Mosca minaccia e Amsterdam specula, Italia in pericolo per il nuovo shock energetico

Il programma per l’autunno-inverno 2022 è già scritto: abbiamo davanti uno shock energetico paragonabile alle crisi petrolifere degli Anni Settanta, forse peggiore. L’Italia e l’Europa porteranno il peso di questo corto circuito politico ed economico internazionale, pagando un prezzo altissimo. Inflazione galoppante, rallentamento dell’economia fino al precipizio di una nuova recessione, crisi occupazionale, impoverimento delle famiglie e rivolta delle bollette.

La Russia, dal suo punto di vista, ha fatto un’analisi della situazione. Il nostro piano nazionale per la riduzione della dipendenza dal gas e dal petrolio russi preparato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ”è imposto a Roma da Bruxelles che a sua volta agisce su ordini di Washington, ma alla fine saranno gli italiani a soffrire” ha detto Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, aggiungendo che “Roma è spinta al suicidio economico per la frenesia sanzionatoria euro-atlantica”, e il risultato sarà che le imprese italiane saranno “distrutte dai ‘fratelli’ d’Oltreoceano”, poiché le aziende americane oggi “pagano l’elettricità sette volte meno di quelle italiane”. E ancora: “Le sanzioni sono diventate uno strumento di concorrenza sleale” contro l’Italia, sentenzia Zakharova, secondo la quale “quando le imprese italiane crolleranno, saranno comprate a buon mercato dagli Yankees”.

Parte il razionamento

La propaganda di Mosca ha una sua efficacia, trova consenso anche tra qualche leader politico italiano, ad esempio Matteo Salvini non fa mistero di voler rivedere le sanzioni contro la Russia per salvare le aziende italiane. Per ora il nostro governo, in uscita tra poche settimane, deve correre ai ripari e fronteggiare le conseguenze di un’economia di guerra dalla durata imprevedibile. Il ministro Cingolani, che qualche voce vorrebbe protagonista anche in un futuro governo Meloni, ha presentato un piano di salvataggio. Scrive: “Per ridurre i rischi connessi a una potenziale interruzione totale dei flussi dalla Russia durante il prossimo inverno nonché rispondere alle richieste europee in termini di riduzione dei consumi per il periodo 2022-2023, è opportuno attuare sin da subito misure di contenimento dei consumi nazionali di gas”. Il “Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale” nelle intenzioni del governo dovrebbe portare a un riduzione dei consumi per 5,3 miliardi di metri cubi di gas, “considerando la massimizzazione della produzione di energia elettrica da combustibili diversi dal gas e i risparmi connessi al contenimento del riscaldamento, cui si aggiungono le misure comportamentali da promuovere attraverso campagne di sensibilizzazione degli utenti ai fini di un comportamento più virtuoso nei consumi”.

Abbassate i caloriferi, docce brevi

La notizia per i cittadini è che il riscaldamento diminuirà di un grado e gli impianti saranno accesi quindici giorni dopo la data di inizio e per un’ora in meno al giorno. Inoltre questo risparmio va completato con altre misure di buon senso, con comportamenti quotidiani da promuovere, secondo il governo. Ad esempio: la riduzione della temperatura e della durata delle docce, l’utilizzo per il riscaldamento invernale delle pompe di calore elettriche usate per il condizionamento estivo, l’abbassamento del fuoco dopo l’ebollizione e la riduzione del tempo di accensione del forno, l’utilizzo di lavastoviglie e lavatrice a pieno carico, il distacco della spina di alimentazione della lavatrice quando non in funzione, lo spegnimento o l’inserimento della funzione a basso consumo del frigorifero quando in vacanza, non lasciare in stand by TV, decoder, DVD, la riduzione delle ore di accensione delle lampadine. Basteranno questi sacrifici per sopravvivere alla crisi energetica? Non lo sappiamo, soprattutto non si può prevedere ancora la durata di queste difficoltà e il costo sociale ed economico che i cittadini saranno chiamati a pagare.

L’Europa e il “tetto” ai prezzi

Non è tollerabile, però, che le minacce di Mosca abbiano degli alleati tra gli speculatori che ad Amsterdam, in piena Europa, accumulano profitti indecenti giocando sulla crescita dei prezzi e le tensioni della domanda. Finora nessuno ha mosso un dito nel rispetto di un frainteso spirito di mercato. Si tratta, invece, di uno scandalo a cielo aperto che meriterebbe di essere sanzionato con il perseguimento dei protagonisti. L’Unione Europea forse si sta destando. Il 9 settembre il Consiglio europeo dei ministri dell’energia discuterà del famoso tetto al prezzo del gas e probabilmente anche della “separazione” dei mercati dell’energia da quello del gas e di nuovi aiuti finanziari destinati ai paesi per sostenere imprese e famiglie di fronte al caro bollette. Ma sul tavolo dei ministri arriverà un’altra proposta più incisiva: esercitare un maggiore controllo sul mercato del gas di Amsterdam, la piazza di riferimento in Europa.

La Commissione Ue starebbe valutando la possibilità di intervenire sul Title Transfer Facility (Ttf), che fissa il prezzo di riferimento del gas utilizzato per le contrattazioni, comprese quelle tra il colosso russo Gazprom, che continua a gestire i suoi affari nonostante le sanzioni, e i suoi clienti europei. Un intervento di questo tipo bloccherebbe forse la corsa delle quotazioni, evitando di gonfiare a dismisura i portafogli degli speculatori, dei traders di energia, ma anche di Paesi membri dell’Unione come l’Olanda che da questi affari trae risorse rilevanti.