Niente propaganda:
la didattica a distanza
è una necessità

Si sa che i tempi drammatici, come quello che abbiamo la sventura di vivere, costituiscono un terreno quanto mai fertile per la manipolazione e la fascinazione propagandistica. A contraddistinguere questi tempi è, infatti, la costante incertezza, che travolge non soltanto i progetti futuri ma addirittura il presente quotidiano e i suoi ritmi, avvilendo così l’esistenza di molti e rendendola disponibile più del solito a dare credito alle spiegazioni che banalizzano i problemi e agli sfoghi emotivi che, almeno momentaneamente, sembrano fornire soluzioni a buon mercato e più in generale un senso.

Un pericoloso vittimismo

A fare la spese di tutto ciò rischiano, in queste ore, di essere soprattutto i più giovani, in balia come si ritrovano della scompostezza argomentativa, e delle pericolose azioni che produce e può produrre, con cui alcuni adulti – genitori e docenti – hanno reagito all’opportuno rinvio della ripresa delle lezioni in presenza nelle scuole medie superiori, alimentando nei loro figli-studenti una sensazione pericolosa di vittimismo e di fragilità.

Le ragioni proposte a favore delle riapertura delle medie superiori sembrano discendere dal presupposto implicito, che non sembra però trovare corrispondenza con la realtà, che sia possibile scegliere se fare lezione in presenza o meno. Che tale possibilità non esista nei fatti, se non a scapito di incorrere in gravi rischi, lo dichiarano gli scienziati più accreditati e lo dimostra, fra altri, il recente studio effettuato dai ricercatori di Fondazione Bruno Kessler, Istituto Superiore di Sanità e Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences dove si afferma che la riapertura delle scuole di ogni ordine e grado può contribuire a rendere incontenibile l’onda epidemica.

Basta questo a capire che la didattica a distanza è una necessità dettata dalle circostanze e non una scelta preferenziale: non c’è studente e docente che rinuncerebbe, se fosse davvero possibile un’alternativa, alla lezione in presenza. Riconoscere questa necessità non significa che si debba evitare di ricordare – e questo sì che andrebbe fatto ogni giorno – che la scuola in Italia non è mai stata al centro di un’adeguata azione politica, come sarebbe necessario in un paese avanzato, ma solo della peggiore propaganda e degli umori del momento. Una condizione imputabile tanto alla cecità dei governi nei confronti della decisiva importanza della formazione intellettuale dei giovani, quanto alla resistenza ottusa da parte di troppi docenti, e delle loro organizzazioni, nei confronti di riforme importanti, come fu quella di Luigi Berlinguer all’inizio del nuovo millennio, che hanno cercato senza successo di riqualificare una professione priva da sempre di riconoscimento economico e sociale.

Foto di Alexandra_Koch da Pixabay

 

Scelte chiare nei confronti della scuola

Ecco perché non ci si può stupire più di tanto se ci si trova nel pieno di una pandemia con l’assenza di decisioni e di strategie politiche chiare nei confronti della maggioranza degli studenti e dei docenti delle scuole medie superiori, il cui futuro immediato sembra affidato – viste le decisioni del Tar in Lombardia e in Emilia Romagna – a sparuti gruppi di cittadini, ai quali viene di fatto riconosciuta la competenza di decidere della salute pubblica nazionale. Va da sé che nel caso in cui la decisione politica si farà sopravanzare dai pronunciamenti dei tribunali amministrativi, e con essi dagli umori o dalla ricerca di visibilità di chi vi è ricorso, la decadenza civica italiana avrà raggiunto un livello abissale.

È una vicenda davvero penosa che mette a rischio la salute di milioni di persone e avvilisce in particolare chi pensa che i giovani avrebbero necessità ora più che mai di avere al loro fianco adulti che li sostengano, in particolare a scuola, in razionalità e conoscenza, senza commiserarli. Sono queste, infatti, le qualità che favoriscono e accompagnano il rispetto del principio di realtà, oltreché di sé e degli altri, e permettono di affrontare le avversità con la consapevolezza, morale e intellettuale, necessaria a supe-rarle, senza farsi annichilire, ma sfruttando tutte le possibilità a disposizione. In questa prospettiva la didattica a distanza diventa allora non tanto una limitazione della relazione sociale e una soluzione di emergenza, ma una vera e propria risorsa che ha permesso finora alla maggioranza degli studenti e dei docenti, che siano disponibili a mettersi in gioco, di trovare nuove modalità di formazione e di crescita.