Moro, alieni e scout, i deliziosi tranelli di Wu Ming tra vero, falso e simili

Moro rapito e gli alieni, dischi volanti e trame nere, ufologi razionalisti-empirici devoti a Hume e ufofili libertari in cerca di esperienze alternative, una montagna “misteriogena” e una partitura con imponente esercito d’interpreti di buona e cattiva volontà. “Ufo 78” dell’emerito collettivo scrittorio Wu Ming (512 pagine, pubblica Einaudi) è un thriller – un giallo? una fiction storica? una sfida al lettore tessuta con arguti, quasi inestricabili fili di vero e di falso? – cremoso e ghiotto come quelle serali minestre affettuose che capita di benedire, a fine escursione, nei rifugi. Non sul Quarzerone di sicuro, massiccio a tre cime incastonato tra Appennino Tosco-emiliano e Apuane, un magnete di misteri negli anni Settanta poco frequentato, selvatico, sprigionatore di leggende scure, il “lupo manaio” e il cinghiale bianco, le inquietanti statue stele e le incursioni di esseri venuti da altri mondi. Ma sì, con la loro tecnologia, dalla Galassia Nana della Vergine a Forravalle, provincia di Massa Carrara, è un attimo.

Il mistero del Quarzerone

È il 26 agosto del 1976. Come tante altre volte, gli scout hanno piantato le tende a Pian del Cielo, sotto i contrafforti di Rocca Tesana, una delle rare zone in qualche modo vissute del Quarzerone. Li guida Simone Bartocci e, tempo poche ore, entrerà in un incubo. Due ragazzi del gruppo, Margherita e Jacopo, adolescenti, spariscono, partono ricerche, con la partecipazione di Elio Gornara, alias Gheppio, viceispettore della Forestale. Nulla, il vuoto. Margherita e Jacopo sono svaniti, verrà rinvenuta nelle vicinanze solo una forcina verde della ragazza.

Un “piccolo” mistero, immensamente doloroso per le persone graffiate dal destino come i genitori dei ragazzi, che ruota in una tempesta di misteri grandi avvolti in enigmi, tradizione del made in Italy. Dalle parti del Quarzerone nel ’70 si è sentito un terrificante boato e strane luci sono state notate qua e là nel firmamento. Alieni contro i teenagers? C’è chi prende seriamente l’ipotesi. Nel cielo sembrano darsi da fare arcani visitatori lontani, gli avvistamenti di Ufo si moltiplicano, nel’73 all’aeroporto torinese di Caselle, a Milano nel ’78, una replica dell’ondata di Ufo segnalati nel ’54 e del provvidenziale intervento alieno in zona Lunigiana nell’inverno del ’44 a favore di una brigata partigiana contro i tedeschi, parola del partigiano Fulmicotone. Nazi in rotta causa micidiale cagotto, causato da alieni democratici, si sarebbero meritati di peggio. Luci, aurore boreali che si spostano a scatti, erba bruciata causa atterraggio astronavi. Sarà la voglia di evadere oniricamente da una realtà inafferrabile, di entrare in contatto con un Altrove purificato da bombe, attentati, gambizzazioni e clima pesante che costellano i Settanta? Uno sbando collettivo?

Zanka e gli ufologi

Esperto nel ramo è Martin (come il “Martin Eden” di Jack London) Zanka, al secolo Gianmaria Zanchini, autore di best seller a tema “paleocosmonautico”, ovvero alieni in gita terrestre fin dalla notte dei tempi. Attivo nella Resistenza, giornalista di nera, si è creata una robusta fama di specialista in crossover tra miti classici, paleontologia, fantascienza “marzianeggiante” o meno. Libri – “Ulisse cosmonauta”, “Robot dell’antichità”, “Robinson delle galassie” – diventati di culto tra gli ufomani. Diventerà un segugio-mastino per abbrancare uno straccio di verità sulla scomparsa di Margherita e Jacopo. Ha rapporti altalenanti con un figlio, Vincenzo, che sta cercando di uscire dall’eroina (un altro dei fantasmi rabbrividenti della decade) nella comunità di Thanur, vicino a Forravalle, governata, pare, con saggia mano dalla ieratica femminista filosofa Orsola Galbiati. E sulla scena della curiosità investigativa entra presto Milena Cravero, giovane antropologa torinese, impegnata in una ricerca “partecipante” sulle associazioni ufologiche. Una fauna che si divide lungo linee di faglia culturali e politiche. Disistima tra tendenze diverse, ostilità più o meno latenti: sembra una foto della sinistra nostrana. E qui i Wu Ming ci danno dentro, con felice cooperazione del lector in fabula. Ecco un sorvolo d’assaggio.

