Mimmo Lucano peggio dei mafiosi
Una condanna abnorme (13 anni)
cancella il sogno dell’accoglienza

Tredici anni e due mesi, più 700 euro. Non sono numeri, questi. E’ la condanna comminata a Mimmo Lucano, sindaco di Riace, una piccolissima città della Calabria. Una condanna singolare e abnorme. Innanzitutto perché il giudice di Locri, Flavio Accurso ha quasi raddoppiato la pena chiesta dal Pm, 7 anni e 11 mesi per associazione delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Capiremo perché, se c’è un perché, quando saranno pubbliche le motivazioni della sentenza.

Le condanne contro il sistema Riace

Intanto, insieme all’ex sindaco di Riace, colpevole di aver creato un sistema di accoglienza diverso, che funzionava, e limpidamente senza alcuna connivenza con le associazioni mafiose, sono stati condannati anche altri: 8 anni e 10 mesi alla collaboratrice di Lucano, Cosima Ierinò, segretaria dell’associazione Città futura. Sei anni ciascuno per Annamaria Maiolo, presidente dell’associazione “Oltre Lampedusa”, Salvatore Romeo, Jerry Cosimo. Quattro anni e dieci mesi per Lemlem Tesfahun, compagna di Lucano.

In realtà, se gli arresti tre anni fa avevano favorito la demolizione del “sistema Riace”, quel modo di accogliere e integrare che ha dato dignità e servizi ai richiedenti asilo e, insieme, ai vecchi abitanti di un centro storico in abbandono, che è tornato a rivivere, questa condanna mira decapitare il sogno di un’altra accoglienza possibile. Il primo risultato è comunque indiretto: la candidatura di Mimmo Lucano al consiglio regionale della Calabria nella lista di Luigi de Magistris è duramente colpita.

Nel candidarsi, Lucano aveva rivendicato: “La mia vicenda giudiziaria è anche una vicenda politica. Umanità e solidarietà, se non c’è uguaglianza sociale, non hanno ragione di essere, così come la legalità. Una società basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo non è né umana né legale”.

La rete dei solidali è già insorta. Qualcuno convoca una manifestazione di piazza per venerdì, alle 16, a Riace appunto. C’è chi fa notare che Luca Traini, che sparò ai migranti, ha avuto una condanna di appena 12 anni. Chi rileva che Lucano “è stato condannato per eccesso di umanità”. Riccardo Noury sostiene che “Mimmo Lucano si è preso cura delle fragilità esistenziali irrisolte, nel modo più nobile possibile”. Piero Bartolo s’indigna: “neanche fosse un capo mafioso! A Mimmo tutto il mio sostegno in attesa che ulteriori gradi di giudizio annullino questo obbrobrio rendendogli giustizia vera”.

Foto Umberto Verdat

“Colpevole di eccesso di umanità”

“Solidarietà e vicinanza” esprime Enrico Letta. “La condanna abnorme contraddice radicalmente la vicenda di un uomo che ha sempre aiutato gli ultimi e non si è mai arricchito”, dice l’Anpi. “Una condanna così nemmeno per i peggiori criminali”, s’indigna Nicola Fratoianni. E Susanna Camusso: “Mi resta solo la consapevolezza che ingiustizia è fatta”.
E qualcuno ricorda che la Cassazione, quando annullò gli arresti per l’ex sindaco, nel 2018, giudicò anche che non ci fossero state irregolarità nell’assegnazione degli appalti, né nel favoreggiamento dei matrimoni di comodo. Giudicando l’inchiesta piena di errori e inesattezze.

Ma a destra si poteva non approfittare dell’occasione per distogliere l’attenzione dai guai della Lega e dei suoi spin doctor (che rischiano molto meno di un piccolo sindaco di frontiera)? La Bestia è ancora viva e Salvini azzanna: “Altro che dare la caccia agli omosessuali della Lega, la sinistra in Calabria candida condannati a 13 anni di carcere”. Guardata in trasparenza, questa frase è dannatamente ambigua. Ma anche dannatamente rivelatrice.

L’ultima parola però la dice lui, Mimmo Lucano: “Sono amareggiato, non capisco. Ho speso la mia vita per rincorrere i miei ideali, contro le mafie. Mi sono immaginato di contribuire al riscatto della mia terra. Oggi finisce tutto. Non so se per delitti di mafia ci sono sentenze così. Non voglio disturbare più nessuno, mi ritiro da tutto, non m’importa più. Voglio solo evitare dispiaceri ai miei familiari e ai miei amici. Se devo morire non c’è problema. Io sono morto dentro, oggi. Non c’è pietà, non c’è giustizia”.