Montale e il catalogo delle cose perdute, messaggio per noi “smemorati climatici”

Solo dopo alcuni giorni di sole l’emergenza idrogeologica sembra essere uscita dall’orbita delle preoccupazioni nazionali. In Italia più o meno sembra funzionare così: se una cosa ti accade in casa è un inaspettato disastro, se non ti accade la puoi nascondere, dimenticare, omettere come la polvere che nei cartoni animati si infila sotto al tappeto facendoci tanto ridere. Ma qui da ridere non c’è nulla e nemmeno sorridere.

Il rapporto dell’Osservatorio CittàClima 2021, che ha preso in considerazione il periodo 2010-2021, ha indicato in 1118 gli eventi meteo estremi con una crescita di 133 nell’ultimo anno e un aumento rispetto al 2020 del 17,2 %, a cui si aggiungono le vittime nell’ordine delle 261.

A farne le spese non sono solo le estreme periferie o le province montane, come forse potremmo supporre, ma anche le grandi città: Roma al primo posto con 56 eventi seguita da Bari e Milano che registra solo nell’ultimo decennio 30 esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro (l’archivio fotografico della Biblioteca Comunale di Cologno Monzese, ad esempio, raccoglie un’ impressionante quantità di materiali dedicati alla località di San Maurizio al Lambro, negli anni protagonista di una lunga serie di eventi).

Il danno ambientale e la salvaguardia territoriale non fanno solo parte dei massimi sistemi, non sarà sufficiente cambiare le nostre caldaie o sostituire le auto diesel con auto elettriche se in ogni territorio non ci sarà un profondo cambiamento delle nostre comunità. Possiamo forse sperare che nell’Italia, zona sismica, non ci siano più terremoti o dobbiamo prendere atto che senza determinati standard abitativi siamo tutti a rischio per la nostra incolumità ? E non si parla certamente solo del patrimonio edilizio privato, ma anche delle nostre scuole, delle nostre Università, uffici, palestre e qualsiasi altro luogo pubblico finanche luogo di culto.

E parallelamente la cementificazione insensata, il mancato inserimento delle casse d’espansione all’interno delle nostre aree abitative mina quotidianamente la possibilità che l’ambiente, anche in realtà certo non monsoniche come le nostre, possa un giorno rivoltarsi contro la miopia dell’uomo e di quegli amministratori che non hanno previsto parallelamente alle città la loro vivibilità e sostenibilità eco-ambientale.
Un’ enorme sfida politica che dubito sarà tra i punti principali del governo entrante ma che certamente deve essere spinta dai cittadini come presa di coscienza di emergenza non puntiforme, di pochi luoghi sfortunati, ma di tutte le persone dotate di una minima visione d’insieme.

A pochi giorni dall’alluvione di Firenze del 4 Novembre 1966 Eugenio Montale scrive questa poesia contenuta negli Xenia, dedicati alla deceduta moglie Drusilia Tanzi e che diventeranno una sezione della raccolta Satura. Montale redige una sorta di catalogo di quanto ha perso nel proprio sotterraneo mischiando agli oggetti (di grande pregio, anche letterario – come la prima edizione dei Canti Orfici di Campana- o altre piccole cose) i ricordi della donna. E’ interessante forse notare come siano i fanghi vischiosi e avviluppanti a portare via tutto, dalla nafta alla torba fino all’impoetico sterco. Perché la natura corrotta dall’uomo, dall’incuria, dalla mancanza di visione politica, a medio e lungo raggio, sa spesso travolgere le nostre vite con inaudita violenza. E allora parlare come nel recente caso marchigiano di “fatalità”, di “eventi impossibili da prevedere” suona quanto meno discutibile, frutto piuttosto di una mancata attenzione, una fallita cura che dovrebbe essere tra i primi punti delle nostre agende e delle nostre battaglie.

XENIA, II, 14

L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili,
delle carte, dei quadri che stipavano
un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto.
Forse hanno ciecamente lottato i marocchini
rossi, le sterminate dediche di Du Bos,
il timbro a ceralacca con la faccia di Ezra,
il Valèry di Alain, l’originale
dei Canto Orfici – e poi qualche pennello
da barba, mille cianfrusaglie e tutte
le musiche di tuo fratello Silvio.
Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura
di nafta e sterco. Certo hanno sofferto
tanto prima di perdere la loro identità.
Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio
stato civile fu dubbio fin dall’inizio.
Non torba m’ha assediato, ma gli eventi
di una realtà incredibile e mai creduta.
Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo
dei tuoi prestiti e forse non l’hai mai saputo.

Eugenio Montale, Satura, Mondadori 1971.