Noi, Sereni e quel viaggio sulla Cisa
alla ricerca di un’altra esistenza

Eccolo arrivato il periodo estivo e con questo il traffico sempre più serrato ed insistente lungo le nostre coordinate stradali. Un traffico sempre più su gomma, complice anche la diffidenza per i trasporti pubblici in tempi di pandemia. Un traffico che si traduce in lunghissime file in autostrada.

Ma per questo traffico eterno, asfittico, le motivazioni non dipendono solo dalla voglia di libertà degli italiani, dipendono anche da un curioso fenomeno, quello dei blocchi autostradali per lavori di consolidamento e manutenzione. Chiariamoci subito: la manutenzione è fondamentale, la conformazione geologica del nostro Paese, il rischio sismico in buona parte del paese elevato, l’alta fruizione, ognuno di questi aspetti impone cura per le nostre arterie autostradali. Eppure per diversi mesi queste strade si sono rivelate semi-deserte. Ed ecco il tema: perché questi lavori non sono stati fatti nel periodo di più profondo lockdown ?

Per quale motivo oggi nel paese un numero elevato di cantieri blocca i trasporti su gomma? Una erronea programmazione? Può darsi, ma l’occasione (almeno in questo caso parliamo di occasione) si è veramente persa.

Tempo dieci anni, nemmeno / prima che rimuoia in me mio padre / (con malagrazia fu calato giù / e un banco di nebbia ci divise per sempre). // Oggi a un chilometro dal passo / una capelluta scarmigliata erinni / agita un cencio dal ciglio di un dirupo, / spegne un giorno già spento, e addio. // Sappi – disse ieri lasciandomi qualcuno – / sappilo che non finisce qui, / di momento in momento credici a quell’altra vita, / di costa in costa aspettala e verrà / come di là dal valico un ritorno d’estate. // Parla così la recidiva speranza, morde / in un’anguria la polpa dell’estate, / vede laggiù quegli alberi perpetuare / ognuno in sé la sua ninfa / e dietro la raggera degli echi e dei miraggi / nella piana assetata il palpito di un lago / fare di Mantova una Tenochtitlàn. […]

“Autostrada della Cisa” fa parte di Stella Variabile, libro di Vittorio Sereni, tra i poeti più influenti del nostro Novecento. Le immagini di un viaggio consueto da Milano a Bocca di Magra dove trascorreva le vacanze al mare diventano stimolo per un ragionamento ulteriore e ben più profondo. Il viaggio diventa il momento ideale per ragionare sulla propria esistenza. Momento di attesa, momento di evoluzione.

[…] Di tunnel in tunnel di abbagliamento in cecità / tendo una mano. Mi ritorna vuota. / Allungo un braccio. Stringo una spalla d’aria. // Ancora non lo sai / – sibila nel frastuono delle volte / la sibilla, quella / che sempre più ha voglia di morire – / non lo sospetti ancora / che di tutti i colori il più forte
il più indelebile / è il colore del vuoto?

Vittorio Sereni

Saremo in grado di uscire dal tunnel della mancata programmazione dei lavori sulle nostre strade e le nostre autostrade? Al netto di emergenze e contingenze il sistema dei trasporti dovrebbe essere in grado di mostrare una modalità di visione ben differente. L’occasione è importante, la riscoperta anche turistica del nostro paese: luoghi splendidi, borghi, montagne, spiagge. Ma il tragitto non può e non deve assomigliare a qualcosa di irto. Vicino alle nostre case ci sono boschi e campagne, montagne spettacolari, spiagge libere: non è necessario confinarsi nei resort  per assaggiare, alla maniera di Sereni, la polpa dell’estate (e così speriamo accadrà in autunno e nelle stagioni a seguire), ma bisogna riuscire ad arrivare in questi luoghi e arrivarci bene. E questo dipende da una programmazione infrastrutturale diversa e ben più lungimirante. Anche su questi parametri si gioca la modernità e l’attrattività italiana. Se vogliamo trattenere nelle nostre piccole aziende a conduzione individuale o familiare i vacanzieri è necessario che tutto si svolga nella maniera corretta.

Le bellezze e le eccellenze davvero non ci mancano, i modi per arrivarci celermente purtroppo spesso sì. La classe dirigente delle nostre infrastrutture (pubbliche e private) ne assuma consapevolezza e proceda con timing differenti. Il vuoto, sempre per tornare alle parole di Sereni, non sia quello della programmazione.

 

Vittorio Sereni

Stella Variabile

Garzanti 1981