Nate due gemelle con il Dna modificato. Sarà vero? Però c’è un problema. Etico

Lui si chiama He Jiankui. È il ricercatore medico cinese, esperto di editing genetico, in forze al all’Università Meridionale di Scienza e Tecnologia di Shenzhen, che ha annunciato di aver fatto nascere due gemelle dopo aver impiantato nel ventre della madre un embrione geneticamente modificato. Lo scopo era evitare che le neonate avessero nel loro Dna un gene, chiamato CCR5, che codifica per una proteina che consente al virus HIV dell’AIDS di penetrare nelle cellule. La tecnica utilizzata per la modifica genetica è stata quella dello Crispr/CAS9, diventata famosa negli ultimi anni per la facilità di utilizzo.


He Jiankui sostiene che l’operazione è riuscita. La Crispr/CAS9 ha modificato il Dna solo all’altezza del gene CCR5. E le due neonate stanno bene.
La notizia ha fatto il giro del mondo. Ma lascia perplessi quasi tutti, per il modo con cui il ricercatore cinese ha effettuato l’annuncio e, soprattutto, per i suoi contenuti. He Jiankui ha lanciato la notizia, ma non ha dato alcuna prova che la nascita sia avvenuta, che il Dna delle nasciture sia stato davvero modificato, che sia stato modificato secondo le intenzioni, che le bambine godano di perfetta salute. C’è solo da credergli sulla parola. Eventualità che, in ambito scientifico, non ha fondamento alcuno.
Un modo corretto di comunicare, avrebbe imposto al ricercatore di Shenzhen di fornire riscontri scientifici precisi e, possibilmente, verificabili. Meglio ancora: avrebbe dovuto annunciare la sua azione su una rivista scientifica con peer review, soggetta cioè a una valutazione critica preventiva a opera di colleghi anonimi.
Fin qui il metodo, che tuttavia è sostanza.


A causa di queste lacune, l’unica cosa da fare è non dare il minimo credito al ricercatore cinese. Gli crederemo quando fornirà prove che possano essere sottoposte al vaglio critico della comunità scientifica.
Ma ammettiamo che He Jiankui dica il vero. Che ha impiantato un embrione modificato geneticamente e che siano nate due bambine sane prive del gene CCR5 che predispone a un eventuale attacco del virus Hiv.
Avrebbe fatto bene?
Ci sono almeno tre motivi per dire di no. Il primo è che, per prevenire l’Aids, esistono strumenti di prevenzione efficaci. L’operazione genetica, sostengono alcuni colleghi di He Jiankui non era assolutamente necessaria. E in medicina non è consentito alcun intervento non necessario.
Il secondo motivo è che non ci sono ancora abbastanza conoscenze per poter essere certi che una manipolazione genetica con la tecnica Crispr/CAS9 non abbia conseguenze indesiderabili di medio e lungo periodo. La tecnica va utilizzata in studi di laboratorio, ma non certo in fase clinica su esseri umani. È quanto meno troppo presto.


Il terzo motivo è che la comunità scientifica internazionale, a maggioranza, accetta che ci sia sperimentazione sugli embrioni umani, con vincoli ben definiti. Ma esclude in maniera categorica che gli embrioni manipolati possano essere fatti sviluppare oltre pochissimi giorni. Men che meno è possibile farli sviluppare per intero e far nascere bambini.
He Jiankui ha violato tutte le norme accettate dalla comunità scientifica, se ha fatto ciò che dice di aver fatto.
E tuttavia il suo annuncio ha un unico pregio: pone con chiarezza un problema. È da tempo chiaro che la tecnica Crispr/CAS9, più di altre, può essere applicata anche sul genoma umano. E se una cosa si può fare tecnicamente, qualcuno da qualche parte la fa. Dunque, deve intervenire la legge. Ma proprio perché il mondo della scienza, compreso quello della biomedicina, si è allargato e coinvolge quasi tutti i paesi del mondo, occorrono norme concordate a livello internazionale.
Più che un annuncio, dunque, quello di He Jiankui è un avviso, sia pure involontario: sbrigatevi a elaborare norme che valgano per il mondo intero. Altrimenti la biomedicina rischia di diventare un mercato incontrollabile.