Michele Serra,
un pentimento
un po’ tardivo

Sostiene Michele Serra: “Essendo il sottoscritto uno dei milioni di gonzi che gli avevano creduto, forse farei meglio a tacere. Ma in quanto gonzo che gli aveva creduto, magari ho il diritto di ricordargli che non è per dividere e litigare che lo votammo in tanti, ma perché si sperava che proprio la sua leggerezza post-ideologica, diciamo così la sua modernità di quarantenne, e perfino il suo cinismo, potessero servire ad aggiungere pezzi al centrosinistra. Non a toglierli”.

Questo scrive sull’Amaca di Repubblica a proposito di Matteo Renzi. Fa piacere che Serra abbia finalmente cambiato idea sulla natura dell’ex segretario del Pd e oggi leader scatenato di Italia Viva. Però fa anche un po’ incazzare che una persona intelligente ci abbia messo tutto questo tempo a capire. Quando – inascoltati e per di più accusati delle peggiori nefandezze – alcuni di noi provarono a dire quello che oggi dice Serra, fummo considerati trinariciuti comunisti impenitenti, gufi in agguato sul ramo e rosiconi che rosicano perché con il Pci non hanno mai vinto un’elezione.

Purtroppo però Michele Serra sembra non avere ancora capito bene quel che è accaduto negli anni di Renzi. Perché – questa volta dia retta a noi borbottoni di sinistra – fu proprio la “leggerezza post-ideologica”, la “modernità di quarantenne” e “perfino il suo cinismo” a creare il disastro in cui ci ha cacciato Matteo Renzi. Fu quel mix pericoloso ad allontanare – e non ad aggiungere, perché non sarebbe mai stato possibile – pezzi al centrosinistra. Un peccato che stiamo ancora scontando.

Prima che Renzi cadesse dal trono in cui fu portato in trionfo da molti che oggi hanno il mal di pancia, scrivemmo che era finito perché la sua strategia era stata fallimentare (basti pensare all’accoppiata Jobs Act-Riforma costituzionale). Le gesta di questi giorni, giustificate con il pretesto della prescrizione, rafforzano quel giudizio. Il problema è che Renzi è un leader finito che però si ostina a non accorgersene o a far finta di non accorgersene. E chi lo circonda, adulandolo, gli fa credere continuamente il contrario. Ma, come scriveva il fiorentino Machiavelli che di fiorentini se ne intendeva, dagli adulatori è sempre meglio guardarsi.