No vax? mettiamo un super green pass
per le terapie intensive

La sparo grossa, nel giorno in cui omicron smette di essere una semplice lettera dell’alfabeto greco e diventa “preoccupante”, come da definizione dell‘Oms e ci ricorda che pan-demia vuol dire esattamente questo, pan, tutti, tutto il popolo, non solo questa parte del pianeta e il resto che si arrangi: non basta dirsi che sarebbe bello vaccinare anche i paesi poveri, bisogna spedire i vaccini e possibilmente liberare i brevetti, diffondere il know-how che poi sarebbe “il sapere come si fa”. Come si fa a sopravvivere, tutti, nel caso specifico. Se siamo scarsi a solidarietà ci potrebbe far comodo un po’ di egoistico istinto di sopravvivenza: finché il virus circola non ci basterà né la terza, né la quarta dose, né quelle a venire, che pure ci serviranno. I no vax se ne facciano una ragione, al momento di alternative non ce ne sono, o da omicron arriveremo all’omega.

La sparo grossa, nel giorno in cui in Svizzera il referendum no vax contro l’introduzione del green pass si trasforma in un boomerang e – colpita e affondata – mostra alla minoranza anti-vaccino, anti restrizioni, anti prevenzione, anti… fate voi, mostra, dicevo, quello che è: una minoranza, appunto, ci sarà una versione elvetica del passaporto vaccinale che apre, moderatamente, le porte della socialità. Chi crede che ci inoculino micro-chip e che Bill Gates ci controllerà a distanza è libero di farlo, ma non al tavolo accanto al mio al ristorante.

In ritardo cure salvavita

La sparo grossa, nel giorno in cui in Italia una malata oncologica affida a Facebook tutta la sua amarezza (che riportiamo nel colonnino qui accanto), per vedersi chiudere – lei, vaccinata, con un cancro che l’ha colpita in piena pandemia – le porte della sala operatoria: non ci sono posti letto, le terapie intensive sono in affanno causa malati covid, in maggioranza no vax. E allora si aspetta, anche se il cancro non aspetta. E sì, è vero, lei – Laura Di Siena, madre di 41 anni, questo il nome dell’interessata, che è una con nome e cognome ma anche tanti come lei – non ha il fiato corto e la fame d’aria di chi è stato colpito dal virus. Non ha l’urgenza di chi resta senza ossigeno e potrebbe avere le ore contate. Ma vorrebbe vivere, signori, anche se c’è una pandemia e prima di arrendersi vorrebbe aver tentato tutto, invece di chiudere baracca e burattini e dirsi che va be’, m’ha detto sfiga, è andata così. E addio.

E allora, tra i social intasati di deliri no vax, complottisti di varia natura ma di preferenza ultradestra, figli di Maria, fatalisti della fede che ci salverà e se no pazienza, tra chi predica il ritorno alla natura e alla vita nei boschi o il boicottaggio del black friday per fargliela pagare a quelli del green pass, la sparo grossa. D’altra parte sarei in buona compagnia. Mai sentite tante panzane come durante questa pandemia, virologi-fai-da-te che predicano il contrario a prescindere e spesso lo fanno dai banchi del parlamento se non addirittura del governo, strizzando l’occhio ai no vax: no alle chiusure, no alle mascherine, al green pass, al vaccino per i bambini, al super green pass, alle restrizioni, ai doppi turni a scuola, alla dad, ma anche no, o ni.

In nome della libertà si giustifica il diritto di contagiarsi e contagiare, intasando gli ospedali. In nome della privacy quello di non far sapere agli altri se ci siamo immunizzati o meno, neanche fosse il quarto segreto della Madonna di Fatima, quando è invece il “me ne frego” eletto a regola sociale, o meglio a-sociale. Checché se ne dica nei talk show, dove il chiacchiericcio no-vax trova ospitalità, sia pure polemica a fasi alterne (è l’audience, bellezza) quando il telecomando che vira sulla pubblicità dei materassi appare come una benedizione.

Dunque, al netto di tutto, di insulti, testate e spintoni, di cori anti-vaccinati e anti-giornalisti, di stelle gialle fuori luogo e minacce di morte, la sparo grossa: estendiamo il super green pass alle terapie intensive e lasciamo che le persone come Laura possano giocare le loro carte. O almeno consentiamo a chi rispetta le regole e gli altri di potersi curare da malattie gravi senza dover aspettare nella paura, per colpa di chi se ne infischia e mette a rischio se stesso e la comunità.

E’ una barbarie? Lo è, certamente. Ma se di coviddi non ce n’è, o è solo una banale influenza, se i vaccini uccidono, se il 5 G ci controllerà più di quanto non faccia Amazon (Facebook, Google etc) manovrandoci come burattini anestetizzati, bisognerà pur alzare qualche barriera per chi ha ancora qualche briciolo di buonsenso. E, in attesa di un obbligo vaccinale universale che abbracci se possibile il pianeta, lasci spazio per respirare anche a persone come Laura. Che a restare viva ci vorrebbe almeno provare.