A Napoli il G20
del clima sulle rovine
dell’alluvione

La catastrofe, non altrimenti definibile, che ha colpito drammaticamente il centro Europa con alluvioni senza precedenti provocando, “ bene” che vada, un paio di centinaia di morti (ma si va alla disperata ricerca di un migliaio di dispersi); questa catastrofe, dicevo, è uno dei motivi che ha fatto e fa pensare al rischio che l’umanità non ce la faccia a resistere e di conseguenza vada verso la sua estinzione.

Il “rigoglio evolutivo”

Sarebbe la sesta. Vale a dire che verrebbe 65 milioni di anni dopo quella caratterizzata dalla scomparsa dei dinosauri. La quale, a sua volta, era la quinta. Tutte accomunate da cause ed effetto: la causa un mutamento climatico; l’effetto quello che gli etologi definiscono il “rigoglio evolutivo”. Quello che potrebbe verificarsi se l’umanità dovesse essere vittima della sua estinzione: stessa causa, stesso effetto. La differenza sta nel fatto che questo rigoglio evolutivo non ci sarebbe nessuno a raccontarlo e nessuno a venirne a conoscenza. Se ne gioverebbe la natura in tutte le sue altre componenti animate ed inanimate. S’odrebbero augelli far festa, ma questo potremmo solo immaginarlo non anche esserne spettatori. D’altra parte, senza costringerci a sforzi di fantasia, la natura (inascoltata) ci ha avvertito più volte. E, in modo particolarmente significativo, lo scorso anno quando, durante il più lungo e serio confinamento in casa patito dalla maggioranza di noi, la natura si è ripresa i suoi spazi: in aria acqua e suolo. Mostrandoci quale sarebbe il rigoglio evolutivo se l’umanità si astenesse dal suicidarsi.

Verosimilmente non accadrà tutto questo: non ci sarà una sesta estinzione. Tanto meno accadrà se, avendo acquisito abbondante consapevolezza del rischio che corre, l’umanità – i suoi amministratori – deciderà di superare le contrapposizioni ancora presenti fra portatori di interessi che poco o nulla hanno a che vedere con il prevalente interesse del bene comune Terra e dei suoi otto miliardi di abitanti.

Rallentare il mutamento climatico

Si vedono apposta a Napoli da oggi al 23 luglio nel G20 dedicato ai temi dell’Ambiente del Clima e dell’Energia. Vale a dire dei problemi che – in più numerosa compagnia – li aveva visti riuniti a Parigi nel dicembre del 2015 per cercare di trovare accordi e soluzioni per rallentare sino a frenare del tutto il mutamento climatico in atto da anni.

Non è facile essere ottimisti se, andando indietro di 50 anni, si passano in rassegna gli scarsi o nulli risultati delle conferenze internazionali da Stoccolma (1972) a Rio de Janeiro (1992) a Johannesburg (2002) ai numerosi tentativi di accordo per limitare l’emissione di gas serra in atmosfera.

Parigi lascia sperare qualcosa in più, ma soprattutto lo lasciano intendere i morti provocati dalle bombe di calore in Canada e da quelle d’acqua in Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo.

Eh sì. Perché questa benedetta natura è anche un po’ razzista: ha deciso di colpire soprattutto quelli che sono i principali responsabili, le principali cause, dei disastri di cui si lamentano.

Se quanti riuniti a Napoli, insieme con quanti non vi sono, guarderanno a tutto questo e si ricorderanno di avere non solo figli, ma anche nipoti, pronipoti e discendenti che mai vedranno, ma che di loro si ricorderanno; se avranno la “cortesia” di pensare a tutto questo è verosimile che prevalga su tutto l’istinto di conservazione. E di estinzione non si parlerà più.