondendo con la guerra; dove con le guerre in Europa, nel Medioriente, e altre si progettano in Asia contro la Cina, si sta incenerendo l’idea di un mondo di pace e di coesistenza pacifica.

Per quest’insieme di fattori che è montante in Europa e in Italia, una nuova e grave crisi economica e sociale che rischia di aumentare il degrado ecologico e le diseguaglianze, dove c’è chi specula e fa guadagni enormi sul gas e le materie prime e chi si impoverisce. E questi sono paesi interi, sono il lavoro e le imprese, la vita civile e democratica. Quindi, contenuti e necessità per la rigenerazione e una nuova presenza di lotta politica, sociale e culturale delle forze di sinistra e progressiste sono evidenti, come è evidente che solo la loro unità potrà contrastare i venti di guerra e le destre con la loro visione reazionaria e retrograda del mondo e dei rapporti umani e di produzione.