C’è l’Ausl, l’Associazione ufologica e scientifica ligure”, il Grucat, “Gruppo ricercatori ufologia e clipeologi associati Torino” ( dal latino clipeo: scudo tondo, per estensione disco) animato da freddi benché appassionati catalogatori di fenomeni ufeggianti, sono loro che citano Hume: “Un uomo saggio bilancia ciò in cui crede con le prove di cui dispone”. C’è Allen J. Rynek, astronomo statunitense consulente di Spielberg per “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e denigrato causa il suo approccio wasp alla vita aliena (prende per buone solo le testimonianze d’incontro ravvicinato di bravi cittadini bianchi) dal trotzkista brasiliano Romulo Casella, esule a Roma dal ’64, sostenitore di un “interplanetarismo rivoluzionario”: “una civiltà tanto evoluta da superare distanze siderali per raggiungere il nostro pianeta non poteva che essere una civiltà comunista”. Per Casella il proletariato da un’invasione aliena può solo guadagnarci. C’è il Gump, Gruppo ufologi metapsichico: gli angeli della Bibbia erano visitatori extraterrestri (ottima spiegazione dell’ascensione di Maria in cielo). E c’è Giacomo “Jimmy” Fruzzetti, ufofilo in zona Forravalle, saldamente in bilico (è un tipo “liquido”, che volete farci) tra misteri Ufo e controcultura giovanile. Jimmy detesta gli ufologi, sono “nemici degli oggetti non identificati. Il loro scopo è identificarli e quindi privarli del diritto all’indeterminatezza”. La tesi di uno sciroccato o di un fine compulsatore dell’animo umano? La sua ipotesi sull’ufologia come “articolato tentativo di esorcizzare il perturbante dentro di sé” induce a propendere per il secondo corno del dilemma. Il fatto che consumi i marzuoli, funghetti lisergici tipici del Quarzerone, conosciuti dalla nonna Jole, una che la sa lunga, non deve trarre in inganno. I marzuoli possono illuminare anche le scene più buie del crimine…

La Renault rossa

A quasi due anni dalla sparizione dei due giovani scout, l’armata degli ufologi scende a Roma per il megaconvegno “Ufo 78”, in calendario giusto il 16 marzo, giorno del rapimento di Aldo Moro e della strage della sua scorta. Il cortocircuito è stordente, tra sconcerto del Paese, paranoia imbelle delle forze dell’ordine incapaci di scoprire il covo brigatista dove è detenuto il presidente della Dc, finti annunci delle Br ( “il cadavere di Moro è nel Lago della Duchessa”), depistaggi, manovre dei servizi deviati, i cinquantacinque giorni della prigionia, i trattativisti e il fronte della fermezza, le lettere e le parole misconosciute del politico democristiano: “Il sacrificio degli innocenti in nome di un astratto principio di legalità, mentre un indiscutibile stato di necessità dovrebbe indurli a salvarli, è inammissibile”, con non velate accuse al suo partito che lo lascia morire. E l’assassinio, la Renault rosso scuro in via Caetani (vola come un aeromobile sulla copertina del libro) col corpo di Moro nel bagagliaio. Si aggiungano, secondo copione dei mille arcani tricolori, le sedute spiritiche sperando che una voce dell’Aldilà indirizzi verso la prigione di Moro.

