Nicola Tranfaglia, addio al grande storico
che studiò le mafie e la politica

È morto Nicola Tranfaglia. Non se l’è portato via il covid come a tanti è capitato in quest’epoca orribile, ma una malattia improvvisa. Ricordarlo a così breve distanza dalla morte per me che gli sono stato amico non è semplice. Di lui occorrerà parlare a tempo debito riflettendo sul suo lascito culturale.

È stato uno dei maggiori storici dell’Italia contemporanea essendosi occupato, tra tanti altri argomenti, di fascismo, dell’insorgere del populismo, di storia del giornalismo e di mafie (al plurale). Fu il primo ad avviare un insegnamento di storia contemporanea all’Università di Torino è stato un formidabile organizzatore culturale ed ha curato grandi opere di storia. Tra le tante che si possono citare voglio ricordarne due pubblicate da Garzanti: Guida all’Italia contemporanea, che diresse insieme a Massimo Firpo e Pier Giorgio Zunino, e La Storia. L’età contemporanea. Problemi del mondo contemporaneo, con Massimo Firpo.

Lo conobbi a Torino e accettò di fare da relatore alla mia tesi di laurea All’assalto delle terre del latifondo. Comunisti e contadini in Calabria 1943-1949. Anni dopo fu sempre lui a scrivere la prefazione al mio ‘Ndrangheta dall’Unità ad oggi, edito da Laterza, il primo libro di storia della ‘ndrangheta da lui definito “lavoro pioneristico”.

Di mafia s’interessò a lungo. Tra i tanti libri che ha pubblicato voglio ricordare Mafia, politica e affari che in una prima edizione arrivava fino al 1991 e in quella successiva fino al 2008 ed è una documentatissima carrellata sulle elaborazioni della Commissione parlamentare antimafia. Ma a me piace ricordare soprattutto un librino pubblicato da Laterza, La mafia come metodo, perché in poco più di 100 pagine ha concentrato il suo pensiero sulle origini delle mafie facendo riferimento al “modello spagnolo” che altro non è se non “un modello di Stato assoluto, nel quale le leggi valgono contro i nemici e non sono osservate per agli amici”.

Abbiamo continuato a collaborare insieme, ma soprattutto a frequentarci a Roma anche con le famiglie. Ho un vivido ricordo delle tante e lunghe discussioni per le vie di Roma nel corso delle quali confrontavamo i nostri punti di vista che naturalmente non sempre coincidevano. È stato anche parlamentare per un beve periodo, eletto nelle liste dei comunisti italiani, esperienza che gli tornò utile per verificare personalmente e dall’interno i meccanismi del potere parlamentare che tante volte aveva descritto nei suoi libri quando si era interrogato sull’ascesa di Berlusconi e sula lunga permanenza ai vertici dello Stato di un uomo come Andreotti.

Tranfaglia ha avuto molti meriti sul piano della ricerca storica e dell’insegnamento e sono sicuro che i suoi studenti serberanno un grato ricordo per le cose ha saputo trasmettere. Ha lavorato fino all’ultimo. Mi disse che stava studiando il brigantaggio sulle carte dell’Archivio Centrale dello Stato di Roma. Non ha fatto in tempo a completarlo.

Io lo voglio ricordare come un amico, un uomo perbene, buono, una bella persona. Grazie di tutto, caro Nicola, per i tuoi insegnamenti, per le cose che hai scritto di me e per me, per il dono della tua amicizia.