Niente sovranisti
la Certosa di Trisulti
torna alla comunità

Niente accademia del sovranismo. La Certosa di Trisulti torna alla comunità e Bannon, il fondamentalista cattolico Harnwell e la loro corte di fanatici dell’istituto Humanae Dignitatis (HDI), tra i quali un certo numero di cardinali in crociata contro Papa Francesco, per i loro maneggi tristanzuoli dovranno trovarsi un’altra location. Possibilmente non in Italia.

Una buona notizia

La buona notizia è arrivata ieri, con un comunicato del ministero dei Beni Culturali in cui si legge che il ministro Alberto Bonisoli, “a seguito degli esiti dell’attività ispettiva condotta e del conseguente parere dell’Avvocatura dello Stato…ha richiesto al segretario generale di dare impulso alla direzione generale competente affinché intraprenda tutte le opportune azioni a tutela dell’amministrazione rispetto alle rilevate criticità in ordine alla legittimità dell’assegnazione in concessione d’uso della Certosa di Trisulti a Collepardo, all’associazione ‘Dignitatis Humanae Institute’, sia in fase di affidamento che in fase esecutiva”. Tradotto dalle volute del burocratese, significa che Bannon e compagnia bella dovranno levare le tende perché l’assegnazione dell’abazia, concessa con colpevolissima leggerezza nel 2015 dall’allora ministro Franceschini per la bellezza di 19 anni (rinnovabili), era illegittima. Ed era illegittima perché per ottenerla i capi dell’istituto avevano presentato carte false. Circostanza di cui i funzionari del Mibac avrebbero potuto, e dovuto, accertarsi subito.

Intanto il presidente del (DHI) Benjamin Harnwell, allora oscuro portaborse d’un eurodeputato conservatore d’origine cingalese, e il padre spirituale dell’istituto, il cardinale italiano Renato Raffaele Martino, non presentarono le loro vere intenzioni, l’accademia sovranista, ma un falso progetto ispirato a finalità religiose: la creazione di una comunità di fede “nel carisma francescano”, come l’alto prelato scrisse in una presentazione per il Papa. Non sarebbe stato impossibile scoprire la loro vera intenzione che era quella di mettere in piedi un’organizzazione politica: una vera e propria “scuola” internazionale per gli adepti del “Movement”, creato su iniziativa di Bannon dall’avvocato belga Mischaël Modrikamen per diffondere in Europa il credo sovranista e i princìpi della crociata fondamentalista contro Papa Bergoglio. Altro che comunità con il “carisma francescano”.

“Un ragazzo intelligente”

Poi nessuno indagò sull’”attività culturale” che, com’era richiesto nel bando, i concorrenti dovevano aver svolto in passato per essere ammessi alla concessione. Non furono presentate pubblicazioni né attestati o prove di alcun tipo. D’altronde, Harnwell a chi ha avuto modo di sentirlo parlare non pare proprio la figura di un intellettuale e ad ogni richiesta di approfondimento rimanda al verbo del suo “maestro”, Steve Bannon. Il quale, a sua volta, lo qualifica benevolmente come “un ragazzo intelligente”. Un po’ poco, come credenziali.

Inoltre, poiché il bando precedeva che i concorrenti dimostrassero di aver già gestito un’istituzione culturale e scientifica, i rappresentanti del DHI sostennero di aver gestito in passato un non meglio precisato Museo della chiesa di San Nicola in una contrada del comune di Collepardo, quello sul cui territorio si trova la Certosa. Peccato che il presunto museo, a chi ha avuto la curiosità di andare a cercarlo (non i funzionari del ministero, evidentemente) si presenta come una catapecchia in muratura semidistrutta e del tutto vuota.

Benjamin Harnwell

Infine i dirigenti di Dignitatis Humanae non erano in grado di offrire alcuna garanzia patrimoniale sulla capacità effettiva di sostenere la manutenzione dei luoghi e i restauri necessari, secondo l’obbligo indicato dal contratto. Nel board dell’istituto figura il gotha dei porporati ultratradizionalisti nemici del pontificato di Francesco, ma non risulta che nessuno di loro abbia tirato fuori il portafoglio. E ci sono buone ragioni per credere che non lo abbiano fatto neppure Rocco Buttiglione, che figura tra i patrons del DHI (“non sono sovranista, ma condivido gli aspetti religiosi”) e il presidente dell’assemblea dei soci Luca Volonté, ricordato più per i suoi guai giudiziari che per essere stato il capo politico dell’Udc.  Harnwell ha parlato di “finanziamenti provenienti da fonti riservate” sui quali nessuno ha indagato. E forse sarebbe il caso di farlo.

Le denunce

Steve Bannon

A denunciare lo scandalo e a chiedere che la concessione venisse revocata sono stati innanzitutto i cittadini di Collepardo e dei comuni vicini, che si sono visti sottrarre un’istituzione storica e preziosa, una delle certose benedettine più belle dell’Italia centrale, un bene spirituale e anche una fonte di turismo importante perché l’abazia era mèta tradizionale di migliaia di visitatori: pellegrini, ma anche appassionati laici dei luoghi suggestivi, dei boschi che li circondano nonché delle squisitezze, cioccolate, tisane medicinali e liquori per cui i frati di Trisulti erano famosi ben oltre i confini del Lazio. Con la gestione Harnwell, invece, la chiesa e il convento sono visitabili solo una volta al giorno per poche ore e dietro il pagamento di cinque euro. Poi anche il vescovo di Anagni, che in un primo tempo aveva dato il suo placet, si è ricreduto e si è unito al fronte di chi chiedeva la revoca della concessione e la vicenda è arrivata in Parlamento, dove il deputato di Sinistra italiana Nicola Fratoianni ha presentato un’interrogazione rispondendo alla quale il ministero ha espresso i primi dubbi.

Un ruolo importante nella denuncia dello scandalo hanno avuto i media. Strisciarossa ha riferito sulle manifestazioni che si sono tenute nella zona, poi ha documentato l’imbroglio con cui Bannon e i suoi si sono appropriati della Certosa (vedi: https://www.strisciarossa.it/ecco-limbroglio-con-cui-i-sovranisti-di-bannon-si-sono-presi-la-certosa-di-trisulti/) e la trasmissione di Rai Tre “Report” ha mandato in onda un servizio dal quale emergeva l’assoluta inadeguatezza di Harnwell e della cricca di Bannon a gestire il patrimonio di storia, di cultura e di religiosità di quell’angolo d’Italia.

Finalmente il ministero se n’è accorto. Ora c’è da sperare che il grande sponsor di Bannon in Italia, che insieme con Giorgia Meloni è Matteo Salvini, non si metta di mezzo.