Mes, anche Travaglio
nel giorno
della marmotta

Marco Travaglio ha una tecnica giornalistica a volte assai discutibile. Crede di prendere in fallo i suoi bersagli sbattendogli in faccia citazioni avulse dal contesto politico in cui furono dette. Di questa sua tecnica fallace e sostanzialmente truffaldina ne ha dato un esempio nel suo editoriale dell’altro giorno. Siccome deve sostenere la posizione del Presidente Conte e di una parte dei grillini tendente a rimandare la decisione sull’utilizzazione della linea di credito del Mes per la sanità e senza condizionalità, prende di petto nell’ordine: Zingaretti (che in proposito ha sollecitato una decisione del governo), Gualtieri, Misiani e Cottarelli. Il segretario del PD lo liquida dicendo, elegantemente, che è un incompetente (“le cui competenze in materia [di Mes] sfuggono ai più”). Quelle di Marco Travaglio, invece, com’è risaputo, sono affidate al suo collega di quotidiano Marco Palombi. Gli altri sono infilzati con le loro dichiarazioni risalenti all’11 aprile (Gualtieri) 13 aprile (Misiani suo vice), 28 aprile (Cottarelli). Tutte esternazioni tendenti a diffidenza sul Mes perché in quel momento era in pieno corso la battaglia per avere dall’Ue ben altri aiuti (Recovery fund-Next Generation Europe).

Una battaglia non facile le cui tappe principali sono state: la mozione votata a grande maggioranza dall’europarlamento il 15 maggio per un piano da 2.000 miliardi, la proposta franco-tedesca (Macron-Merkel) di aiuti a fondo perduto per 500 miliardi del 19 maggio e quella della Commissione diretta dalla von der Layen di 750 miliardi del 27 maggio. E non è ancora finita, com’è noto, perché tutto deve essere digerito all’unanimità dai capi di governo dei 27 paesi dell’Unione.

Una lettera all’eurogruppo

Nel frattempo è successo che il vicepresidente Dombrovskis e il commissario Gentiloni il 7 maggio scrivessero una lettera all’Eurogruppo chiedendo, fra l’altro, di impegnare il Mes a dare aiuti a chi li avesse richiesti per 240 miliardi a scopo sanitario senza le condizionalità proprie di quel Trattato che tanto male ha fatto alla Grecia. Per questo hanno indicato anche gli articoli del Regolamento UE n. 472/2013 da non applicare (Art. 3.3 e 3.4, 3.7 e art. 7, 14.2 e 14.4). L’Eurogruppo, il giorno dopo, accoglie la raccomandazione e ci fa un comunicato (non è vero perciò – come dice Travaglio- che ci siano solo rassicurazioni verbali). Insieme al prestito Mes mette in campo anche il Sure (100 mld per cassa integrazione) e investimenti della Bei (200 mld). In maggio, perciò, cambia di molto il panorama d’interventi europei rispetto ad aprile quando Conte minacciava l’8 aprile che in mancanza di aiuti avremmo fatto da soli (“Se l’Ue non sarà all’altezza l’Italia farà da sola”).Travaglio chiede cos’è cambiato da aprile sul Mes, basterebbe che ricordasse quel che è successo, per non esibirsi, anche lui come Di Battista, nel “giorno della marmotta”, direbbe Grillo.

Ma la vera preoccupazione di Travaglio non è l’adozione del Mes, è che se ne parli ora. Infatti, il Mes non è quel mostro che di solito dipinge: “ha i suoi pro e i suoi contro: – dice – sarebbe meglio riuscire a farne a meno; non sarebbe scandaloso se invece alla fine fossimo costretti a chiederlo, possibilmente insieme ad altri Paesi Ue; parlarne ora è assurdo perché non conosciamo dettagli e dimensioni del Recovery fund e questa batracochiomachia alla vigilia del Consiglio europeo decisivo del 17-18 luglio indebolisce il potere contrattuale dell’Italia”

Perché strillare alla trappola?

A parte che non si capisce perché la mancata accettazione di 37 miliardi di prestiti a condizioni vantaggiose ci indebolisca, potrebbe essere anche esattamente il contrario, vista la nostra condizione di bisogno. I “frugali” potrebbero sempre domandarsi perché dare soldi a chi ne rifiuta pochi, maledetti e subito. Anche i mercati potrebbero prenderla male, altro che “stigma”. Ma prendiamo la cosa dal lato ragionevole. Travaglio probabilmente pensa, come Conte, che il Mes andrà portato in parlamento insieme a tutto il resto (Recovery fund) per farlo digerire al M5s al momento opportuno. Ora non è ancora il momento di una decisione che spaccherebbe governo e pentastellati. Ma allora che bisogno c’è di strillare alla “trappola”, imitare Salvini, Meloni e compagnia? E perché cercare di prendere in fallo con citazione d’epoca gente, e non ci riferiamo a Zingaretti, che invece (Gualtieri) è stata sulla palla Mes-Europa seguendone passo passo tuttele evoluzioni mandandola in buca, se ci si prepara a seguirla?

“Marmotteggiare” non aiuta i grillini, semmai li spinge verso Di Battista.