Nel vuoto della politica le oche del Campidoglio non ci salveranno

Figlia naturale di Rizzo e Stella che nel 2007, dopando con una certa astuzia commerciale un senso comune molto volgare, hanno smantellato ogni ipotesi di ricostruzione di una politica organizzata, la terza repubblica produce piccoli scandali degni della (in)cultura che l’ha generata. Il ceto (anti)politico, promosso come anticorpo della società civile per abbattersi contro i simulacri di partito, mostra nelle sue venalità grottesche il vuoto ideale che accompagna le cariche elettive reclutate in maniera quasi sempre oscura dai non-partiti trionfanti.

Il governo dei bonus

In fondo, il M5S e la Lega si sono rivelati, più dei disastrosi navigator, delle macchine straordinarie per la lotta alla disoccupazione e proprio gli anonimi incapienti hanno fornito la massa per il reclutamento del personale parlamentare, governativo e regionale dell’antipolitica come professione. Il M5S ha preso alla lettera l’invocazione di Rousseau e Lenin di trasformare i deputati in commessi del popolo. E quindi proprio un commesso con licenza media è stato posto alla presidenza della commissione parlamentare per il complesso controllo tecnico dei generosi fondi europei. Lenin aveva ipotizzato che un giorno anche una cuoca avrebbe governato. Una cuoca, appunto, non un pizzaiolo in nero, che adesso sta alla Farnesina.

Il governo dei bonus (senza dentro un economista in grado di gestire secondo un piano le più grandi risorse finanziarie per la ricostruzione mai avute a disposizione dagli esecutivi) ha distribuito prestiti, mance e redditi a pioggia. Di sicuro i tre peones messi alla gogna non sono i soli furbetti sorpresi nell’arruffare anche gli spiccioli. L’Inps per una volta accantona la sua proverbiale lentezza e, con precisione chirurgica, smaschera tre legislatori immaginari attaccati alle mance. La loro dignità politica chiaramente non è molto superiore alle poche centinaia di euro che hanno messo nelle tasche. E però la censura morale di figure piuttosto meschine, promosse dall’antipolitica secondo il verbo uno vale uno, non rientra tra le competenze dell’organo caduto sotto il comando grillino e che non ha esercitato il dovuto controllo preventivo su chi è iscritto ad altre forme previdenziali obbligatorie.

Tra un presidente del consiglio che mostra una attenzione particolare per i vertici dei servizi segreti, e una istituzione che sbircia le scartoffie per favorire scoop su cui poi montano le campagne donchisciottesche come quelle ingaggiate dal Fatto contro le “meline”, è evidente che dopo tutto non sono i tre mariuoli del bonus a sbafo i più pericolosi protagonisti della vicenda. All’azzardo costituzionale, che taglia a casaccio il numero dei parlamentari, si aggiunge adesso il chiacchiericcio moraleggiante di chi approfitta della vicenda farsesca dei peones insaziabili per colpire anche il parlamento che va punito come luogo naturale della ingordigia.

Antipolitica, ideologia decadente

Dinanzi a questi scenari, che vedono emergere le miserie dei nipotini di quelli con il cappio in aula e la bulimia dei figli dello slogan ritmato onestà-onestà, occorre recuperare un pensiero di Hobbes per respingere gli attacchi contro l’istituzione della rappresentanza. “Io non parlo di uomini, ma (in astratto) della sede del potere, in modo simile a quelle semplici e imparziali creature che nel Campidoglio di Roma difesero con il loro schiamazzo quelli che erano all’interno, non per quelli che essi erano, ma perché erano lì”. Le oche nel Campidoglio avevano un più spiccato senso delle istituzioni di quello mostrato da non-sindaci capitati lì (nelle istituzioni) o saliti persino nel governo del paese e capaci solo di operare danni nel segno della tragedia italiana che va sotto il nome di antipolitica come ideologia decadente della repubblica.