Nadia Spano, protagonista e testimone
della battaglia per la Costituzione

Le recenti celebrazioni della nascita della Repubblica ci hanno offerto l’occasione per riflettere su avvenimenti che allontanandosi nel tempo e assumendo ormai la veste di “fatti storici” si sono spogliati un poco delle passioni e della drammaticità che li accompagnava al momento del loro apparire sulla scena. Il 2 giugno ci è servito anche per ricordare, con tutto il rispetto e l’affetto che è loro dovuto, quei personaggi che hanno avuto la ventura di vivere direttamente le vicende legate alla nascita della Repubblica.

Un personaggio che abbiamo avuto la fortuna di frequentare rispondeva al nome di Nadia Gallico ma che tutti noi, maschi e femmine, adeguandoci a una norma maschilista, continuano a indicare col cognome del marito: Nadia Spano, appunto.

Nadia è stata una delle ventuno Signore chiamate a far parte dell’Assemblea incaricata di redigere quella Costituzione che con grande fatica e incontrando non pochi inciampi, tenta ancora oggi di regolare la vita di noi italiani. Secondo quanto riporta la stampa di questi tempi lei è ricordata come una delle madri della Repubblica. Non siamo sicuri che la compagna Gallico abbia fatto a tempo a sentirsi classificare in questo modo ma siamo certi che, se questo è accaduto, si sia schernita dicendo che il compito era troppo impegnativo e che, pertanto, si limitava ad essere semplicemente la madre di tre ragazze: Paola, Chiara e Francesca.

Nel corso del Lavori della Costituente Nadia ha assolto anche ad un compito che non è riportato in nessun documento ufficiale: è stata lei, infatti, la persona incaricata di verbalizzare gli incontri che avvenivano quando si presentavano dispareri che non era stato possibile risolvere nella sede ufficiale delle varie commissioni o nell’aula. Quando sorgeva il problema si incontravano i grandi capi dei vari schieramenti che arrivavano accompagnati dai parlamentari che dovevano spiegare le ragioni dell’intoppo. Grazie a questo incarico Nadia ha potuto osservare da vicino, e in veste quasi informale, personaggi come De Gasperi, Dossetti, Nenni, Croce, Togliatti e diversi altri che in qualche modo sono passati alla storia. Di loro Nadia, in un libro di memorie intitolato “Mabrùk” ha descritto con garbo e ironia le particolarità del loro carattere e i tic che li distinguevano l’uno dall’altro. Nadia ricordava anche che quegli incontri, se si tiene conto della posta in gioco, non sono stati poi tanti e, a testimonianza della differenza che separa gli onorevoli di allora da quelli di adesso, raccontava che in quelle riunioni era raro che qualcuno alzasse la voce e che quasi tutti più che a prevalere nella discussione lavoravano per risolvere i problemi. Quasi tutti, quegli uomini, erano il risultato di una selezione durissima che era stata imposta dalla lotta contro il fascismo e dallo svolgersi della guerra; ora assistevano con angoscia al baratro nel quale era precipitato il popolo italiano ed era chiara in loro la coscienza di essere ormai una delle poche risorse rimaste a disposizione. Sapevano che il loro Paese non poteva permettersi altre divisioni traumatiche e che a loro non era concessa la facoltà di commettere sbagli o debolezze.

Questo insieme di condizioni e di stati d’animo era presente quando si dovette affrontare il nodo della scelta del Presidente provvisorio della neonata Repubblica. Il personaggio incaricato di ricoprire tale incarico fu scelto per il suo valore personale ma non in funzione di interessi di partito; a determinare l’incarico furono soprattutto la realtà esistente e gli interessi del Paese. Il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 aveva consegnato un’Italia profondamente divisa, con un Nord repubblicano e un Sud in grande prevalenza monarchico. Occorreva quindi una scelta che aiutasse a riunificare il Paese e fu per questo scelto De Nicola che era meridionale, era monarchico e proveniva dallo schieramento che era stato sconfitto dal voto popolare.

Nadia ricordava che in quel consesso informale di persone sagge e – possiamo aggiungere – di Patrioti, pesava moltissimo la presenza di Palmiro Togliatti che veniva rispettato per la sua pacatezza, la sua preparazione culturale e per il prestigio che gli derivava dall’essere stato il protagonista assoluto della svolta di Salerno. Oggi, il riconoscimento a Togliatti non viene sottolineato quanto dovrebbe da chi scrivendo della storia del dopoguerra continua ad usare i pregiudizi e gli argomenti che venivano utilizzati ai tempi della guerra fredda e dell’anticomunismo militante. Il meglio di questo esercizio è stato espresso di recente in occasione di un anniversario che ricordava De Gasperi, dove lo statista trentino veniva presentato praticamente come il padre della Repubblica, di almeno tre gradini al disopra di tutti gli altri protagonisti riguardo ai meriti. Naturalmente c’è da dire che Alcide non ha niente a che vedere con questa asinata e che Palmiro aveva spalle tanto larghe da potersi ancora permettere da lassù, di salutare Alcide e di ignorare i suoi leccapiedi.

Tornando a Nadia c’è da aggiungere che la nostra amica raccontava che i principali esponenti del fronte opposto erano schierati per la monarchia in quanto istituzione ma non erano affatto disponibili ad immolarsi per la casa Savoia alla quale rimproveravano la compromissione col fascismo, l’alleanza con Hitler, la guerra e l’aver ridotto l’Italia ad una galera. Furono proprio i monarchici a raccontare ai loro colleghi repubblicani alcune delle storie emblematiche riguardanti l’ex casa regnante e fu proprio Benedetto Croce a raccontare a Togliatti che con la guerra in corso, l’Italia spaccata in due, la fame e le macerie Vittorio Emanuele rifiutò di ascoltare il suo rapporto dicendo che aveva altre cose per la testa dato che sua figlia si era fatta male cadendo da cavallo. Anche l’episodio, riportato in seguito dalle cronache, di Umberto che disse no alla richiesta di spostarsi al nord per combattere assieme ai partigiani monarchici che si battevano contro i tedeschi è un fatto da consegnare alla storia: il quarantenne pretendente al trono disse di no a quella proposta dicendo semplicemente che “mammà era contraria”. Viva la Repubblica!