Mille miliardi di alberi potranno davvero aiutare la terra

Come combattere il mutamento climatico? Finalmente dopo il G20 di Napoli, dopo la preCop26 a Milano, dopo il G20 a Roma, dopo i due giorni di vertice dei capi di Stato e di Governo a Glasgow comincia ad essere più chiaro: per non estinguerci dobbiamo tornare sugli alberi. Non subito perché gli alberi una volta piantati non crescono da oggi a domani, la data importante è il 2030. Da allora stop alla deforestazione (con buona pace per Bolsonaro e la sua Amazzonia) e tanti più alberi su tutta la Terra. Meno alberi tagliati, più alberi (mille miliardi) piantati; ce ne sarà per tutti.

Dove sì metteranno lo decideranno i singoli Stati. In Italia se ne gioverà l’Appennino e la Basilicata ritornerà a chiamarsi Lucania (lucus bosco).

Scherziamo? Sì scrivendone così. Ma i mille miliardi di alberi di cui aveva già auspicato la piantagione Stefano Mancuso (“Clima, come salvarsi per altri 40 anni“, la Repubblica del 23 settembre) sono davvero una delle soluzioni alle quali si lavora. Specialmente dopo che la decarbonizzazione tarda ad arrivare. A cominciare dall’India che la rinvia di 50 anni.

La soluzione per assorbire più anidride carbonica

Allora per cominciare proviamo non ad immettere meno anidride carbonica in atmosfera ma ad assorbirne di più sulla terra. Gli alberi servono anche a questo. Perciò (paragrafo 19 della dichiarazione finale del vertice di Glasgow) quei leader che l’hanno concordata “condividono l’ambizioso obiettivo di piantare collettivamente mille miliardi di alberi, concentrandosi sugli ecosistemi più degradati del pianeta sollecitando altri Paesi a riunire le forze con il G20 per raggiungere questo obiettivo globale entro il 2030 con il coinvolgimento del settore privato e della società civile”.

Ce la faremo a porre un freno all’avanzata del riscaldamento globale e a ridurre progressivamente scioglimento dei ghiacciai e incremento degli eventi estremi?

Verosimilmente sì. Tanti più alberi sulla terra daranno un contributo in questo senso. Come? Sempre Stefano Mancuso lo spiega molto bene (“Mille miliardi di alberi la Realpolitik dei leader che annuncia la svolta“, la Repubblica” 2 novembre 2021) auspicando che la Cop26 a Glasgow “confermasse nei prossimi giorni l’adesione a questa iniziativa” che “al momento è poco più di una dichiarazione di intenti”.

Io penso che saranno tutti d’accordo perché è molto più facile assentire sulla decisione di piantare alberi che su quella di consumare meno carbone e petrolio.

Anche Keynes sarebbe contento pensando a quanti posti di lavoro si potrebbero creare non solo mettendo lavoratori a scavare buche per poi riempirle, ma anche a piantare alberi dove erano stati bruciati e tagliati.