Caro Pd, niente scorciatoie
Ci serve tempo (e spazio) per ricostruire la sinistra

Caro Pd, non ci siamo proprio. All’orizzonte c’è una Direzione che convoca il Congresso che elegge il nuovo Segretario. Davvero si pensa di risolvere in quattro e quattr’otto la crisi della sinistra italiana (alle prese con il peggior governo che si possa immaginare)? Un po’ di candidature, qualche riunione di circolo tra i soliti (si spera) quattro gatti, una spruzzata di primarie e il giro di valzer del nuovo leader può cominciare.

Fermatevi, per favore. Guardatevi intorno, ascoltate il popolo della sinistra (in primo luogo la vostra gente, ma anche quelli che ancora si aspettano tanto da voi). Dateci tempo, dategli tempo. Occorre mettere in campo un nuovo calendario, nuovi strumenti di partecipazione, individuare spazi per una discussione che non sia breve né scontata. Trovate e troviamo nuove modalità (oltre le agorà, per dirla in breve), per ragionare, elaborare, scontrarci su analisi, piattaforme e proposte che guardino davvero avanti,

Le parole cambiamento, lotta, impegno, devono reggersi su analisi forti e pensieri lunghi. Altro che congresso subito. “A caccia del nuovo segretario” scrivono pigramente grandi editorialisti e modesti titolisti. Rimproverano al Pd chi di aver perso il cuore, chi la testa. Gli stessi che li volevano senza cuore e senza testa, abili per ogni stagione. Consumando così sia la ragione che la passione.

Una sconfitta che viene da lontano

Una dozzina d’anni passati tra un governo tecnico e l’altro, da Monti a Draghi (a Napolitano e a Mattarella non si può che rispondere “presente”) con in mezzo la riforma Fornero (in nome del risanamento dei conti pubblici), una mancetta elettorale (80 euro uguale 40%), l’abolizione dell’art.18 e il Jobs act (per dare senso concreto alla disintermediazione e accreditarsi una volta per tutte con la Confindustria) con conseguente quanto innegabile aumento di precarietà e lavoro povero. Poi la Buona scuola ma anche, per non farci mancare niente, la peggior legge elettorale immaginabile sulla faccia della terra accompagnata da una sconsiderata riduzione dei parlamentari. Per concludere, come non ricordare, dulcis in fundo, una sonora bocciatura delle velleità di cambiamento/stravolgimento della Costituzione (anche questa nel segno della governabilità a scapito della partecipazione e della rappresentanza). Sbrigativamente, ma non troppo: se è la somma che fa il totale, il 19% è una sconfitta che viene da lontano, come dicevano quelli che conoscevano bene le cose della politica.

gazebo pdGli altri sono altro: chi il reddito di cittadinanza, chi la flat tax, chi il retaggio di un passato che ritorna, chi un cartonato d’antan, chi la superbia fatta Calenda. Ma il Pd, per chi lo ha ancora votato e per chi non ce la fa più a votarlo è la somma di quelle scelte, di quelle politiche, di quegli errori.

L’anima e il cacciavite

Lo sforzo titanico di Letta per cancellare questo pregresso è risultato vano. Il suo programma elettorale è la cosa più di sinistra per dirla chiaramente che sia stata apparecchiata in questi tempi di tempesta perfetta tra crisi economica, sociale ed ambientale, con tanto di contorno cupo fatto di una guerra insensata e di una pandemia mai conclusa.

Mi dispiace sul piano umano e politico che Letta si limiti a “traghettare” il Pd fino al congresso. Vorrei che lui e il Pd non si chiudessero in se stessi. Non solo per la stima e l’apprezzamento personale nei suo confronti, ma perché nel mio piccolo mi sembra evidente che non è cambiando segretario che si cambi la situazione e si inverta la tendenza alla dissoluzione del patrimonio che il Pd ancora rappresenta.

lettaNon mi è mai piaciuto l’“uno vale uno” del Cinque stelle e non credo vada bene per la scelta del segretario dem. Servono, come già dicevo, più tempo, nuovi spazi, nuovi momenti di discussione, di apertura e di confronto per chiamare l’intero mondo della sinistra, dal Pd a tutto l’arcipelago democratico e progressista, quello che “resiste-resiste-resiste”, ad interrogarsi, proporre, scegliere ecc. ecc. cosa si intenda per sinistra oggi.

Il tema non è come fare opposizione o quali alleanze mettere in agenda. Il tema è quello di trovare tutti insieme “l’anima e il cacciavite”, per dirla ancora con Letta. Quella comunità che si sente “di sinistra” in qualunque temperie sia costretta non è interessata ai casting, alle correnti, alle satrapie locali e neppure alle liturgie dei congressi.

Niente scorciatoie

Di costituenti e rifondazioni ne abbiamo sentito parlare fin troppo e ne abbiamo le scatole piene. Domando: è possibile girare pagina una volta per tutte e magari anche dividerci, ma dopo aver discusso e deciso su cosa fare per dare voce a chi sta male, come combattere le diseguaglianze e tutte le povertà (da quelle economiche a quelle educative, a quelle alimentari), con quali strumenti affrontiamo il carovita o il precariato, con quali risorse si crea lavoro dignitoso e di qualità, di quali progetti c’è bisogno per uscire dal bla-bla-bla sui cambiamenti climatici che distruggono interi territori e attrezzarci per una vera fuoriuscita dall’impero delle energie fossili. E insieme all’ambientalismo e alla giustizia sociale spazio ai temi cari al movimento delle donne: libertà, parità, autodeterminazione. E, ancora, scuola, sanità, beni comuni e diritti universali: il primato del pubblico come motore delle trasformazioni.

Insomma, non è tempo di scorciatoie autoassolutorie. Siamo tutti in discussione, ognuno per la sua parte.

Il Pd è sempre stato responsabile verso le istituzioni anche pagando prezzi salati. Oggi è necessario essere altrettanto generosi verso chi ha votato Pd, chi non lo fa più o lo fa turandosi il naso, chi si sente di sinistra ma non si sente rappresentato, chi si aspetta dai dem molto di più di un congresso. Le energie ci sono, le speranze pure, basta allontanarsi dai social. Ma tocca in primis al gruppo dirigente l’onere di chiamare tutte e tutti a dire quale sinistra serve per attraversare il deserto. Sapendo che davvero è l’ultima occasione e non la si può sprecare.