Mezzi pubblici gratis: la Germania ci prova

Bonn, Essen, Mannheim, Reutlingen e Herrenberg: sono le cinque città tedesche – le prime due in Renania-Westfalia, le altre nel Baden-Württemberg – dove potrebbe essere sperimentata la Grande Idea che fa discutere in questi giorni esperti e meno esperti in Germania: la gratuità dei mezzi di trasporto pubblici. Si tratta di una proposta seria? A un certo punto era parso di no: si era fatto forte il sospetto che l’idea avanzata dal ministro federale dei trasporti Christian Schmidt (CSU) e da quella all’Ambiente Barbara Hendricks (SPD) fosse in realtà un escamotage per prendere tempo ed evitare che diventasse realtà la minaccia di aprire una procedura di infrazione venuta dal commissario UE all’Ambiente, il maltese Karmenu Vella, per la mancanza di misure adeguate in difesa della qualità dell’aria da parte di Berlino. Come dire: vedete? Qualcosa stiamo facendo (o almeno pensando). Ma quando il sospetto della manovra diversiva ha cominciato a circolare in rete e sui media a dire che no, il governo di Berlino sta veramente facendo (o almeno pensando) sul serio, è arrivato il massimo garante dell’ufficialità, il portavoce della cancelleria Steffen Seibert.

Insomma, sull’idea dei bus, dei tram, delle metropolitane e insomma di tutti mezzi di trasporto pubblici gratis ci mette la faccia, come si dice con un’espressione alla moda, tutto il governo federale, Frau Merkel in testa.

Ma basta questo per ritenere che l’esperimento si farà davvero? I dubbi, e anche i pareri contrari, sono molti e pesanti. La gratuità assoluta dei mezzi di trasporto collettivi nelle città non è un’idea inedita. È stata sperimentata negli anni ’70 in molti paesi (anche in Italia) e, dicono i critici, se non è sopravvissuta ci saranno dei motivi. Il motivo principale, quello che secondo loro dovrebbe tagliare la testa al toro, è che è perdente nel calcolo, decisivo, dei costi e benefici. La gratuità dei mezzi pubblici riduce, sì, la produzione di smog perché molti automobilisti sono indotti a rinunciare al mezzo proprio. Ma i costi che finiscono per gravare sui bilanci degli enti locali o sulla fiscalità generale sono talmente alti che il gioco non vale la candela. Oltre a dover sostenere tutto l’onere dei servizi, gli amministratori, infatti, dovrebbero anche investire notevoli quantità di soldi nel potenziamento e nell’ammodernamento delle reti esistenti. Inoltre, dicono sempre i critici, c’è da considerare un altro svantaggio: il fatto che i mezzi siano gratuiti potrebbe spingere ad usarli molti cittadini che attualmente vanno a piedi o usano la bicicletta. Gli esperti favorevoli al progetto ribattono che già ora i costi dei trasporti gravano sui bilanci in forma di sovvenzioni. A Berlino, per esempio, nella misura di oltre il 50%, ma in altre città si raggiungono punte fino al 65-70%. La gratuità, inoltre, consentirebbe di risparmiare sulle spese necessarie, ora, ai controlli e alla contabilizzazione delle tariffe. E poi – è l’argomento più forte – bisognerebbe tener conto dei vantaggi, anche economici, che verrebbero prodotti dall’aria meno inquinata.

Forse sarebbe il caso di studiare i pochi esperimenti che, qua e là, sono sopravvissuti all’esperienza degli anni ’70. In Germania ce n’è uno, nella città di Templin, 16 mila abitanti nel Brandeburgo, la regione che circonda Berlino. Nel giro di cinque anni, dal 1998 al 2003, il numero dei passeggeri sui mezzi pubblici è salito da 41 a 350 mila, la qualità dell’aria è molto migliorata e le finanze del Comune non sono andate in tilt. È l’esperienza che è stata fatta anche in altre città europee, come Hasselt, 60 mila abitanti in Belgio, dove la gratuità vale per bambini e anziani mentre tutti gli altri pagano solo 50 centesimi; Aubagne (45 mila abitanti) e Vitré (18 mila) in Francia; Tòrshavn (20 mila) nelle isole Färöer. Si tratta però di piccoli centri: l’unica grande città europea che può valere come esempio è la capitale dell’Estonia Tallinn (420 mila abitanti), dove la gratuità fu decisa con un referendum dal 75% dei votanti. E dove, almeno finora, non si sono pentiti.