Nei forni dei 5 Stelle
brucia l’ambiente

C’è una zona rossa (ce ne sono altre), ma questa è rossissima, in cui non esistono “mostri” come la politica dei due forni che tanto viene sbandierata dal M5S a testimonianza dell’intercambiabilità di alcuni argomenti programmatici tra destra e sinistra! È la zona rossa delle politiche ambientali.

Un complesso sistema di garanzie, sicurezze, tutele che coinvolgono il territorio e i milioni di cittadini che lo abitano e che rappresentano un punto irrinunciabile per tutta la sinistra, sì la sinistra italiana, mentre sono un non problema per tutta l’area di centrodestra impegnata a picconare puntualmente qualsiasi afflato legalitario che contempli, per esempio, lo stop al consumo del suolo o un serio intervento antiabusivismo per frenare il dissesto idrogeologico che sta inghiottendo l’intero paese.

Un disegno, quest’ultimo, a cui una grossa mano viene data dalla burocrazia che subdolamente blocca per non bloccare, non permette per permettere, incarna un ruolo micidiale di equilibrismo tra interdizione e permissivismo in un gioco delle parti tra la destra berlusconiana devota al condono tombale e il leghismo salviniano sensibile al suo popolo abusivista di necessità quanto basta. A dimostrazione che, per una parte del sistema politico nazionale, che in coalizione ha vinto le elezioni ultime, l’ambiente è solo uno strumento utile a dare smalto sostenibile ai granitici attacchi al territorio, al sistema naturale, alle battaglie contro il cemento e una rimessa in sicurezza dell’intero Paese.

Il progetto del Ponte sullo Stretto

Non che gli ultimi governi renziani abbiano brillato per scelte ambientali adeguate e attivato risorse importanti per aggredire i problemi che attanagliano il territorio! A cominciare dalla legge sullo stop al consumo di suolo, ferma in Parlamento a causa dell’interdizione da parte dell’ammucchiata di maggioranza che ha distinto il Parlamento appena andato a casa e che vedeva tra le sue fila il meglio e il peggio dell’area di centro (Renzi), destra (Alfano – Verdini) con piccoli puntelli di sinistra sbiadita.
Un coacervo di interessi liberisti ma anche fintamente innovatori che hanno portato l’ultimo Renzi a benedire il Ponte sullo Stretto, faraonica, inutile opera che solo sulla carta ha già succhiato dalle casse dello Stato fior di milioni di euro, e che ha prodotto la legge sulla produttività delle foreste.

Solo poche citazioni per dire che non c’è forno che tenga tra il programma ambizioso e innovatore dei 5 Stelle e i singulti strumentali di un’area politica votata all’arrembaggio cementifero di quel che rimane del sistema naturale. Quindi per Di Maio, propendere per il centro destra significa abbandonare quel programma e ingoiare gli aneliti pro abusivismo e l’idea dello sperpero di soldi pubblici in proposte infrastrutturali faraoniche. Per Di Maio significa abbandonare l’idea di provare a risanare un’Italia ferma ad almeno una decina di anni fa, in cui i danni soprattutto alla salute sono ancora ignorati, le risorse scarseggiano, l’energia ciuccia ancora forsennatamente combustibili fossili e i territori vivono sempre più in uno stato di degrado a causa delle mancate bonifiche, delle cattive politiche ricostruttive, della marginalità. Per Di Maio significa mettere in un angolo uno degli obiettivi più importanti del “contratto” con i cittadini del Movimento 5 Stelle.

Ma la sinistra cosa c’entra con questo pateracchio politico-istituzionale? C’entra nella misura in cui tanti ex militanti del PD, tanti simpatizzanti di sinistra hanno visto negli obiettivi ambiziosi dei 5Stelle la possibilità di creare finalmente le condizioni di un fronte a favore delle questioni ambientali ed energetiche e di mettere le basi per un serio piano di interventi e di risanamento a tutela del Paese.
Ripristinare le condizioni naturali date, nel segno della modernità e della sicurezza, è il sogno. Averne individuato la strada è una vera opportunità. È questo l’unico forno…..