Un momento-spartiacque, del quale i Wu Ming danno una delle diverse, possibili letture politiche: il Pci del compromesso storico è un vulnus a qualsiasi ipotesi di condurre battaglie vincenti contro lo stato di cose presente. Immaginarsi alieni rettiloidi di tre metri o dalle sagome che ricordano piovre con quattro tentacoli e un occhio solo, nero e lucido, è nello Zeitgeist, lo spirito del tempo. In fuga dalla realtà, quasi. Da un Paese “dipendente” dall’occulto, da certi apparati statali “coperti”, non poco inclini a proteggere e usare la peggio attrezzeria stragista e fascista in organizzazioni segrete come “Gladio”.

Dobbiamo ripetere per l’ennesima volta le parole di Pierpaolo Pasolini del ’74: “Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere)”.

Nel libro viene citato un sensitivo, Rolf, riferimento al celebre parapsicologo Gustavo Adolfo Rol, torinese. Uno dei mille, deliziosi “tranelli” disseminati dagli autori, sul filo del vero, del falso, del verosimile, del falsosimile. Jimmy Fruzzetti gestisce ad Aulla un negozio di dischi frequentato da Battiato e Alberto Radius, l’Hallogallo – dal nome di una canzone del gruppo tedesco “Neu!” – specializzato in krautrock, protopunk, cosmic music, dove si può trovare a colpo sicuro “Ufo” dei tedeschi Guru Guru insieme a “Mr Spaceman” dei Byrds. Cosa è vero, cosa no? Divertitevi a controllare, senza dimenticare Allen J. Rynek.

Un gioco che sarebbe piaciuto tanto a Umberto Eco. E vi pare poco plausibile che in una delle mille grotte del Quarzerone ci sia un Antro di San Palpano, quando a Venezia c’è (davvero) una chiesa dedicata a San Pantalon? I Wu Ming “giocano” con Paolo Repetti, uno dei primi propulsori della casa editrice Theoria, fondatore e direttore della collana Stile Libero di Einaudi che pubblica “Ufo 78”, dandogli un cruciale alter ego nel libro, a nome Pablo Pepper, editore di Martin Zanka. E via con storie di libri nel libro, classica mise en abyme, dallo zankiano “Jacopo e Margherita. Un mistero italiano tra Ufo e montagne incantate”, un mix tra “Incontri ravvicinati” e “Picnic a Hanging Rock”, a “Quando arrivarono i marziani. Ufologia, rapporti tra i generi e riti collettivi nell’Italia degli anni Settanta” di Milena Cravero, editrice Garamond (è esistita realmente, maledetti).

Piccoli slittamenti preziosi, ad esempio la comunità di Tanhur, umana realtà solidale in marcia verso una trasformazione in comunità di recupero per tossicodipendenti, riecheggia l’esperienza piemontese di Damanhur. Toni lievi, caustici, degni di “A che punto è la notte” di Fruttero & Lucentini, e talvolta quasi sapienziali si alternano lungo un storia dai tanti rivoli, tra Lunigiana, Roma e Torino, con una scrittura di altissimo artigianatos (artigianato alla Benvenuto Cellini, s’intende), abile nel vidimare contesti “rotondi” più di un metaverso. La “onniscienza” ricreatrice dell’Autore collettivo arriva, nel resocontare un viaggio di Zanka in Svezia per incontrare Simone, il caposcout, a citare il nome di una birra locale, la Åbro. Tocchi di classe, mai rari nei lavori dei Wu Ming, dal primo “Q” (firmato ancora come Luther Blissett) a “Manituana” a “Proletkult”. Il finale di “Ufo 78”? Ben poco consolatorio, prego verificare.

Le note conclusive del testo rimandano alle citazioni autentiche contenute nel libro, una bussola da leggere per prolungare il diletto. Dovuti i ringraziamenti dei Wu Ming a Peter Kolosimo, nobile antenato letterario di Martin Zanka.