NCCP: la musica napoletana torna
a Roma per una serata dal vivo

“Avete letto mai Roberto De Simone? Ha fatto un lungo viaggio nella tradizione…”

Così cantava Edoardo Bennato nel suo mitico disco del fiammifero, all’inizio degli anni ’70. Si auto definiva un rinnegato, che voltava le spalle alla tradizione della sua città. Lo faceva con ironia, scherzando con suo fratello Eugenio, con Patrizio Trampetti (autore di “Un Giorno Credi” ) e con il grande Roberto De Simone, che già dopo la metà degli anni ’60 aveva fondato la Nuova Compagnia di Canto Popolare con altri grandi musicisti e ricercatori, cercando di superare lo stallo della canzone napoletana classica, quella dei giganti Sergio Bruni e Roberto Murolo. Non cancellandoli, ma integrandoli con l’aggiunta di approfondite ricerche sul campo, alla Alan Lomax. Il lavoro certosino di De Simone, unito alla altissima qualità, non solo musicali quanto sceniche e teatrali, di artisti come Peppe Barra, Fausta Vetere, Giovanni Mauriello, Eugenio Bennato, poi Corrado Sfogli ed altri ancora, danno corpo al più importante gruppo e progetto di musica popolare in Italia, di una caratura che va oltre i confini nazionali.

Oggi, a distanza di cinquanta anni, la NCCP torna alla ribalta dal vivo con una serie di concerti, aprendo sul palco della Cavea dell’Auditorium di Roma dopo un anno e mezzo di blocco forzato e con grande emozione di tutti, a cominciare dalla magnifica Fausta Vetere, presenza magica nella sua veste nera, classe intatta come intatta resta la sua potente voce, che sembra arrivare dalle viscere del tufo su cui è cresciuta Napoli nella sua storia, miscuglio di popoli e di lingue diverse. Accanto a Fausta la voce di Gianni Lamagna, altrettanto magnetica, e poi un gruppo di eccellenti musicisti, come sempre. Seduti a semicerchio, eleganti e magici come i loro strumenti, ogni sorta di corde più un violino, zampogne, ocarine, flauti, tammorre varie e incrocio di voci ad inseguirsi. Brani famosi del repertorio più quelli che arrivano dall’ultimo lavoro presentato dalle edizioni Squilibri, “Napoli 1534“. Un concerto che inizia con la semplicità delle villanelle per poi man mano crescere nel ritmo e nella intensità, portando il pubblico a muoversi ed accompagnare la musica con battito di mani ed accenni di danza, seguendo il rituale che conduce ad approfondire le tradizioni di una città la cui antichità si specchia nella sua lingua e nella storia del suo popolo, delle sue maschere e nei suoni antichi. La NCCP continua il suo viaggio, i concerti tornano, la vita riprende forma.