Mettiamo a valore le diversità. E uniamoci

Sabato 26 maggio le forze che hanno dato vita a “Liberi e Uguali” si ritroveranno in assemblea per discutere sul che fare. L’appuntamento rappresenta un’occasione da non perdere per prendere delle decisioni strategiche e ci auguriamo lungimiranti. Questo si aspetta il milione di persone che hanno votato LeU. Un milione di persone che esiste, vuole battersi, esserci e organizzarsi.

Pochissimi, i più ottimisti, potevano pensare ad uno sfondamento elettorale di una lista fatta in fretta, generica nei programmi e chiusa in vecchi metodi. Chi si è stupito, certamente, aveva sottovalutato le conseguenze sia della devastazione sociale e culturale determinatasi nei lunghi anni di crisi liberista, sia dello sbandamento ideale e politico creato dal PD che ha innalzato il suo muro verso le forze popolari e del lavoro. Il voto ha riportato tutti, brutalmente, con i piedi per terra. Davanti abbiamo una sola strada percorribile: quella di unire le forze e costruire un nuovo partito della sinistra e del cambiamento.
Del resto questo è stato uno dei motivi di fondo per cui oltre un milione di persone hanno votato LeU. L’assemblea, quindi, ha il dovere di mantenere la promessa fatta scegliendo di “passare dal voto al partito”. E poi, c’è un’emergenza politica: non lasciare il campo e le aspirazioni sociali popolari e del lavoro nelle mani del governo gialloverde come sta accadendo da diverse settimane a causa dell’incertezza e della paralisi che ha investito la sinistra.
Le grandi questioni sociali come il lavoro, gli investimenti produttivi, le pensioni, i redditi, lo stato sociale e la tutela dell’ambiente, sappiamo che non potranno essere risolti dal “contratto” tra Di Maio e Salvini. Non solo o non tanto perché il loro programma “costa troppo”, ma perché le risorse andranno trovate, e qui ci sarà la prova della verità: si faranno le riforme del fisco e del sistema finanziario? Quali e quante risorse finanziarie per lo sviluppo sostenibile? Quale e quanto lavoro per i giovani e nel Mezzogiorno? Quale riforma delle pensioni e quali i meccanismi di tutela dei redditi? Quale ruolo dello Stato e quale rapporto/riforma dell’assetto sociale, democratico e finanziario europeo?
L’assemblea di sabato, non potrà certamente sciogliere nel merito ogni singola questione, ma LeU dovrà tentare di farlo nel brevissimo periodo, dovrà comunque assumersi la responsabilità di definire la propria collocazione sociale e politica di opposizione, e decidere di lavorare per costruire un forte movimento popolare e del lavoro per il cambiamento.


Ma c’è un’altra urgenza di cui va presa coscienza: non è possibile portare a soluzione le grandi questioni economiche, ecologiche e democratiche senza un processo concreto di cambiamento dell’attuale assetto capitalistico. Alla crisi d’epoca del capitalismo finanziario che sfrutta il lavoro, degrada le risorse naturali, alimenta guerre e distruzioni infinite, le forze di destra hanno dato una loro risposta con Trump e con il cosiddetto “populismo” che vuole conservare gli attuali rapporti sociali e di potere facendo pagare la crisi ai più poveri e indifesi, usando il consenso dei meno protetti. Insomma una guerra dei paesi forti contro i più deboli e poveri, una guerra dei ceti insicuri contro i lavoratori emigrati e precari, una guerra degli inquinatori contro la natura e noi tutti. E ciò in un mondo produttivo e civile che vede l’irrompere delle tecnologie che permettono sia nuove forme di sfruttamento delle persone, sia nuove opportunità di lavoro, di riduzione del lavoro e di inedite forme di condivisione e di cooperazione imprenditoriale ed economica.
Nello scontro tra trumpisti e liberisti, la sinistra esisterà se avrà una propria e autonoma proposta politica e culturale, alternativa a quei due modelli sociali, se avrà cioè una idea di società possibile quanto necessaria, fondata sui valori della solidarietà, dell’uguaglianza, del rispetto della natura e della pace, fondata sulla fusione delle idealità socialiste ed ecologiste.
Lotte, valori e programmi di cambiamento per l’Italia e per l’Europa non si realizzeranno da soli, ovviamente, occorre ideare e alimentare un grande movimento popolare per il cambiamento che sappia, cioè, indirizzare i bisogni e le aspettative popolari, che si sono rivolte alla Lega e ai 5stelle, su proposte concrete, possibili e coerenti con una profonda riforma sociale e democratica.


Per questo serve un partito. Non un partitino o più partitini. Come in tutte le crisi d’epoca, si realizza un cambiamento solo unendo le grandi forze popolari e del lavoro, ma non su concezioni elettoralistiche e di aggiustamento dei guasti del liberismo ma di vero passaggio d’epoca verso una società nuova. Le difficoltà sono enormi e sono anche in noi. Sono di visione, di collocazione sociale e politica, sono di merito su tante questioni. Eppure, quelli che non si rassegnano, non hanno altra scelta che quella di cominciare a cambiare noi stessi, a lavorare per unire, precisare e organizzare.
Il primo cambiamento da realizzare è quello di mettere a valore le diversità sociali e culturali che caratterizzano la sinistra. Le diversità nell’attuale sistema politico, caratterizzato dalla personalizzazione, dall’oligopolio dell’informazione e dal plebiscitarismo, hanno partorito culture politiche elettoralistiche, di potere, competizioni di gruppo, profonde diffidenze, caduta di rappresentanza.
I partiti che hanno scelto la via di ridurre a uno le diversità hanno fatto fallimento: c’è chi è rimasto un piccolissimo partito elitario e chi è diventato un insieme informe di correnti elettorali sintetizzate da un leader attraverso forme plebiscitarie o padronali.
La sfida che abbiamo davanti a noi nel costruire il nuovo partito è quella di essere “uniti nelle diversità”, per stare insieme nel reciproco rispetto, consapevoli che sulle questioni politiche sarà sempre necessario trovare punti di accordo indispensabili per la lotta sociale, politica e culturale. Consapevoli che le ragioni di ognuna e ognuno avranno scarsa incisività se non arricchiranno l’insieme del movimento di cambiamento. Le forme del partito, poi, non sono mai prestabilite in astratto, l’organizzazione di un partito si realizza nel concreto, nel movimento, per garantire la massima partecipazione, la massima valorizzazione delle diversità in una tensione e condivisione unitaria necessarie agli scopi.
Ora però l’importante è avviare la costruzione del nuovo partito nella lotta, nel movimento popolare che dovremo contribuire a far nascere e dall’opposizione, con modalità partecipative larghe che vedano, oltre alle indispensabili forze che hanno dato vita a LeU (verso cui dobbiamo essere grati), anche le molte forze presenti nelle periferie, nelle associazioni, nei sindacati, nei luoghi di studio e di lavoro, nella sinistra dispersa che non si sente rappresentata. Non c’è più tempo da perdere.