Niente soldi dalle istituzioni: quest’anno
il festival Cinema e Donne non si farà

Era già tutto pronto, il programma, le date, gli ospiti, ma, dopo ben 43 anni di attività, il Festival di Cinema e Donne di Firenze stavolta non si farà. Le risorse disponibili non sono sufficienti a coprire le spese: solo la Regione Toscana, benchè in misura ridotta rispetto a prima, non ha fatto mancare il suo sostegno, al contrario del Comune di Firenze, che non ha inteso dare il suo contributo. Eppure, questa manifestazione da oltre 40 anni rappresenta la città toscana e l’Italia agli incontri internazionali, è stata capace di innovare idee e linguaggi, ha realizzato un laboratorio sociale e culturale importante, qualcosa, insomma, che bisognerebbe semmai incentivare, non perdere.

Un’impresa di grande valore

Nel mondo esistono 160 Festival simili, altrove vanno bene, in Germania e in Francia, ad esempio, sono un mestiere, fanno parte dell’industria cinematografica, in Italia no, e a Firenze può addirittura scomparire. Ne abbiamo parlato con Paola Paoli, una delle sue storiche fondatrici: “La pandemia ha messo in evidenza le criticità anche del nostro Festival. – ha detto – Dopo 43 anni di attività, una manifestazione o viene glorificata o si avvia verso una lenta sparizione. I Festival degli uomini, invece, sono giustamente retribuiti, acquistano sempre più valore, anche quelli meno glamour. Adesso, quindi, noi dobbiamo decidere dove andare”. Paola parla con una certa malinconia nella voce, come chi ha dedicato gran parte della propria vita a qualcosa che riteneva significativo, di più, fondamentale, che le è costato sacrifici, rinunce: “Il Festival di Firenze viene dal femminismo, ma è ignorato da Amministrazioni e istituzioni culturali italiane, e proprio in un momento storico in cui le donne vincono nelle grandi rassegne cinematografiche in qualità di attrici o registe, anche se continuano a essere meno pagate e, in diverse misure, discriminate rispetto ai colleghi”. In effetti, le produzioni femminili sono quasi tutte indipendenti e, proprio per questo, rimangono garanzia di pluralità culturale. Chi è disposto ad affossarle, affossa contemporaneamente l’inclusione delle donne, il pluralismo e l’innovazione.

“I soldi sono ancora la misura del valore di qualcosa, purtroppo”, afferma Paola Paoli, ritenendo improcrastinabile una pausa di riflessione e discussione, in cui coinvolgere gli amici fedeli del Festival, le collaboratrici e i collaboratori, i corrispondenti nazionali ed esteri, il pubblico attento e curioso. Se è chiaro, cioè, da dove si viene e cosa si è, bisogna capire dove si vuole andare e anche come farlo. “Agli incontri internazionali – conclude la direttrice del Festival – spesso ci è capitato di sentirci dire: ma come fate?  Grazie al lavoro delle donne della città di Firenze: studiose e artiste, imprenditrici, insegnanti, professioniste e studentesse. Ma anche tanti uomini, impegnati a vario titolo nella costruzione di una rete e di una struttura solide, che sembra impossibile al momento spegnere”.

Forse è proprio così, la riflessione e la discussione sono importanti, necessarie, anzi, e la momentanea sospensione aiuterà probabilmente a capire che né Firenze né l’Italia possono permettersi di spegnere questa straordinaria esperienza.