La Nemesi
la giustizia
e il coronavirus

Nemesi è l’antica dea della giustizia. Non quella bendata, con la spada e la bilancia, che si chiamava Dike e che dovrebbe frequentare i tribunali degli uomini. Nemesi ci vede benissimo ed ha anche la memoria lunga, perché, prima o poi, distribuisce la sua giustizia e ripara i torti e per questo, alle volte, è considerata una sorta di vendetta divina.

Ricordate i tempi nei quali a Torino o a Milano c’era scritto “non si affitta ai meridionali”? Era appena finita la ricostruzione e le fabbriche del Nord erano affamate di forza lavoro per costruire il nostro “miracolo economico”. Adesso, con un pizzico di ironia, Nemesi ha consigliato ai meridionali un inedito “non siete benvenuti al Sud”” sia ai danarosi turisti del Nord, perché non vogliono essere infettati da portatori più o meno sani di coronavirus, sia ai loro corregionali, lavoratori e studenti che vorrebbero ritornare a casa.

Ricordate, solo due settimane fa, i cinesi, anche quelli “nostri”, venivano presi a bottigliate perché considerati pericolosi untori? Bene, adesso Nemesi ci ha fatto diventare i “cinesi” d’Europa e nel mondo e veniamo guardati con diffidenza, anche quando vogliamo andare in vacanza, sanissimi, in qualche località di lusso.

Ricordate i tempi, appena l’altro ieri, in cui Matteo Salvini invocava l’abolizione di Schengen, contro la libera circolazione delle persone in Europa? Adesso Nemesi ha sussurrato agli altri paesi europei, soprattutto ai più sovranisti, di rifiutare l’accesso agli italiani e ci vorrebbe tutti zitti e fermi a casa nostra. Salvini, come se non bastasse, sempre furioso con il governo, che ripete ogni cinque minuti al premier Conte “vergogna, dimettiti”, non si è accorto che Nemesi gli ha suggerito di votare, con la maggioranza, all’unanimità, il decreto sul coronavirus.

Ricordate Matteo Renzi? Dopo l’attacco forsennato al premier Conte, è stato per un momento silenziato dalla crisi coronavirus, ma subito dopo si è ritrovato – grazie a Nemesi – fianco a fianco con il suo (ex?) acerrimo nemico, Matteo Salvini, a chiedere –non si sa bene a chi e perché- un nuovo governo di unità nazionale, forse di “salute pubblica”.

Ricordate “prima il Nord”? Nemesi, grazie al coronavirus, ha sgretolato il federalismo invocato dalle ricche regioni del Nord, perché è diventato un ostacolo al coordinamento centralizzato di un’emergenza sanitaria nazionale, perché non si può procedere in ordine sparso, all’inseguimento di paura e visibilità.

Nemesi si è divertita anche con Attilio Fontana, presidente della Lombardia, che, dopo un duro confronto con il premier Conte, si è ritrovato in auto-quarantena ed ha indossato, senza alcun sintomo, una inappropriata, sconsigliata ed inutile mascherina antivirus, dannosissima sul piano dell’immagine, in un video registrato da solo in una stanza.

Ricordate che gli italiani sono sempre stati raccontati come simpatici, furbi e approssimativi? La nostra sanità pubblica, invece, è ottima, eppure ci siamo fatti del male da soli. Siamo intervenuti, dopo l’iniziale sorpresa, con efficienza e determinazione, ma con un eccesso di zelo – vivamente sconsigliato dal principe Talleyrand (1754-1838), “surtout pas trop de zèle”- abbiamo bombardato di “tamponi” un pezzo d’Italia, con migliaia di analisi inutili, anche a chi era asintomatico, contravvenendo alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Adesso ci abbiamo ripensato, ma intanto ci siamo ritrovati sul podio mondiale degli untori.

Nemesi ha confuso anche medici e scienziati nella dolorosa contabilità di contaminati e morti, gonfiando il numero – con la complicità dei mass media – di chi è morto “anche” con il coronavirus, quasi tutti anziani infartuati, malati terminali o con un quadro clinico molto compromesso, rispetto a chi è morto “per” coronavirus, praticamente nessuno.

Prima o poi, speriamo presto, questa super influenza, disastrosa per la nostra economia, finirà, e allora – forse – dovremo sperare nella buona stella di Giuseppe Conte, evidentemente protetto da Nemesi, all’insegna di “chi la fa l’aspetti”…